Denunce e accuse infamanti (estorsione corruzione falso ideologico) contro chi si è opposto. Questo l’uso strumentale del diritto che ha piegato Siracusa per oltre un decennio

 

Non si sono mai fermati davanti a nulla. E sin da quando la loro azione è diventata spregiudicata, non più moderata, diciamo più carsica, hanno affiancato all’azione amministrativa quella delle denunce e delle accuse infamanti: estorsione corruzione falso ideologico.

E per ognuna di queste fattispecie potremmo portare esempi emblematici (rimandiamo al nostro archivio).

Ma essendo in discussione in queste ore la richiesta di rinvio a giudizio del sostituto procuratore Giancarlo Longo (in buona compagnia), vogliamo ricordare, anzi ricostruire, uno dei più clamorosi tentativi di intorbidire le acque, di creare “artatamente apparenti elementi indiziari” da parte di chi, a Siracusa, ha evidentemente creduto in una perpetua impunità: quello del procedimento orchestratonel novembre 2013 contro l’avvocato Nicolò D’Alessandro, legale di fiducia del Comune di Siracusa nella vicenda Open Land, e l’ingegnere Emanuele Fortunato, dirigente dell’Ufficio Urbanistica.

Per concorso nel reato di falso ideologico, ascritto a loro carico, nell’udienza del 25 ottobre 2016, era stato chiesto dal pm il rinvio a giudizio, istanza però non accolta dal gup Michele Consiglio che anzi li aveva assolti,con formula ampiamente liberatoria, per insussistenza del fatto.

Un procedimento che si è comunque definitivamente concluso solo di recente, il 24 maggio scorso, quando il procuratore generale presso la Corte d’Appello di Catania, Giuseppe Meliadò, ha rinunciato all’impugnazione proposta dal procuratore capo di Siracusa Francesco Paolo Giordano.

A originare il tutto, nel 2013, l’esposto dei legali dell’Open Land, Giuseppe Calafiore e Mario Fiaccavento, contro la determina nr. 54/13 con la quale il Comune attestava che nulla era dovuto a titolo di risarcimento danni e ciò a seguito dei lavori svolti dall'Ufficio Speciale istituito dallo stesso Comune proprio per decidere la via da intraprendere.

In quei giorni le sedute del Consiglio Comunale erano infuocate, il clima in città incandescente.

Chi spingeva per il pagamento immediato delle somme richieste a risarcimento danni, così come stabilito dalla sentenza n.605 del 2013 del CGA, 19 milioni di euro (sentenza che oggi sappiamo viziata da gravissime irregolarità) – protagonista assoluta la consigliera Simona Princiotta, cliente e grande estimatrice dell’avvocato Giuseppe Calafiore, sostenuta dal deputato Giuseppe Zappulla – e chi suggeriva prudenza; attacchi ai funzionari del Comune ritenuti colpevoli di decisioni sbagliate, e in particolare nel mirino proprio l’ingegnere Fortunato che si vedeva costretto a smentire l’esistenza di atti falsi a lui riconducibili; ventilate ipotesi di pre-default del Comune e di un possibile coinvolgimento personale dei consiglieri così, di fatto, implicitamente intimiditi se si fossero opposti al pagamento; l’evocazione di possibili ricorsi alla Corte dei Conti e ancora, accuse all’avvocato Nicolò D’Alessandro che, dopo aver percepito “200 mila euro di onorari”, non si presentava in aula a dar spiegazioni accampando “la riservatezza di un’ipotetica strategia difensiva” (quella che in realtà ha salvato il Comune).

Il sindaco Garozzo e la Giunta erano nell’occhio del ciclone, sottoposti ad un accerchiamento anche mediatico.

Ebbene, solo oggi, possiamo sapere cosa sia realmente accaduto allora, nel 2013, nel chiuso del Palazzo di Giustizia. Nella richiesta di rinvio a giudizio del sostituto Longo e altri 16, che si discute a Messina, Longo viene infatti accusato di aver percepito, grazie a “più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso ed anche in tempi diversi”, denaro ed altre utilità a lui conferite dagli avvocati Amara e Calafiore “per compiere o aver compiuto atti contrari ai propri doveri d'ufficio”, allo scopo di “favorirli nell'ambito di procedimenti penali, civili e amministrativi di interesse degli stessi”.

Scrive la dottoressa Monica Marino, gip di Messina: “In concorso tra loro, Longo e Calafiore ponevano in essere atti idonei diretti in modo non equivoco a costringere l'ing. Fortunato e l'avv. D'Alessandro a revocare la determina nr. 54/13 e ad assumere valutazioni favorevoli ad Emmea … in ordine alla concessione edilizia rilasciata dallo stesso Comune di Siracusa a beneficio di Emmea (conferitaria del ramo di azienda avente ad oggetto il centro commerciale Fiera del Sud, ceduto da Open Land), concessione già qualificata come illegittima dal Giudice Amministrativo”.

Come in altri procedimenti penali, “artatamente” venivano costituiti “apparenti elementi indiziari” a carico di D’Alessandro e di Fortunato dopo la denuncia presentata da Gibilisco Rosa (qualche giorno fa sottoposta anche lei a misure cautelari), rappresentante legale dell’Emmea assistita dall'avvocato Calafiore, anche avvalendosi dell’ "integrazione" di una denuncia, sempre della Gibilisco, riferibile ad un diverso e già esistente procedimento penale assegnato al pm Campisi.

Così Longo, in ragione di tale integrazione, “provvedeva ad acquisire copia di una consulenza tecnica “ideologicamente falsa” redatta da Verace Mauro” (consulente nominato dallo stesso Longo per altro procedimento), relativa alla regolarità edilizia del centro commerciale di Epipoli e contenente dati non veritieri; a disporre l'identificazione del Fortunato (in tal modo portato a conoscenza della minaccia) e l'acquisizione a più riprese degli atti dell’Ufficio Speciale (determina nr. 54/13 in originale; verbali dei lavori; relazione riservata dell'avv. D'Alessandro); infine (dopo aver "separato" la posizione degli ulteriori indagati) formalizzava nei confronti dell'ing. Fortunato e dell'avv. D'Alessandro l'avviso di conclusione delle indagini preliminari (una copia del quale veniva rilasciata all'avv. Calafiore su richiesta di questi) ed il successivo esercizio dell'azione penale”.

“A me interessa ciò che i magistrati scrivono a questo proposito – commenta l’ingegnere Fortunato raggiunto telefonicamente -: “Evento non verificatosi per cause indipendenti dalla volontà degli indagati” (Longo, Calafiore e tutti gli altri), non avendo noi ceduto a tali pressioni. Ma non ho mai disperato che le cose andassero per il verso giusto”.

All’indomani dell’assoluzione in primo grado il sindaco Giancarlo Garozzo, esprimendo la propria soddisfazione, concludeva: “Oggi è anche la giornata del silenzio e della vergogna per quanti in questi mesi hanno blaterato in giro: onorevoli, consiglieri comunali e non. La regia è unica. Spero che un giorno, presto, qualcuno sappia metterla in evidenza. Sono convinto che siamo solo all’inizio”.

E siamo così al 4 agosto 2018.