Arturo Linguanti: “Lungo le vie e nelle piazze abusivismo dilagante in molti settori merceologici”

“Per chi vende nei mercati dell’usato dovrebbe scattare l’obbligo di dotarsi di partita iva, rilasciando lo scontrino fiscale, alla stregua di qualsiasi altro operatore commerciale su area pubblica"

"Nei primi dieci mesi del 2014, ogni giorno, in Italia, hanno chiuso i battenti 135 imprese del commercio. Nel periodo considerato il saldo tra imprese cessate e imprese avviate è di meno 22mila". È con questi dati, di grande preoccupazione, che il presidente della Confesercenti Arturo Linguanti ha iniziato ad analizzare la situazione locale del commercio in una nota inviata al Prefetto di Siracusa. Certamente un trend negativo conseguenza del crollo dei volumi delle vendite a seguito della drastica riduzione della quota di reddito delle famiglie spendibile in consumi, nonché del peso ormai divenuto insostenibile per le piccole e medie imprese degli oneri tributari, in specie di quelli comunali, ma su cui gravano anche le diffuse e crescenti pratiche commerciali distorsive della concorrenza.

"Su base nazionale il nostro osservatorio stima in tre miliardi di euro il fatturato generato da competitor che operano o abusivamente o che indebitamente beneficiano di regimi agevolati, con un mancato introito per il fisco di circa un miliardo di euro. Nella nostra provincia riteniamo che le varie diffuse forme di concorrenza sleale sottraggano alle aziende commerciali, della somministrazione e della ristorazione circa il 15% di fatturato", nota Linguanti.

Tra le più rilevanti fenomenologie distorsive della concorrenza c'è al primo posto l’abusivismo commerciale sulle aree mercatali, e più in generale sulle aree pubbliche. "Ogni due operatori che esercitano legittimamente le loro attività commerciali su un’area mercatale o su un’area pubblica mediamente ce n’è uno (non necessariamente d’origine extracomunitaria) che esercita o illecitamente (in quanto sprovvisto di autorizzazione amministrativa, di iscrizione camerale, di partita iva e di posizione contributiva) o comunque illegittimamente (in quanto non assegnatario di regolare posteggio). Lungo le vie e nelle piazze inoltre sono frequenti le vendite irregolari di prodotti ortofrutticoli e del pane, il cui consumo – per inciso, essendo non rispettate le norme igienico–sanitarie e quelle in materia di autocontrollo – costituiscono un rischio grave per la salute degli acquirenti".

E strettamente legato all’abusivismo è il fenomeno delle contraffazioni che, a livello nazionale, si stima abbia un fatturato di circa sette miliardi di euro che si trasferiscono dalle tasche degli italiani ad organizzazioni criminali che gestiscono, anche nella nostra provincia, i canali distributivi e di vendita.

"Il fenomeno criminoso delle contraffazioni è spesso correlato alla capillare diffusione di attività commerciali gestite prevalentemente da operatori cinesi, ma lontano da noi ogni pregiudizio di stampo razzista in quanto mera rilevazione - precisa Linguanti -. A tal proposito si dovrebbe prestare particolare attenzione e monitorare le frequenti e crescenti acquisizioni da parte di questi soggetti di attività commerciali, della ristorazione e della somministrazione, nonché di locali a destinazione commerciale, che spesso sono indicative di notevoli disponibilità di liquidità.

“Ma vanno anche aggiunti i mercati dell’usato che, quando non sono eventi del tutto occasionali bensì ricorrenti, dovrebbero prevedere per i partecipanti l’obbligo di dotarsi di partita iva, rilasciando lo scontrino fiscale, alla stregua di qualsiasi altro operatore commerciale che esercita l’attività su un’area pubblica".

E in questo contesto una particolare attenzione meritano anche i mercati degli agricoltori che, quando vendono direttamente prodotti dei propri fondi, sono esentati dagli obblighi fiscali previsti per il commercio al dettaglio in generale, tra cui il rilascio dello scontrino fiscale, e sono agevolati dall’applicazione di regimi iva speciali. "Per risanare il settore occorrerebbe che le autorità di controllo competenti verificassero l’effettivo possesso del loro status di produttori agricoli".

E infine un'ultima notazione del presidente della Confesercenti sui circoli privati e le associazioni, paravento, spesso, di veri e propri pubblici esercizi, dove si effettua abusivamente la somministrazione di alimenti e bevande e/o la ristorazione. "Per loro non c’è alcun obbligo di iscrizione alla Camera di Commercio, né di adempimenti fiscali (Irap, Ires). Un’ulteriore causa di sofferenza per i commercianti cosiddetti regolari" chiosa Linguanti.