Domani, 2 agosto, a Messina l’udienza preliminare per la richiesta di rinvio a giudizio di Longo e altri 16. Si procede separatamente per Amara e Calafiore

 

È stata fissata per domani, avanti al Tribunale di Messina, l'udienza preliminare per la richiesta di rinvio a giudizio di CENTOFANTI Fabrizio DE MICHELI Gianluca FERRARO Alessandro GUASTELLA Giuseppe LONGO Giancarlo MIANO Sebastiano NASO Vincenzo PACE Salvatore Maria PERRICONE Francesco "Corrado" VENEZIA Davide VERACE Mauro AMBROGIO Ornella RAPISARDA Davide COLTRARO Giambattista SCIUTO Riccardo GASTALDI Bruno CIRASA Giuseppe (si procederà invece separatamente nei confronti degli avvocati Amara Piero e Calafiore Giuseppe).

Diverse le vicende richiamate nelle 32 pagine redatte dalla dottoressa Monica Marino, gip di Messina, ma gran parte dei reati, segnalati dal pubblico ministero Antonio Carchietti, si collega alla vicenda del centro commerciale di Epipoli.

A operare negli uffici della Procura il sostituto procuratore Giancarlo Longo; a ispirarlo gli avvocati Giuseppe Calafiore, più in primo piano, insieme all’avvocato Piero Amara, nell’interesse del gruppo imprenditoriale Frontino; a muoversi secondo mandato, come marionette, i molti consulenti, sollecitati a produrre una serie di atti “ideologicamente falsi”.

E si ricompone così il mosaico le cui tessere, sparse in anni e anni, solo alcuni (avvocati dello studio Giuliano e di Legambiente e successivamente del Comune, insieme a noi della Civetta – consentiteci questa, legittima, autocitazione) hanno potuto, o voluto, individuare via via che si svolgevano i fatti.

Un sistema impossibile se non si fosse studiato questo meccanismo quasi perfetto, un automatismo che ha funzionato anche in altre occasioni; semplice in fondo nel suo ingranaggio e possibile nell’assenza del controllo che i procuratori capo succedutisi nel tempo avrebbero dovuto esercitare; un obbligo da assolvere anche se non ci fossero state le segnalazioni degli avvocati, della stampa, di quegli stessi magistrati che ora compaiono tra le persone offese.

Il ruolo di Longo (come di altri prima di lui) – ormai lo sappiamo - era quello di “autore formale o sostanziale di atti giudiziari materialmente e ideologicamente falsi”, libero com’era di auto assegnarsi i procedimenti di indagine che potessero consentire “all'associazione” di assumere informazioni in ordine ad indagini in corso, assegnate ad altri pubblici ministeri; di creare artatamente indizi non veri grazie a opportune consulenze affidate a “tecnici” compiacenti che potessero smentire le ricostruzioni accusatorie prospettate in seno ad inchieste condotte da altri magistrati; anche di acquisire “elaborati tecnici ideologicamente falsi, suscettibili di proficuo uso da parte degli avvocati Amara e Calafiore in altre sedi (procedimenti penali, amministrativi, giurisdizional-amministrativi e civili)”.

E a distribuire le prebende messe a disposizione dai due avvocati veniva chiamato Alessandro Ferraro (dazioni dirette di contante o versamenti presso diversi sportelli bancari per Longo come per giudici del CGA “allo scopo di conseguire una determinazione favorevole nell'ambito dei contenziosi amministrativi pendenti al C.G.A. e relativi alle imprese "Open Land" (contro il comune di Siracusa) ed "AM Group" (contro la Soprintendenza ai beni Culturali di Siracusa) e in particolare una indebita sovrastima nella quantificazione del risarcimento reclamato dalle imprese ricorrenti”.

Ma Ferrraro, secondo il pm e il gip, era altresì in grado di “condizionare mediante pressioni e minacce i pubblici funzionari coinvolti nei procedimenti amministrativi di interesse per i clienti di Amara e Calafiore allo scopo di consentire a costoro il conseguimento dell'utilità finale; nonché di minacciare magistrati impegnati in determinati procedimenti e indagini rendendoli edotti della circostanza che era stata avviata - ed era ancora in corso - una attività di "dossieraggio" avente ad oggetto le relazioni, le frequentazioni e le abitudini dei predetti magistrati, e ancora di presentare denunce ideologicamente false, atte a generare procedimenti penali finalizzati alla precostituzione di elementi indiziari idonei a contrastare l'attività di indagine svolta in diversi procedimenti (iscritti presso le Procure di Siracusa e Milano)” o, possiamo aggiungere noi, disposto a calunniare, accusando direttore e vicedirettore della Civetta di estorsione con lo scopo di intimidire e mettere così il bavaglio all’unica voce, insieme a Magma, pronta a svelare i misfatti.

A supporto, a fare da cassa di risonanza, “destinatario di pagamenti da parte di Amara Piero, con il compito di divulgare, mediante articoli di stampa del periodico "Il Diario" (in taluni casi redatti direttamente da Amara), reiterate affermazioni di natura diffamatoria in danno dei magistrati Bisogni Marco e Pagano Tommaso”, c’era Giuseppe, detto Pino, Guastella. Anche lui pronto a gettare fango “distese le spanne” su noi della Civetta, insieme ad altri che ora fanno finta di aver dimenticato offese e oltraggi.

L’Open Land per il centro commerciale sull’Epipoli, l’Emmea per il programma costruttivo a ridosso delle mura dionigiane, la discarica Cisma, la rete delle consulenze infedeli: se domani ci sarà il rinvio a giudizio, queste vicende torneranno a sgranarsi, come un rosario blasfemo, sotto i nostri occhi.