Intervista a Mario Rizzuti (Filctem Cgil). I colossi del polo industriale, come l’Isab, con i loro mean contractor preferiscono le aziende i cui lavoratori hanno un contratto meno oneroso. Non importa se il maggior costo va tutto nella sicurezza. Rischio occupazione per circa 700 lavoratori

Uno dei settori maggiormente tormentati dalla crisi con un calo delle commesse delle grandi aziende è il segmento della coibentazione, tecnica per isolare due sistemi aventi differenti condizioni ambientali creando così isolamento termico, acustico o termoacustico. Si tratta di piccole e medie aziende specializzate nel settore che nell’area industriale lavorano tutto l’anno con picchi di occupazione notevole durante le fermate (da 30 a 50 giorni). E fin qui tutto normale. In fondo anche questa sembra la solita morsa nella quale si arrovellano da anni le imprese italiane e nostrane. Queste aziende, la cui associazione nazionale di categoria è l’Anicta, nell’area industriale si occupano di coibentazione e ponteggi e sono annoverate con un contratto specifico nel contratto chimico.

E proprio queste aziende, con contratto chimico che tra i molti è senza dubbio il più d’avanguardia, sono quelle con maggiori problemi. “Perché le grandi committenti, dato anche il periodo di crisi – ci spiega Mario Rizzuti, segretario provinciale Filctem Cgil -, alla ricerca di recuperi economici subappaltano le commesse alle aziende che utilizzano altri contratti meno onerosi di quello chimico, quindi anche la diversa tipologia di contratto diviene strumento di scorretta selezione già a monte”. Ciò vuol dire in parole povere che le aziende con contratto chimico partecipano agli appalti, garantendo tutte le condizioni contrattuali previste nell’accordo: sicurezza, qualità, professionalità che consentono il raggiungimento degli obiettivi previsti in modo eccellente; allo stesso tempo ciò vuol dire, in altrettante poche parole, maggiori costi per la committente. E poiché le committenti vanno cercando il maggior ribasso, le aziende con contratto chimico vengono escluse a priori da qualunque possibilità di subappalto a vantaggio di aziende con altri contratti meno onerosi.

“Inoltre adesso sta prendendo sempre più piede il contratto dei servizi, molto meno oneroso di quello chimico, metalmeccanico ed edile, quindi in particolare chimici, metalmeccanici ed edili sono praticamente alla mercè delle grandi committenti: in quanto le prime non riescono a competere con le proposte delle seconde, le seconde con le successive e così via; inoltre le aziende con questi contratti vengono massacrate da una continua offerta al ribasso, e pur di lavorare cercano a loro volta le soluzioni come il contratto dei servizi.

“Questo modo di operare delle committenti – continua il segretario Filctem - sta creando molte difficoltà alle tre aziende del siracusano: MS Isolamenti, Riva & Mariani Group, Sait spa, con contratto chimico, alle quali si è aggiunta nell’ultimo anno la Termisol Termica e la Rendelin, che ha contratto metalmeccanico, avendo preso l’appalto di un cantiere con contratto chimico, stretta e pressata dalle organizzazioni dei chimici, in quel cantiere ha di fatto applicato il contratto chimico. La situazione sta diventando sempre più problematica al tal punto che queste aziende negli ultimi mesi sono state costrette a richiedere cassa integrazione e mobilità, per fare fronte alla continua diminuzione di commesse.  E pensare che attorno a queste aziende menzionate gravita un bacino di 600/700 lavoratori, 400 stabilmente occupati, il restante a tempo determinato”.

Adesso è imminente la fermata dell’Isab a gennaio ma il rischio per queste aziende con contratto chimico è di non riuscire a concorrere ai lavori per le scelte che l’azienda committente ha deciso di adottare. Infatti un importante accordo del 2012 garantisce l’assorbimento dell’80% dei lavoratori dell’impresa che perde l’appalto per consentire continuità ed efficienza al lavoro, certezza dell’impiego e il rispetto delle norme contrattuali.

“Contemporaneamente però - aggiunge Rizzuti - dà la possibilità alla Isab di utilizzare un sistema che nessun’altra azienda dell’area industriale siracusana utilizza, cioè individuare i mean contractor,grandi e medie imprese a cui affida i lotti della fermata. Sono poi i mean contractor che stipulano i contratti di subappalto con tutte le altre aziende piccole e medie. Così Isab ha il rapporto soltanto con queste aziende, che si assumono la responsabilità di tutte le specificità dei lavori nel lotto assegnatogli. Il punto è che per ora, almeno nell’ultima fermata e in quella che si sta preparando, le mean contractor individuate hanno contratto metalmeccanico, per cui già in partenza le aziende siracusane delle quali stiamo parlando rischiano di non entrare nel meccanismo dei subappalti per i costi maggiori di partenza determinati dal contratto chimico!”.

Ma con tutto quello che sta succedendo nel mercato del lavoro, il nuovo job-act appena approvato e la crisi che continua imperterrita a penalizzare sempre più le aziende, se domani i mean contractor utilizzeranno il contratto dei servizi, cosa succederà a tutte le aziende metalmeccaniche ed edili che operano con questa committente? Inoltre, si tenga presente che queste aziende con contratto chimico, proprio per far fronte alle difficoltà determinate dall’abbassamento dei prezzi sugli appalti, si sono costituite in Ati per abbassare i costi, far fronte alla situazione e combattere il nemico comune che è diventato proprio il contratto”.

Come dire: follia pura! Aziende tagliate fuori perché i costi che devono sopportare su sicurezza e lavoro sono maggiori e più garantiste per i lavoratori che lì operano! Il contratto chimico che è punto di riferimento per gli altri contratti (fondi pensione, previdenza, assistenza sanitaria) nella realtà di oggi rischia di essere un’arma a doppio taglio per chi vuole lavorare seguendo le norme. Questo è lo spaccato di una situazione nel mondo del lavoro che può diventare un virus che distrugge la qualità del lavoro, che naturalmente si porta dietro professionalità e dignità dei lavoratori stessi.