Nessun passo indietro del Consiglio Comunale. Se il Comune perde pagano i Siracusani

 

Alla fine il consigliere Pippo Ansaldi - e con lui il gruppo politico di appartenenza Lealtà e Condivisione che nelle ultime amministrative di giugno ha appoggiato la candidatura a sindaco dell’avvocato Giovanni Randazzo, oggi vicesindaco – presenterà ricorso al giudice ordinario contro la delibera con cui il Consiglio Comunale non ha convalidato la sua elezione, considerandolo ineleggibile.

E forse proprio questo è accaduto: non si è ben riflettuto su un diritto,l’elettorato passivo, garantito dalla Costituzione a tutti i cittadini; la possibilità, assicurata a ciascuno di noi in nome della democrazia e della libertà, di essere attori nei processi decisionali, nei luoghi in cui si discute, si amministra ciò che riguarda la comunità nazionale o locale (Parlamento, enti comunali e regionali); una possibilitàquasi assoluta, se non per poche eccezioni tassativamente indicate.

“Le norme che prevedono la ineleggibilità sono di stretta interpretazione” ha chiarito la dottoressa Danila Costa, segretario generale; esse non ammettono voli pindarici, particolari sofismi, bizantinismi.

Forse, se ci fosse stata la capacità, o la volontà, di riflettere su quale principio fondante del nostro Stato si sarebbe andati a incidere, i consiglieri avrebbero mostrato maggiore cautela, diversa attenzione alla reale sussistenza delle supposte cause di ineleggibilità per Ansaldi.

Forse non si sarebbe deciso a cuor leggero.

L’idea che i consiglieri di centrodestra possano essere arrivati alla grave decisione di privare un concittadino di un “diritto costituzionale” solo perché spinti dal desiderio di compiere un atto di forza, o di “ritorsione” per la bruciante e inattesa sconfitta alle elezioni, non può che generare disagio e preoccupazione in chi vi rifletta.

Dobbiamo quindi pensare che ne abbiano discusso a lungo, che si siano documentati, che abbiano studiato “le carte” prima di stabilire il da farsi, prima anche di rischiare di trascinare l’amministrazione in una inopportuna e costosa causa civile con l’effetto di far pagare ai siracusani, e non ad altri, il risultato della propria eventuale avventatezza.

Probabilmente avranno anche parlato per vie riservate con il segretario comunale che però li avrà rassicurati sulla inesistenza dei motivi di ineleggibilità, così come ha ribadito nel corso della seduta di insediamento del Consiglio Comunale.

I più competenti, i consiglieri dotati degli strumenti necessari all’analisi, avranno pur preso visione, come primo elemento per una seria valutazione, dello Statuto dell’AMP al fine di verificare se veramente tra il Consorzio e il Comune esista un reale rapporto di dipendenza (questa l’unica causa di ineleggibilità per chi, come Ansaldi, fa parte del c.d.a. dell’ente); se davvero il Comune eserciti nei confronti del Consorzio “un penetrante potere di ingerenza e direzione”; se, come anche altri commentatori hanno detto sui social, sia sufficiente che il Comune, insieme alla Provincia, ne nomini gli amministratori per considerare effettivo il rapporto di dipendenza.

E lì, nello Statuto, nei compiti specifici assegnati al Consorzio, avranno pur letto che in realtà il Comune e la Provincia non sono che strumenti, meri delegati, del vero ente sovraordinato del Consorzio che è il Ministero dell’Ambiente perché ad esso, e non ad altri, è dato sia di istituire che di tutelare e gestire (appunto attraverso i consorzi) le aree protette marine come in generale il mare.

Ora, certo, a decidere su questo sarà un giudice. Nessuno dei consiglieri, dopo un dovuto approfondimento del caso, ha pensato, per tempo, di chiedere la revoca in autotutela di una delibera che, a quanto pare, ha veramente gravi profili di illegittimità, così non solo da evitare le spese cui sarà chiamato il Comune (maggiori se in quanto soccombente il giudice lo condannerà al pagamento delle spese processuali, minori se opterà invece per la compensazione delle stesse fra le parti) ma soprattutto per ripristinare, con una “coraggiosa” e onesta assunzione di responsabilità, un diritto costituzionale, negato, che sul piatto della bilancia della decisione avrebbe dovuto, forse, avere peso specifico maggiore.