E’ certo una buona notizia che l’assessore regionale dei beni culturali, Sebastiano Tusa, abbia istituito il Parco Archeologico di Segesta, il cui decreto di perimetrazione è uscito il 19 aprile 2013 durante il mio mandato di assessore regionale

 

E ancora buone notizie arriveranno quando Tusa affronterà l’istituzione degli altri sette Parchi Archeologici g perimetrati negli anni 2013/2014 secondo quello che prevede il comma 3 della Legge 20/2000. Nessun Parco può essere istituito se prima non viene perimetrato! E veniamo al Parco Archeologico di Siracusa. La Legge 20/2000 (sistema dei parchi archeologici), legata al nome dell’allora assessore regionale Fabio Granata, prevede semplicemente che al decreto di perimetrazione g esistente, da me sottoscritto (D.A. n. 936, 3 aprile 2014; G.U.R.S., 2 maggio 2014), segua il decreto di istituzione con un regolamento del Parco (anch’esso già esistente e notificato al Comune di Siracusa sempre nel 2014), un consiglio di amministrazione che invece, questo sì, ma solo questo, resta da nominare. Regolamento e consiglio di amministrazione saranno presentati nel decreto di istituzione del Parco, come prevede la legge e come risulta dai decreti dei parchi fin qui istituiti. Ancora la legge prevede che sia acquisito il parere del Consiglio Regionale dei Beni Culturali che, realizzato in fretta e furia negli ultimi mesi del Governo Crocetta con modalità discutibili e con una forte impronta politica, sta per essere giustamente modificato dall’assessore Tusa per restituire dignità e qualità ad un organo consultivo di grande importanza per la Sicilia. Sappiamo ancora che istituire il Parco significa creare un ente indipendente, dotato di autonomia gestionale, significa che tutti gli introiti dello sbigliettamento, pari allincirca a 4 milioni di euro all’anno, non verrebbero incamerati a Palermo ma resterebbero a Siracusa e potrebbero essere utilizzati per i fini stabiliti dalla legge: tutela, manutenzione e valorizzazione del sito. E non solo: un parco archeologico, che contiene un paesaggio unico, protetto sia dentro che fuori dai suoi confini, è un grande catalizzatore di fondi comunitari e può essere messo al centro di grandi progetti di valorizzazione della programmazione europea 2020. L’autonomia finanziaria consentirebbe, tra l’altro, di pensare anche ad una figura più manageriale per la gestione del Parco, che potrebbe affiancare il dirigente regionale.

E’ evidente quindi che solo pochi passi ormai si frappongono alla realizzazione di quello che in questi anni è stato il sogno di molti siracusani. Basta veramente poco! E invece a cosa si pensa? Ad una nuova perimetrazione del Parco che comporterebbe un ridimensionamento, non certo un suo ampliamento. Il Parco Archeologico di Siracusa, che riproduce nel decreto del 2014 il perimetro delle mura dionigiane, comprende l’area monumentale della Neapolis, contrade Tremilia e Fusco, Castello Eurialo per poi scendere verso Santa Panagia e Scala Greca, fino a toccare le Latomie dei Cappuccini. Secondo la prima sezione del TAR di Catania, il decreto di perimetrazione del Parco Archeologico di Siracusa, al quale hanno lavorato Beatrice Basile, Rosa Lanteri e Alessandra Trigilia, rispettivamente soprintendente e dirigenti delle due sezioni archeologica e paesaggistica nel 2013 e 2014, è legittimo, non ha vizi procedurali dovuti alla violazione della L.R. 20/2000.

E allora sorge spontanea una domanda: perché si vuole riperimetrare il Parco di Siracusa e perdere altro tempo? E perc è stato richiesto di ridurre la fascia C a Sud del Castello Eurialo, una fascia esterna alla zona di inedificabilità assoluta della fascia B ma con prescrizioni di tipo paesaggistico e destinata a terreni agricoli? E che fine fa questa zona per ora tutelata se il perimetro del Parco si dovesse restringere? Lassessore regionale Tusa e l’assessore comunale Granata converranno con me e con molti siracusani che il terreno a questo punto diventa molto scivoloso perché il pericolo di una nuova deriva edificatoria è in agguato.

Ci sono dunque tre aspetti da considerare seriamente: 1. si dovrebbe abrogare un decreto ufficialmente pubblicato, motivandone le ragioni che, allo stato attuale, non sembrano sussistere (la proposta del perimetro è stata oggetto di concertazione con il Comune di Siracusa con una riunione svoltasi in data 9 gennaio 2014 presso gli Uffici della Soprintendenza di Siracusa, come risulta dal decreto del 2014); 2. riperimetrare il Parco sarebbe un unicum rispetto a quanto è stato finora fatto per i parchi siciliani istituiti e aprirebbe nuovi contenziosi per gli altri parchi da istituire; 3. restringere il Parco significa poter disporre di nuove aree per concessioni edilizie, dato che il Parco, istituto come perimetrato nel 2014, eviterebbe molte costruzioni nuove in contrada Tremilia e zone limitrofe, teatro da decenni di scontri e conflitti sul destino di Siracusa. Tutto questo porta ad una seria riflessione. Se si vuole realizzare il Parco Archeologico di Siracusa nel più breve tempo possibile e senza danni per la città basta seguire il dettato della Legge, evitando nuove perimetrazioni e partendo dal decreto g esistente. Potrebbe essere la giusta conclusione di un lavoro di squadra, fuori da ogni steccato ideologico, mirato alla preservazione dei beni comuni e al benessere dei cittadini siracusani.