Se n’è letto qualche cenno nei programmi dei candidati a sindaco, eppure è un affare da non meno di 150 milioni

 

La Civetta di Minerva, 8 giugno 2018

Campagna elettorale infuocata quella del 2018. Si tratta di eleggere il Sindaco e il Consiglio Comunale di Siracusa. Molti e complessi i problemi dibattuti: la gestione dell’acqua, quella dei rifiuti, la tutela del patrimonio artistico e architettonico, la salvaguardia dell’ambiente e del paesaggio, e con questi lo sviluppo del turismo, la riqualificazione delle periferie e la lotta alla povertà e al degrado. Molti e complessi i problemi che gli eletti dovranno affrontare.

Un tema è rimasto però in disparte. Solo qualche cenno, qualche citazione nei programmi dei candidati. Eppure avrebbe meritato grande attenzione. Avrebbe dovuto guadagnare i riflettori delle varie passerelle. Avrebbe richiesto puntualizzazioni e impegni da parte degli aspiranti sindaci. Con molta probabilità sarà in futuro la madre di tutte le battaglie. La costruzione del nuovo ospedale di Siracusa è un affare che vale non meno di 150 milioni di euro. Un indotto, sia in termini economici sia di clientela, non indifferente.

Ovviamente per alcuni non si tratta di dimenticanza, di sottovalutazione. Piuttosto il tema necessita di un basso profilo. Non è utile scoprire ora le carte, non conviene innescare polemiche che potrebbero compromettere un’altra volta quello che è sfuggito alcuni anni fa.

Il cartello sembra essersi ricompattato, ci sono dentro sostenitori e detrattori dell’impresa già tentata. Ma non importa, un accordo si può sempre trovare. È la politica, bellezza. Quella con la più piccola, piccola.

Bisogna prima di tutto trovare il terreno. E sembra che sia stato già trovato, ma non è perfettamente adeguato. E allora i tecnici si sbizzarriscono ad inventare nuove e brillanti soluzioni dell’ingegneria ospedaliera. Sembra che oggi non sia più indicato costruire ospedali che si sviluppano in verticale, i cosiddetti monoblocchi. Piuttosto è meglio l’estensione orizzontale, detta anche a “monoblocchetti”. Sarà perché si adatta meglio alla geometria del terreno individuato.

Dopo il terreno c’è il problema della modalità di gara. Perché non riprendere il discorso del project financing? Magari, questa volta, buona parte degli oppositori si faranno coinvolgere.

Ed infine l’ultimo ostacolo. Chi dovrà gestire l’operazione deve fornire indubitabili garanzie.

Le grandi manovre sono iniziate da tempo, la scelta del “gestore” è uno dei temi più caldi ma anche più sotterranei di questa campagna elettorale. Tutto si tiene. Benché non ne sentiamo parlare, è uno dei temi più discussi in certi ambienti. Non mi riferisco certamente alla ditta che sarà il project manager né a quella che eseguirà i lavori. C’è tempo per avere garanzie da queste. Piuttosto la lotta, la battaglia, la guerra, riguarda la direzione dell’azienda che dovrà promuovere l’appalto.

Confessiamo, si tratta di speculazioni, di processi alle intenzioni. Preferiamo però mettere le mani avanti, prima che altri le mettano sull’affare e sulla città.