“Nel 2018 i casi di overdose in Sicilia sono aumentati”, “I ragazzi cominciano a drogarsi tra i 13 e i 14 anni. Nella zona nord della provincia si consuma più la cocaina, a Siracusa l’eroina"

 

La Civetta di Minerva, novembre 2018

Uno studio pubblicato nei primi mesi del 2018 dalla EMCDA, l'osservatorio europeo sulle droghe e delle tossicodipendenze, ha rivelato che l'Italia si colloca nel 2017 al secondo posto in Europa per uso di sostanze stupefacenti. Eppure, nel dibattito pubblico, questo tema sembra spesso passare in secondo piano, per poi venir fuori in tutta la sua durezza quando fatti di cronaca, ammantati dalla più cruda efferatezza, ci ricordano la gravità di un fenomeno che cambia, si nasconde, ma non tende a regredire.

Per saperne di più e per capire come il problema delle droghe colpisca la Provincia, abbiamo sentito il dottor Ernesto De Bernardis, responsabile del SerT di Lentini, con una lunga esperienza nel medesimo ruolo presso l'ospedale di Augusta.

Dottore, recenti studi hanno evidenziato che l'età delle prime esperienze con la droga si sia abbassata. Trova un riscontro nella sua attività medica?

“Nella popolazione che noi arriviamo a trattare sono molti i casi in cui l'esordio del problema è intorno ai 13 o14 anni – spiega De Bernardis -, anzi le prime esperienze sono sempre state intorno questa età. Non noto una diminuzione, vedo invece che l'attenzione nei confronti del fenomeno ciclicamente si rivolge all'adolescenza o ad altre fasce di età”.

Che cambiamenti ha notato, nel corso del tempo, nella popolazione che arriva a trattare?

“Il cambiamento è stato soprattutto, e in maniera evidente, in merito al tipo di sostanze che vengono assunte. Nell'area di Lentini, per anni la sostanza di abuso primaria era l'eroina, adesso questa è sottotraccia, non che sia sparita, ma la sua presenza è meno evidente. I casi che arrivano ai servizi sono soprattutto legati all'uso di cocaina, o ad una combinazione tra cocaina ed alcool, o cocaina e gioco d'azzardo. La sostanza che più affligge la zona nord della provincia di Siracusa è sicuramente la cocaina, mentre, sulla base delle informazioni di cui dispongo, pare che la sostanza più diffusa nella città di Siracusa sia l'eroina. Lentini sente, in questo senso, più l'influsso di Catania. Augusta si trova a metà delle due influenze”.

A proposito delle nuove droghe, in particolare quelle sintetiche, quale diffusione c'è nel  nostro territorio?

“Le droghe sintetiche che possono preoccuparci sono di due tipi, oppioidi sintetici e cannabinoidi sintetici, i primi sono una sorta di eroina o di morfina sintetica, con effetto antidolorifico e una spiccata tendenza a dare dipendenza. Il fenomeno evidente nel nostro territorio è quello che riguarda persone che ricevono una prescrizione medica di oppioidi sintetici, quindi di antidolorifici simili alla morfina come i derivati dall'ossicodone, e ne perdono il controllo, aumentandone il dosaggio in maniera autonoma e diventandone dipendenti. Così, ci troviamo a trattare come un eroinomane una persona che ha ricevuto una prescrizione medica e che ha perso del tutto il controllo degli antidolorifici, comportandosi come un vero dipendente da eroina.

Queste sostanze girano anche tramite lo spaccio, sottotraccia, venduti come se fossero eroina. Ne abbiamo informazione dai nostri pazienti. L'ossicodone è diffusa anche dalle nostre parti, in particolare nella zona di Francofonte. I cannabinoidi sintetici, invece, funzionano come la canna, ma hanno effetti molto più intensi che si riproducono sul cuore e sul sistema nervoso centrale, provocando allucinazioni. C'è stata, invece, una diminuzione delle prese in carico da pillole da discoteca, pare siano fuori moda”. 

Quale sarebbe l'ordine di grandezza del numero di casi trattati?

