Maniace: una soprintendenza schizofrenica che ha detto tanti no Ottimo il recupero ma amministrare significa governare

 

Ci sono andato. Molto empiricamente sono andato all'OSS, tanto per capire di che si parla (esercizio non così scontato).

Notazioni architettoniche: considerando che era notte e che sono orbo, l'impatto del manufatto è evidente, certamente non superiore a quello della simpatica sede del Consorzio Plemmirio, della casermetta costruita dopo il ponte e soprattutto della splendida caserma che ha, da secoli, occluso la vista sul castello e che è, a mio parere, la madre di tutte le porcherie.

Anche se sono assai meno qualificato, mi permetto di dissentire dalla dottoressa Basile: non credo che lo spazio della piazza d'armi sia in alcun modo legato alle logiche costruttive ed architettoniche del castello ma sia semplicemente derivato dalla chiusura di un pezzo di città effettuata dai militari quando le esigenze belliche hanno richiesto spazi diversi.

Il risultato è stato che per secoli la punta estrema di Ortigia è stata negata ai suoi abitanti, e come fruizione e come semplice vista. Anzi è stata riservata alla fruizione di poveri inutili soldati di leva che trascorrevano inutilmente un inutile anno sotto la guida di inutili ufficiali che trascorrevano lì inutilmente un'inutile vita.

Finalmente i militari sono andati via, l'edificio (e la relativa piazza) è passato a due benemerite istituzioni: la soprintendenza e la facoltà di architettura.

Ci saremmo immaginati una festa per la liberazione di uno spazio e di un monumento di tale valore, ma il cancello è rimasto chiuso e la piazza d'armi (ha ragione Francesco Italia) è diventata comodo parcheggio per i dipendenti di quella sovrintendenza alla quale pure è demandata non solo la tutela ma anche la fruizione del bene culturale.

Certo, a differenza della sovrintendenza, la facoltà di architettura non ha obblighi istituzionali nei confronti della città, ma non sarebbe stato male se chi per mestiere studia gli spazi urbani ed architettonici avesse proposto o immaginato un uso più congruo del piazzale. Evidentemente il parcheggio è un bene prezioso. 

Detto questo, il comune ha sollecitato ed indirizzato l'intervento dei privati ritenendolo il modo più idoneo (e rapido) per rivitalizzare la piazza. Non entro nel merito di eventuali illegittimità, sta ad altri appurarle, ma il punto debole della soluzione adottata è che, così facendo, il comune ha rinunziato al suo compito/privilegio di ridisegnare lo spazio, magari attraverso un concorso di idee. Non ci troviamo nella piazza di qualche sconosciuto paesino anni 60, ci troviamo di fronte ad un capolavoro dell'architettura federiciana che richiede un intervento all'altezza della situazione. Voliamo alto. Non esprimo un giudizio estetico sulla sistemazione, anche perché (l'ho detto) c'era troppo buio; poniamo anzi che, per puro caso, sia bellissima: nondimeno sarebbe stato comunque un errore non aver nessun controllo, se non di tipo censorio, su di un progetto importante e delicato.

E passiamo all'evento di per sé. 

L'altro ieri ho potuto fruire di questo spazio, ed è stato bello. C'ero stato altre volte per altri concerti ed una volta persino per un dj set, ma non ricordo polemiche in proposito.

Il livello musicale è stato straordinario. I ragazzi (per lo più autoctoni ma con una discreta percentuale di import) carini, educati. L'organizzazione impeccabile: sorveglianza discreta ma capillare, distribuzione di buste per i rifiuti, nessun assembramento né in entrata né in uscita.

Certo il pensiero che il povero Pippo e gli altri abitanti della zona sentissero tremare le pareti di casa e che certamente non potessero dormire mi ha impedito di godere a pieno della musica.

Quando (all'una e venti) il concerto più importante è finito, non ho colto la necessità di un'ulteriore esibizione prima che la festa continuasse dalle tre in poi in campagna, vicino a Canicattini. Anzi, per dirla tutta, non ho capito neanche perché non si è concluso a mezzanotte, magari rinunziando a qualche gruppo spalla.

Pippo e tutti noi avremmo molto gradito ed il festone in campagna sarebbe stato ancora più bello e partecipato. Questa ritengo sia la funzione di indirizzo e mediazione fra interessi che una politica "alta" deve assumere.

Resta il problema della pressione antropica sulla povera isola.

È davvero così diversa da quanto succede a Spoleto, Santarcangelo, nei borghi toccati da Umbria jazz?

Il problema non sono i 4 giorni di festival, il problema è l'avvilente quotidianità dell'apericena con musica a palla, del dopocena alla marina che comincia all'una di notte, dell'assurda concentrazione di tutte le attività ludico-ricreative nell'isola. Se nella piazza di Perugia si svolge Umbria Jazz nessuno protesta, ma se qualcuno pensasse di farci discoteca ogni week end se lo porterebbero in manicomio.

Il problema non è che per 4 giorni viene interdetto il parcheggio in piazza Federico di Svezia, ma l'incubo quotidiano che i residenti e i malcapitati turisti motorizzati devono affrontare.

Il problema è individuare da subito aree di espansione dell'offerta ricreativa guidando questo processo che, dove può, si sviluppa autonomamente (vedi la colonizzazione di corso Umberto) ma quando si scontra, che so, con una caserma usata solo per fare venire in vacanza a Siracusa a 10 € a notte i membri delle forze armate, o con una fabbrica dismessa da settant'anni paralizzata dall'incrocio di interessi contrapposti, allora ha bisogno dell'intervento della mano pubblica.

Se Rimini fosse rimasta solo Rimini, e avesse accatastato nel suo centro tutti i locali, i ristoranti, le discoteche, il fenomeno della riviera romagnola non sarebbe mai esistito, ed alla seconda notte senza dormire la famigliola tedesca si sarebbe rimessa sulla sua audi alla ricerca di più quieti lidi.

Sarà che non riesco (stupidamente?) a dimenticare di aver perso un'azienda (ed una decina di posti di lavoro) davanti al fermo "no" ad una passerella di legno, ed ho dovuto discutere di estetica con un geologo, presumibilmente assunto con la 285, che mi spiegava come in quel porto sarebbero dovute entrare solo barchette tipiche di legno, sarà che mentre spendevo 700.000 lire ed un mucchio di carte per poter posizionare un vaso su un molo, accanto vedevo sorgere piattaforme in cemento sull'acqua con relativo ristorante annesso e il Des Etrangers crescere di un piano e vedevo approvare un progetto di non so quante migliaia di metri cubi sulle sacre rive del porto aretuseo, sarà perché mi piace la piramide del Louvre e persino il progetto di Meier per l'Ara Paris, sarà per questo che mi pare fuori luogo tutto questo stracciarsi le vesti. Anche perché quello che si vede sotto molto spesso è poco bello.