Dopo la protesta a Montecitorio, Jvan Baio “Chiedo ora un lavoro dignitoso che mi permetta di dare un futuro ai miei figli”.

[Salvo La Delfa] La Civetta di Minerva, 07 agosto 2018

Jvan Baio: la storia infinita. Una storia che compie ormai cinque anni e della quale ancora non si vede la soluzione. Una storia che ha coinvolto un uomo, la sua famiglia, una grossa azienda del petrolchimico siracusano, la Isab-Lukoil, esponenti del sindacato, politici di ogni schieramento, avvocati, tribunali, polizia, giornalisti, la società civile. Una storia che ha visto un uomo, Jvan Baio, incatenarsi ai cancelli di una raffineria, salire su una torretta, protestare davanti alla Camera dei Deputati, chiedere aiuto e sostegno a chicchessia.

Una storia tutta siracusana che richiederebbe veramente poco per essere risolta, ma l’orgoglio, la testardaggine, le posizioni assunte hanno trasformato questa storia in una storia senza fine.

Avevamo incontrato Jvan Baio a gennaio del 2016, con una lunga intervista su La Civetta di Minerva, due anni e mezzo dopo i problemi che aveva avuto con due colleghi dell’Isab Lukoil con i quali Jvan aveva deciso di aprire un circolo ricreativo per accorgersi poi, come da lui ai tempi dichiarato, che uno dei due spacciava droga e alcool e sigarette di contrabbando non solo nel circolo ma anche all’interno dell’azienda di raffinazione in cui lavoravano.

Da lì, dopo la denuncia di Jvan, inizia il calvario con lettere minatorie che appaiono e scompaiono, intimidazioni, spostamenti da un pontile ad un altro, mobbing, proteste sulla torretta, incatenamenti e il licenziamento avvenuto il 4 marzo 2015.

Da gennaio 2016, dalla nostra intervista a Jvan Baio, altro è accaduto. Nel febbraio del 2016 Jvan si sposta con la famiglia in Valtellina, dove lavora solo per alcuni mesi ma ha la possibilità in questo modo di accedere agli ammortizzatori sociali che permettono a lui e alla sua famiglia di sopravvivere in questi anni. Dopo l’esperienza lavorativa al nord, ritorna a Siracusa e a settembre del 2017 riceve, come lui stesso dichiara “una offerta per un lavoro in Iraq con le società Ecodem e PPC, grazie alla intermediazione di Isab-Lukoil che, nonostante tutto, ha fatto da garante per farmi assumere. Contemporaneamente, Isab Lukoil mi propone una liquidazione transattiva di ventimila euro per la chiusura della causa davanti al giudice del lavoro ma l’operazione non si conclude in quanto non raggiungiamo un accordo economico (la mia richiesta era di 36 mila euro)”. Jvan Baio inizia a questo punto una ulteriore protesta davanti ai cancelli della società Isab che lo porterà anche all’arresto da parte della polizia.

Ultima e clamorosa iniziativa è stata nel mese di luglio a Montecitorio, davanti la Camera dei Deputati, dove avrà la possibilità di incontrare alcuni deputati che gli hanno mostrato solidarietà e che l’hanno invitato ad ulteriori incontri di approfondimento.

Da un punto di vista giudiziario è in corso il procedimento con rinvio a giudizio nei confronti dei suoi colleghi ed inoltre Jvan attende il ricorso al primo giudizio nel procedimento davanti al Giudice del Lavoro, dopo che il giudice Favale ha dato ragione ad Isab Lukoil ritenendo che le proteste di Jvan Baio erano state eccessive e avevano leso la società di raffinazione.

Ma cosa chiede Jvan Baio? “Chiedo una dignità lavorativa per mantenere la mia famiglia. Non sto cercando un lavoro qualsiasi ma il lavoro che mi è stato sottratto per la mia onestà, il lavoro stabile come prima che mi permetta di mantenere i miei figli e di dare loro un futuro. La mia situazione economica adesso è critica. Finisce in questo mese il Naspi, l’ammortizzatore sociale di mia moglie (il mio già era terminato tempo fa)”.

E’ consapevole che qualunque azienda possa trovarsi in imbarazzo ad assumerlo per le proteste che ha fatto in questi anni ma questo non può non permettergli di avere un lavoro dignitoso per sopravvivere e non può esimere chi di competenza, tutti quelli che hanno ruolo in questa vicenda, a dargli una mano per la ricerca di questo lavoro.

Un ulteriore tentativo va sicuramente fatto. E va fatto per chiudere il ciclo, per assicurare un futuro a dei bambini, per scrivere la parola fine ad una storia senza fine che sfortunatamente è durata fin troppo.