“Su Lentini circa un centinaio. Augusta ha dei numeri simili a quelli di Lentini, mentre su Siracusa saranno circa cinquecento. Da anni, vediamo che il numero di soggetti affetti da dipendenze da sostanze, che arrivano ad un servizio contro le tossicodipendenze, si aggira intorno a 1 ogni 200 abitanti. Si tratta comunque di un sottoinsieme, costituito da quei tossicodipendenti che hanno avuto dei problemi e che non hanno saputo gestirli da soli”.

Il problema riguarda spesso i ragazzi più giovani, riuscite ad intercettarli?

“Ci proviamo, perché andiamo nelle scuole, ma ci sono fenomeni di diffidenza che rendono difficile raggiungerli, a meno che non vengano prima intercettati da genitori e insegnanti”.

Un discorso a parte merito l'uso dell'eroina.

“È cambiato il modo in cui questa sostanza viene usata, e questo cambiamento ne ha reso il consumo meno evidente. L'eroina non si assume solo iniettandola con la siringa, come negli anni '80, ma in forme nuove che la rendono più difficile da intercettare, ad esempio inalandola come la cocaina. Sia ad Augusta che a Lentini ho affrontato casi di pazienti che hanno iniziato in questo modo. Tra i giovani, si è diffusa anche l'eroina “fumata”, ancora meno evidente di quella “tirata”. Questa è, oggi, la modalità di assunzione più diffusa tra gli adolescenti e i primi ventenni. E' difficile da tracciare poiché lascia come residuo visibile solo pezzettini di stagnola a terra, crea meno fenomeni di overdose, ma induce un grado di dipendenza uguale alle altre vie di assunzione e, presto o tardi, chi inizia in questo modo passerà all'uso iniettivo”.

Purtroppo, si torna a morire di droga.

“Negli ultimi giorni in Italia ci sono stati episodi di adolescenti morti per overdose, tra questi anche il caso di una sedicenne a Zafferana Etnea. Monitoriamo questi casi tramite il sito internet www.geoverdose.it, del quale mi occupo insieme al collega Salvatore Giancane del SerT di Bologna. Nel 2018 il numero di casi di overdose in Sicilia è in salita, a causa proprio del passaggio dall'eroina fumata a quella iniettata che permette di massimizzare le risorse. Sapevamo che sarebbe accaduto prima o poi. La previsione è che si potrebbe riprodurre un'ondata simile a quella degli anni '80, se le istituzioni non intervengono”.

Quali sono le strade più efficaci secondo la comunità scientifica?

“Non basta intervenire in maniera muscolare contro gli spacciatori. Bisogna agire sulla domanda e non sull'offerta, con misure di prevenzione, di riconoscimento e cura precoce della patologia, e sulla riduzione del danno, attirando i consumatori verso la cura. Sarebbe necessario andare a lavorare li dove c'è l'uso, intercettando i ragazzi.

A Lentini lavoriamo soprattutto con le scuole, con le nostre forze ci rivolgiamo ai ragazzi cercando di fare dei discorsi quanto più di tipo scientifico, spiegando i diversi gradi di rischio legati alle varie sostanze. Cerchiamo di essere credibili, rivolgendoci loro con un discorso che sia onesto, aderente alla realtà e alle loro esperienze, e il meno possibile ideologico”.

È possibile capire chi siano i ragazzi che possono avvicinarsi di più o prima alle droghe?

“Partendo dal presupposto che in qualunque ambito sociale o in qualunque zona è possibile che si diffondano questi problemi, ci sono dei fattori predisponenti all'uso di queste sostanze. Tra questi, il primo riguarda quelle ipotesi di abuso fisico, psicologico o sessuale che avvengono nell'infanzia. Questo fattore determina dei cambiamenti nell'evoluzione del ragazzo o della ragazza causando l'insorgere di un dolore sordo e costante che ha bisogno di una anestesia. Altro fattore predisponente è una certa mancanza di stimoli culturali. A Lentini abbiamo aderito ad un progetto nazionale, legato alla lettura, che si chiama Nati per leggere e che cerca di intervenire ad un'età ancora inferiore rispetto a quella di esordio della problematica. Maggiori sono gli stimoli culturali e le opportunità che ne derivano, maggiore sarà la capacità del ragazzo a resistere alle spinte commerciali o alle pressioni dei pari”.