Su nocività, sicurezza e inquinamento, l’azione della Pretura, specie negli anni del dottor Condorelli, s’accentuò verso una mediazione sempre più alta tra i diritti dei lavoratori (e delle popolazioni circostanti) e gli interessi delle imprese

 

Come segno dell'evoluzione dei tempi rispetto alla vecchia mentalità del Sud, dalla stampa fu portata a testimonianza la sentenza pretorile del 1980 (la magistratura di Augusta ancora una volta sembrò confermare la sua tradizione progressista). In quel periodo, nonostante la crisi, si era aperto (per breve tempo e numericamente limitato) uno spiraglio con nuove assunzioni alla Montedison di Priolo, a fronte della diminuzione dell'orario di lavoro e quindi consentendo un "turn-over".

In questa vicenda, per la prima volta, si affermava un principio che il sindacato aveva promosso e sostenuto in sede contrattuale. Precedentemente e fino ad allora la manodopera femminile era entrata in stabilimento solo per essere adibita a lavori prettamente accessori (pulizia, dattilografia, segreteria e raramente anche in laboratori chimici), e tutte in orari diurni. Nel 1980, invece, tramite l'ufficio di collocamento, alcune donne vennero avviate ed inserite direttamente in cicli di produzione di reparti (es. gruppi aromatici, acrilonitrile) con turni completi e continuativi. Contro il principio della nuova legge sulla parità giuridica (903/77) la Montedison si appellò, ricorrendo ad altre norme e presentando problemi strutturali (servizi igienici e spogliatoi distinti). Comunque la sentenza, attraverso la manifesta disponibilità a tale mansione da parte delle interessate, fece scalpore per aver rappresentato un episodio significativo di superamento in alcune discriminazioni normative, culturali ataviche. Naturalmente la donna, in quanto tale, è portatrice di elementi di diversità e specificità utili per confrontarsi e per arricchire un patrimonio comune. In tal modo nelle differenti realtà territoriali e categoriali la lavoratrice, con la soggettività politica personale, acquisisce maggiore coscienza e protagonismo. Nell'inserimento sociale completo per realizzare una diversa qualità della vita e la liberazione propria, ella necessita, oltre la denuncia, il proposito e l'impegno.

Ma ovviamente, di fronte ad ostacoli psicologici, condizionamenti storici e deficienze funzionali, rimasero ampie perplessità. Come conseguenza, singole operaie spesso hanno dovuto pagare un elevato prezzo personale nella lotta per l'emancipazione ed il progresso civile lavorando in squadre di turnisti in una realtà lavorativa abbastanza provinciale e maschilista. Dalla posizione d'inserimento sindacale nella trattativa giudiziaria, emerse la difficoltà nell'uso dello Statuto dei lavoratori durante i primi anni d'attuazione (1971-73). Infatti, nelle grandi aziende il sindacato lo usò pochissimo, considerando l'area con un’occupazione sostanzialmente stabile.

Un altro tema importante è quello dell’intervento diretto della magistratura. Le uniche situazioni in cui si affermò una giurisprudenza pretorile avanzata in modo non episodico e quindi facilmente fruibile da parte dei lavoratori emerse particolarmente nei poli di Augusta, Gela e Termini Imerese. Eppure, da un'indagine campionaria si rilevava l'atipicità di Augusta: la frequenza dei ricorsi riferiti alla popolazione attiva era sei volte superiore alla media (eguale all'esperienza del triangolo industriale del Nord). Risultò così una realtà inserita in una zona a forte industrializzazione, ma in un contesto tipicamente meridionale con tutte le interferenze che potevano esercitare i fattori tradizionali e culturali. Le istanze riguardarono per il 70% le imprese con un numero di addetti compresi tra le 16 e 250 unità, il 25% con meno di 16 addetti e diffuse verso categorie localmente più deboli (edili, metalmeccanici). Le domande di giudizio erano prevalentemente finalizzate alla difesa dell'occupazione. Fino a quando vi furono risposte positive, le denunce s’incrementarono, ma dal 1974 diminuirono fino a cessare, anche per il trasferimento del pretore. Un uso individualistico e non politicizzato da parte del sindacato, spesso il mercanteggiamento e la quasi totale delega all'avvocato per avere la vittoria, limitarono la contrattazione dell'attività vertenziale.

L'azione della pretura (in queste circostanze, come pure negli anni successivi a proposito dei problemi di nocività, sicurezza ed inquinamento), s’accentuò verso una mediazione sempre più alta, anche rispetto agli avvocati agenti tradizionali o interessati, ridimensionando altri soggetti sociali per oggettive carenze, titubanze e preoccupazioni. La propensione individuale di un singolo magistrato con un rapporto quasi esclusivo diveniva un fattore importante e non dipendeva soltanto da un orientamento giurisprudenziale, stabilizzato; infatti, ogni volta che vi era un allontanamento del magistrato, tendevano a bloccarsi le relative iniziative. Così il pretore Condorelli veniva intervistato e commiatato dalla stampa come il simbolo dell'anti-inquinamento, ma egli nella sua acuta analisi non risparmiava critiche e sproni. Ad un dibattimento i difensori degli imputati osservarono che in aula mancava il pubblico, e quindi "i processi erano inutili". Da tale frase forense trapelava la forza di fare il proprio "comodo", alimentato dal disinteresse, dagli sporadici e limitati movimenti di base. Lo choc epidermico era naufragato nell'incapacità dell'opinione pubblica e della stampa a seguire con continuità e serietà le problematiche.

Eppure, di fronte alla "salute ambientale" e al nuovo interesse prodotto dalla legge, le reazioni dei controllori e dei controllati erano state diverse. Gli imprenditori inquinatori avevano mostrato una maggiore duttilità, anche se insufficiente, per cui erano venuti a patti, pur non essendo stati i più colpiti. La Pubblica Amministrazione dimostrava che la burocrazia ferita si arroccava sclerotizzandosi, preoccupandosi del rischio personale, anziché dell'interesse collettivo. In aggiunta altre considerazioni e comportamenti si riflettevano per le problematiche di tutela previdenziale dei lavoratori (es. pratiche di pensioni, quiescenza, rendite per invalidità, malattie professionali, infortuni, ecc.), con l'inserimento di ulteriori protagonisti ed interlocutori. Qui non era solo il padrone a dettare regole e condizioni (anche se precedentemente si era creata la figura dell'assistente sociale e del medico di fabbrica). Lo Stato, gli Enti pubblici ed assicurativi (Inps, Inail, Enpi, ecc.), gli istituti di patronato di varia, dubbia estrazione e metodologia, gli "azzeccagarbugli" o "avvoltoi" di circostanza cercarono di fondare equivoche fortune e potestà sui drammi della classe lavoratrice. Perciò in barba ai principi ispiratori, ai divieti, ai controlli ispettivi proclamati dalla legge 804/47, si tentò di dare la caccia al mandato ed alla delega, perché questo avrebbe significato riconoscimenti e finanziamenti. L'applicazione dello Statuto dei lavoratori con l’articolo 12 (Istituti di padronato) quando si mise in moto venne attivato confusamente e frammentariamente come procura e mediazione di nuovi margini di manovra clientelare senza distinguere nei ruoli e negli impegni del servizio la prerogativa delle rappresentanze sindacali di fabbrica (art. 9 Tutela della salute e dell'integrità fisica). Così le stesse accuse nella gestione fatta agli Enti assicurativi citati tendevano a ritorcersi sull'attività di patrocinio del sindacato come qualificazione e determinazione.