I tre discepoli più difficili, Simone chiamato “testa dura” e gli altri due “figli del tuono”… Il biblista don Alberto Maggi squarcia il mistero sulla scena descritta da Marco

 

La Civetta di Minerva, 6 settembre 2019

Parla Marco della trasfigurazione: Dopo sei giorni, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li portò sopra un monte alto, … e si trasfigurò davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime, nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elia con Mosè e discorrevano con Gesù. Prendendo allora la parola, Pietro disse a Gesù: “Maestro, è bello per noi stare qui; facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia!” Non sapeva infatti che cosa dire, poiché erano già stati presi dallo spavento. Poi si formò una nube che li avvolse nell’ombra e uscì una voce dalla nube, “Questi è il Figlio mio prediletto; ascoltatelo!” E subito guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo con loro. Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare a nessuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risuscitato dai morti.

È un passo da tanti visto in modo favolistico, Gesù che si trasforma come in certi film di fantascienza. Don Maggi, ce lo spieghi?

Vediamo di commentare. Scrive l’evangelista: “Sei giorni dopo”. Quando nei vangeli ci danno delle indicazioni, come in questo caso, non sono soltanto cronologiche, ma teologiche. Il sesto giorno è il giorno della creazione dell’uomo. L’evangelista vuol farci capire che è l’uomo creato dal Signore. “Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni”. Gesù prende con sé i tre discepoli ai quali ha posto un soprannome negativo, Simone chiamato “testa dura”, Pietro significa questo, Giacomo e Giovanni, chiamati “figli del tuono”. Sono i tre discepoli più difficili. “E li portò sopra un monte alto”. Il monte nella cultura antica è il luogo della condizione divina, della sfera divina. “In disparte”. Ecco questa è una chiave di lettura da tenere presente: quando nei vangeli troviamo l’espressione ‘in disparte’ è sempre in senso negativo. Significa o resistenza o incomprensione da parte dei discepoli di Gesù, loro soli. “E si trasfigurò davanti a loro”.

Perché questo episodio, era successo qualcosa in precedenza?

Gesù aveva avuto un contrasto con Pietro che non accettava la sua morte, allora in questo brano l’evangelista mostra qual è la seconda condizione dell’uomo che passa attraverso la morte. La morte non distrugge l’individuo, ma lo potenzia. La morte è una trasformazione che consente all’uomo di liberare tutte quelle energie vitali positive che aveva dentro di sé. E la descrizione che fa l’evangelista, appunto “le sue vesti diventano splendenti, bianchissime e nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche”.

Cosa vuol dire?

È una condizione che non è possibile raggiungere su questa terra. In ognuno di noi ci sono delle potenzialità che solo al momento della morte si liberano e si sprigionano. “E apparve loro”, quindi apparve a Pietro, Giacomo e Giovanni, “Elia con Mosè”. Perché questi due personaggi? Mosè è il grande legislatore, Elia è il grande profeta che doveva venire prima del Cristo perché con lo zelo violento facesse praticare questa legge. “Che discorrevano con Gesù”. Elia e Mosè non hanno nulla da dire a Pietro, Giacomo e Giovanni, ma discorrono con Gesù. L’Antico Testamento può essere compreso soltanto attraverso Gesù. Ed ecco ancora una volta che Simone, il testa dura, presentato soltanto con il soprannome negativo, e quando viene presentato con questo soprannome significa che si sta opponendo al Signore, fa l’azione del Satana. Gesù l’aveva appena chiamato Satana, “torna a metterti dietro di me, Satana” e Pietro insiste. Dice “Maestro, è bello per noi stare qui, facciamo tre tende una per te, una per Mosè, una per Elia”.

Cosa c’è di tanto satanico?

Per comprendere la proposta satanica di Pietro, occorre rifarsi alla cultura dell’epoca. C’era una festa talmente importante da essere chiamata semplicemente ‘la festa’, che era la festa delle capanne. Era in ricordo della liberazione dalla schiavitù egiziana, e durante questa festa si pensava sarebbe arrivato il Messia. Allora quello che sta dicendo Pietro è: “questo è il Messia che io voglio!”. Il Messia secondo la legge di Mosè e secondo lo zelo profetico violento di Elia. Da notare la collocazione in cui l’evangelista pone Gesù. Quando ci sono tre personaggi il principale è sempre posto al centro. Invece Pietro dice “Una per te, una per Mosè e una per Elia”. Al centro per Pietro non c’è Gesù, al centro c’è Mosè.

È questo il Messia che Pietro vuole?

Si! Un Messia che, secondo la tradizione, faccia osservare la legge di Mosè, un Messia che, secondo lo zelo profetico di Elia, la faccia osservare. Scrive l’evangelista “Non sapeva che cosa dire poiché erano stati presi dallo spavento”. Si rendono conto di una manifestazione divina e quindi non sanno cosa dire. Poi si formò una nube che li avvolse. La nube è sempre un’immagine che indica la presenza di Dio e a Pietro, che vuole un Gesù sulla linea di Mosè e di Elia, la voce di Dio dice: “Questo è il figlio mio prediletto”.

Prediletto significa l’erede, quello che riceve tutto dal Padre, quindi quello che c’è in Gesù è tutto quello che c’è in Dio?

Certamente, “Lui ascoltate!”, non ascoltate né Mosè, la legge, né Elia.

Cosa vuol dire questo?

Noi abbiamo un tesoro, una ricchezza, che è l’Antico Testamento, quelle parti della legge e dei profeti che coincidono con Gesù, tutte queste vanno benissimo, vanno prese. Tutte le altre che si discostano, vanno mantenute come conoscenza, come ricchezza del popolo, ma non sono la norma di comportamento per la comunità cristiana. “E subito, guardandosi attorno, non videro più nessuno”. Loro cercano Mosè, cercano Elia perché è la tradizione che dà loro forza, ma trovano solo Gesù. “Mentre scendono dal monte, Gesù ordina di non raccontare a nessuno tutto questo”.

Perché?

Hanno visto qual è la condizione dell’uomo che passa attraverso la morte, ma non sanno ancora che tipo di morte, la crocifissione; quindi, per evitare che si esaltassero, che si gasassero per questa visione, l’evangelista dice che Gesù ordina loro di non dire niente a nessuno. “Ed essi tennero per sé la cosa domandandosi cosa fosse questo resuscitare dai morti”.