Partiti, istituzioni, sindacati, privi di specifica esperienza, apparvero da subito inadeguati ad affrontare la situazione creatasi nel Siracusano. Per converso, furono le aziende maggiori ad aprirsi al territorio con servizi innovativi

 

La Civetta di Minerva, 27 agosto 2019

Si possono trarre alcune considerazioni sull'evoluzione culturale nel periodo del boom dell'industrializzazione, anni ‘50 – ‘70. Di fronte alle lacune ed alle debolezze del sindacato divenne comprensibile in alcune categorie l'improvvisazione e l'impreparazione sulle problematiche relative.

Spesso il delegato d'impresa e di reparto rimaneva una figura burocratica, le assemblee sembravano orchestrazioni spettacolari e non venivano utilizzate come momenti di riflessione e di coscientizzazione.

La democrazia che il sindacato contribuì a costruire in questa realtà appariva in crisi e svuotata come pure il vecchio modo di organizzarsi e di partecipare. Una delle cause risiedeva nel lento, tortuoso ricambio di quadri direttivi capaci ed essenziali per affrontare le problematiche in rapido e convulso avvicendarsi, nonché nella scarsa flessibilità organizzativa e tecnica delle strutture dinamicamente non rispondenti alle esigenze emergenti. In sostanza i responsabili dei partiti, gli amministratori locali e delle istituzioni, i sindacalisti, gli operatori industriali risentivano della carenza di un'adeguata e corretta "cultura industriale" per affrontare la situazione creatasi nella zona e nella provincia.

A ciò si aggiunga la mancanza di interdisciplinarietà ed assimilazione di concetti strettamente tecnici legati alla complessa realtà socio-politica per essere uno strumento utile di analisi e di risposta concreta e tempestiva. Peraltro, ciò poteva intendersi anche come un più ampio confronto costruttivo e dinamico fra chi gestiva potere e la collettività.

In generale un esempio dei limiti culturali lo troviamo anche nei dati del Tagliacarne: l'indice di lettura è il più basso del meridione e della Sicilia, perfino di province "povere", che non hanno visto crescere concentrazioni industriali anche modeste, mentre per quanto riguarda il consumismo (come il reddito) è stato il più alto della regione ed uno dei più elevati del Sud.

Un altro elemento significativo fu la mancata attenzione riposta alle 150 ore ed a tutte le nuove prospettive sulla formazione, sull'informazione, sulle strutture decentrate della scuola. Praticamente tali corsi da utilizzare per i lavoratori furono ignorati e messi sullo stesso piano di quelli Cracis, il che significava continuare in una logica clientelare e di legame con il potere centralizzato dei provveditorati agli studi. Si constatava pure che sulla questione tempo libero esistevano soprattutto i dopolavori delle grandi industrie, gestiti anche con i carrozzoni tipo Enal, mancando aperture ed associazionismo presenti in altre realtà con esperienze evolute verso nuove forme ed aggregazioni. (Sotto la stessa "ombra" erano sorti i centri Ciapi ed Enaoli).

Le aziende maggiori non mancarono di presentarsi all'opinione pubblica particolarmente sensibili ed aperti ai problemi sociali e culturali. Ecco che divulgato dalla stampa venivano presentati i vari centri sportivi, i servizi mensa, i villaggi per i dipendenti, tutto ciò venivano spesso portati come modelli e sbandierati come "aspirazione di ogni famiglia" (le palazzine erano moderne, con servizi di docce e bagno, funzionali e riservati, in zone "scelte"); si distribuivano "premi speciali" per i meritevoli; si organizzavano gite collettive e colonie per "favorire conoscenze ed incontri".

Nondimeno l'impegno imprenditoriale era quello pure di mantenere relazioni pubblicitarie con le istituzioni cittadine e didattiche, specialmente nei periodi di difficoltà, di giudizi esterni critici e severi come quelli degli anni '70 e successivi. Così la fabbrica accoglieva per il panoramico giro interno i familiari e le scolaresche "perché potessero finalmente ammirare la grandezza e la complessità di questi insediamenti, l'apertura della classe dirigente, il livello tecnologico adottato, le misure "quasi perfette" di sicurezza e di igiene ambientale, l'esistenza di depuratori e controlli validi oltre ogni disposizione normativa. I mezzi moderni utilizzati erano all'avanguardia ed invidiati pure da altri organismi pubblici (Stato, centri, laboratori)". Le stesse imprese favorivano ricerche monografiche sui problemi dell'industria (energia, chimica, impiantistica, inquinamento) pilotate con maestria e per lo più concludevano magnificando ciò che si era fatto di positivo per il progresso della tecnica "attenta ai lavoratori, alle popolazioni, all'uomo.

Quanto di negativo poteva trasparire generalmente apparteneva alla cattiva informazione, alle dicerie infondate sussurrate da gente ignorante od interessata a pescare nel torbido, addirittura nel tentativo di distruggere il patrimonio della collettività. Infatti, insieme ai lavoratori volonterosi (a parte qualche eccezione o errore sindacale), erano gli industriali che si prodigavano quotidianamente e provvedevano a tutto".