Perché hai deciso di lavorare in estate invece di goderti le vacanze come i tuoi coetanei prima di tornare a scuola per l’ultimo anno di studi? Per bisogno, per fare un’esperienza, per qualche altro motivo?

“Mi sarebbe piaciuto guadagnare qualcosa. Ma certo non essere sfruttato – è la risposta - Durante questo mese di lavoro ho capito molte cose ed ha avuto l’effetto desiderato, ovvero farmi raggiungere la consapevolezza di cosa significa essere adulti”.


E cosa significa essere adulti?
“Dopo una breve ricerca ho trovato lavoro presso la cucina di un ristorante molto rinomato della città come aiuto cuoco agli antipasti. Durante il colloquio mi sono stati comunicati gli orari di lavoro con doppio turno (dalle ore 9:00 alle ore 16:00 e dalle 18:30 fino alla chiusura) e la mezza giornata di riposo che mi spettava; io ho accettato tutte le loro condizioni. Una volta entrato nella loro spaziale cucina, con attrezzature mai viste in una cucina siracusana, ho conosciuto lo chef e tutto il suo personale: persone davvero brave sia dal punto di vista professionale che dal punto di vista umano. Arriva la prima sera di lavoro: subito più di cento coperti, una quantità di lavoro immane che si ripeteva quotidianamente. In pochi giorni riesco a guadagnare una grande fiducia da parte dello chef che vedeva in me tanta voglia di lavorare e far bene. La domenica sera, dopo il servizio, è arrivata la mia prima paga: 200 euro per due turni, ciascuno almeno di 7 ore. Ma lo sapevo, avevo accettato. Tutto questo si ripete per altre due settimane, ma arrivata la quarta settimana succede un imprevisto: il ragazzo marocchino con cui collaboravo viene spostato in un altro ristorante e così rimango solo ad occuparmi degli antipasti e dei secondi. Mi viene affiancato un ragazzo catanese che diceva di avere esperienze in cucine internazionali, ma al momento del lavoro, in un modo o nell’altro, riusciva ad evitarlo. Durante questa settimana, nonostante il lavoro fosse dimezzato dal punto di vista numerico, per me è raddoppiato il carico e per di più ci è stata negata la mezza giornata di riposo. Devo dire che l’impegno è stato davvero gravoso, e stancante, ma quello che mi ha fatto decidere è stato il momento della paga, la domenica sera, quando ho visto un aumento di soli 20€. In pochi secondi ho fatto un rapidissimo ragionamento: perché devo negare la mia estate, i miei amici, i miei spazi per una misera paga? Così la sera stessa ho preso la drastica decisione di licenziarmi. Disponibile al sacrificio sì, ma ad essere sfruttato no.”


Quindi? È questo che significa per un diciassettenne essere adulti?
La voglia di mettersi in gioco, di fare nuove esperienze; l’entusiasmo e la soddisfazione nel provare a se stesso, e agli altri, che si è capaci di fare, di imparare, di essere apprezzati; il piacere anche di trovarsi in un contesto nuovo e stimolante, a contatto con chi sa e può insegnarti qualcosa.
Ma anche l’ipocrita e nascosta sfida con chi, tuo pari, crede di essere più furbo e cerca di risparmiarsi, semmai confidando nella tua bontà o tolleranza; la necessità e l’accettazione di sobbarcarsi un maggior carico di lavoro perché così vuole quello che un tempo si chiamava il “padrone”; la delusione di non veder riconosciuti, concretamente, il proprio sforzo, la serietà, l’abnegazione; l’umiliazione di sentirsi uno dei tanti lavoratori in nero, sfruttati, mal pagati. E per fortuna, questa non è stata una scelta dettata dalla necessità, e certo 200 euro per minimo 14 ore di lavoro al giorno per qualcuno potranno anche essere un apprezzabile obiettivo. Eppure …


Meno male che ora torni a scuola! Vieni: ti insegniamo a tener alta la testa, a far rispettare i tuoi diritti, a far valere norme e principi, a credere e lottare per la legalità.

Ti educhiamo alla “cittadinanza attiva”, cosa credi!