Si sente parlare, sempre più spesso, di questi nuovi mestieri, di queste nuove figure che i tempi moderni – velocissimi - portano in auge. E se non ci uniformiamo corriamo il rischio di fare la fine dei triceratopi, e cioè di estinguerci prima del tempo. Una di queste figure non può che essere l’Influencer. Un influencer è una persona che sui social network gode di particolare popolarità o autorità, in virtù della quale è in grado di influenzare i suoi follower o amici. Egli è considerato infatti un esperto in un particolare argomento, per cui ciò che dice viene ascoltato attentamente ed è in grado di orientare le decisioni di chi lo segue. In genere attivo sui social network, da Twitter a Facebook passando per YouTube, dove ha raccolto numerosi seguaci.

Ma poi, dalle varie foto di amici o pseudo tali che ancora questi social portano in viaggio lungo gli sconfinati canali del web, arriva pure una foto come questa che vi abbiamo riportato. Scattata da una, diciamo così, nostra inviata in Sardegna, Angela Cherchi, che l’ha catturata in questi giorni recandosi alla Patatona, e cioè la celebre spiaggia dei sassaresi. Lei l’ha proprio definita così, una Dea del miele, e mai didascalia fu più azzeccata per descrivere e raccontare un fenomeno sociale senza tempo che ci piacerebbe analizzare.

Non era facile carpire un’immagine così, una copertina da dossier sociologico e culturale. Una madre, come tante altre, come qualsiasi donna che ama i propri figli, che gioca, li controlla, li accudisce, cercando di non far loro mancare la sua protezione senza però privarli del loro libero spazio d’espressione. Non si riesce a distogliere lo sguardo da lei: Una meraviglia, un attimo che racconta una vita e che dura una vita. Generazioni diverse, un documentario sull’amore che cambia ma rimane vivo, nonostante tutto il resto. Nonostante il treno dell’esistenza sfrecci veloce senza nemmeno darci il tempo di mettere bene a fuoco le immagini che riusciamo appena a scorgere dal finestrino. Le vite si intrecciano e il filo conduttore è la continuità delle proprie radici, l’orgoglio delle nostre identità, il peso e la consistenza della nostra terra. Facendosi beffe del nuovo che avanza, del pezzo corrente, dell’essere fashion, trendy, stylo e chi più ne ha - di queste diaboliche patenti scritte rigorosamente in inglese - più ne metta. Facendosi soprattutto beffe delle influenze imperanti. Degli influencer, appunto. Bella, fiera dei suoi insegnamenti, mai paga dei vari cambiamenti, orgogliosa del suo vestire, elegante nella sua fierezza di donna tutta d’un pezzo. Donna d’altri tempi? E che vuol dire d’altri tempi? Perché questi che stiamo vivendo che tempi sarebbero? I tempi dove in strada si tirano in faccia le uova alle persone solo (forse) perché hanno la pelle nera? Oppure tempi dove si scopre che in aggiunta ai già purtroppo noti preti pedofili si viene adesso a sapere che esistono pure delle suore che li aiutano in questo vergognoso ed efferato reclutamento di materia prima? O ancora i tempi dove al grido di prima gli italiani serpeggia un dilagante movimento anti straniero che può portarci verso una deriva senza ritorno? E allora sapete che c’è? Che a noi piacevano di più quei tempi. Quei tempi dove soprattutto d’estate non si pensava ad altro che trovare un posto all’ombra per posteggiare la nostra 500 per poterci così godere la nostra proverbiale pigrizia sotto l’ombrellone. Per goderci i nostri sorbetti di limone o cannella. Il nostro fare indolente come di chi voglia sfidare il tempo. I nostri tipici componimenti teatrali naturalmente espressi anche solamente quando incrociamo un conoscente dall'altra parte della strada. Il nostro placido abbandonarsi alla calura e alla noluntas che ve ne deriva. Il nostro saltellare quotidianamente tra la mollezza lasciva e l'asprezza dannata del territorio. Il nostro sole a strapiombo sulle teste da maggio ad ottobre. La nostra infinita e bollente estate, che quasi va a braccetto con i nostri istinti primordiali. La nostra bellezza violenta dei paesaggi. La tensione emotiva che ci viene da ogni monumento, strada, chiesa, tetto, che ci osservano come fossero fantasmi muti e nudi. L'aroma unico e inconfondibile delle nostre primizie gastronomiche. L'azzurro intarsiato d'argentate onde che a ogni metro ci confonde...

Tutto questo amavamo di questa splendida terra che ti condiziona fino in fondo all'anima. Ti incrocia, ti ammalia, ti seduce, ti possiede e poi ti tradisce. Come poteva il carattere nostro non essere condizionato da una forza ed una energia simile? Come potevamo essere esenti da questa potente, fatale, bastarda insularità d'animo?

Si, erano proprio queste le cose dell’estate che ci piacevano, e che ci facevano sognare. Che ci facevano buttare un occhio sù alla luna senza necessariamente aspettare che questa diventasse rossa. Ce lo buttavamo lo stesso un occhio all’insù, pensando che certi spettacoli non si potevano perdere. E infatti noi non ce li perdevamo per nulla al mondo. Ognuno coi suoi desideri, tormentato dai suoi rimpianti, emozionato dai suoi ricordi, commosso per i suoi traguardi raggiunti...

Ma cos'è davvero sta benedetta luna?

Perché ci ammalia così tanto?

E se poi ci tradisce? Se improvvisamente sparisce? Se ci elude andandosene a nascondere dietro la prima nuvola grigia che passa?

Dovremmo essere invece sempre grati alla luna. Ci aiuta ad avere pensieri più belli. Specie quando è così, piena, tonda, completa, riuscita. Anche rossa, a volte. Si dirà che è facile pensarla così.

Che son bravi tutti a formulare pensieri e desideri lanciandoli nel celeste, ma non siamo tanto sicuri di questo. Non sappiamo se tutti - osservandola - riescono a rischiarare gli intenti, a purificare gli istinti, a decifrare i comandamenti. Noi sappiamo che si può fare anche di meglio, perché se un cotanto splendore ci sa prendere la mente e la mano e ci soccorre in una sera così, in una notte calda d'estate, per non parlare più di crisi, di soldi, di morte nel mare, di scandali e corruzioni, di beghe e provocazioni, di "dargli al nero", di futuro e di giovani già vecchi, allora si può davvero fare di meglio. Mentre diventiamo più grandi e più stanchi. E ci attacchiamo ai propositi del passato. Il mondo che sempre più spesso viene trasmesso, narrato, urlato, fa girare la testa senza riuscire a spiegarci più cos'è il bello o il cercato, cos'era il voluto o il proibito, cosa ci avevano insegnato e cosa invece abbiamo capito. Un saluto, un brindisi, un prato e due chiacchiere lievi, con i bambini festanti che giocano fuori e poi andare a trovare un motivo per rinchiudersi dentro l'ennesimo sonno…

Siamo sicuri che quelle estati lì erano più retrogradi e più superate di queste qui?

Ho strizzato l'occhio alla luna e mi è parso - ma non ci giurerei - che lei me l'abbia strizzato a sua volta…