Le urla le senti già da fuori. Sembrano ululati. Sono le grida di "anime perse" nei corridoi della mente

 

Lavorare in un centro per pazienti psichiatrici, vuol dire sentirsi sbattere in faccia il dolore del genere umano. Una 60 enne tetraplegica che prega di morire per liberarsi dalla sua parvenza di vita. Un giovane di 40 anni prigioniero in una sedia a rotelle con prescrizione psichiatrica di contenzione a letto e nella carrozzina. Purtroppo ha una grave forma di autolesionismo. Un autistico grave si è innamorato del divano con cui ha continui amplessi sessuali. Potrei continuare a sciorinare il dramma umano tra queste mura. Sicuramente fino a quando non siamo esposti a queste realtà, consideriamo la malattia mentale come una sorta di stramberia. Chi scrive ha vissuto il disagio dei migranti adulti e bambini nei centri di accoglienza. Ovunque vi è un fil rouge che lega l'umanità derelitta. Il dolore è il tema ricorrente. L'essere umano è vinto, battuto e sopraffatto. Il nostro Welfare ha trionfato sui manicomi. Il paziente psichiatrico oggi è accudito in strutture a dimensione umana. I farmaci vengono somministrati con parsimonia. Il lavoro è soprattutto relazionale. Ma il dolore, quello che non ti lascia mai, quello è uguale.