Interrogazione del deputato regionale 5Stelle Stefano Zito sull’Asp di CT, capofila, tenuta a rinegoziare i contratti

 

La Civetta di Minerva, 22 giugno 2018

Farmaci costosissimi finché coperti da brevetto, a prezzi decisamente abbordabili quando entrano nel libero mercato. Farmaci “esclusivi”, salva vita, essenziali per i malati, che da soli impegnano decine di milioni di euro della spesa sanitaria regionale e, dunque, da acquisire al minor costo non appena possibile.

Nella logica della più stringente spending rewiew la legge n.135 del 2012 stabilisce che “Qualora sulla base dell'attività di rilevazione di cui al presente comma, nonché sulla base delle analisi effettuate dalle Centrali regionali per gli acquisti anche grazie a strumenti di rilevazione dei prezzi unitari corrisposti dalle Aziende Sanitarie per gli acquisti di beni e servizi, emergano differenze significative dei prezzi unitari, le Aziende Sanitarie sono tenute a proporre ai fornitori una rinegoziazione dei contratti che abbia l'effetto di ricondurre i prezzi unitari di fornitura ai prezzi di riferimento come sopra individuati, e senza che ciò comporti modifica della durata del contratto. In caso di mancato accordo, entro il termine di 30 giorni dalla trasmissione della proposta, in ordine ai prezzi come sopra proposti, le Aziende sanitarie hanno il diritto di recedere dal contratto senza alcun onere a carico delle stesse, e ciò in deroga all'articolo 1671 del codice civile. Ai fini della presente lettera per differenze significative dei prezzi si intendono differenze superiori al 20 per cento rispetto al prezzo di riferimento”.

Un chiaro dettato dell’articolo 15, quindi, che consente alle ASP di liberarsi da rapporti contrattuali divenuti “capestro” passando a farmaci a prezzi più ragionevoli, da mercato appunto, concorrenziali; compito affidato all’Asp di Catania, l’azienda sanitaria individuata in Sicilia quale capofila per l’espletamento delle procedure dirette alla selezione del contraente e alla stipula di ciascun singolo contratto con le imprese risultate aggiudicatarie per la fornitura di determinati prodotti farmaceutici inclusi nel prontuario terapeutico ospedaliero regionale (oggi però le competenze in materia sono attribuite alla Centrale Unica di Committenza).

La procedura indicata nella norma appare chiara e se anche restano imprecisati i termini entro cui le Asp sono “tenute” a rinegoziare i contratti, non c’è alcun dubbio che il principio regolatore non possa che essere la tempestività. Ciò però non sempre è accaduto, e forse ancora adesso non accade: ed è proprio su questo che si incentra una delle ultime interrogazioni presentate all’ARS dal deputato regionale Stefano Zito del Movimento 5 Stelle; un’interrogazione lasciata in realtà in stand by per alcuni anni in attesa che la segnalazione informale del deputato agli organismi competenti producesse quegli effetti che invece non sono mai arrivati.

Nelle lungaggini burocratiche, e per procedure discutibili, farmaci equivalenti, che avrebbero potuto essere acquistati con modica spesa, hanno mantenuto prezzi altissimi (poche decine di euro contro centinaia) con un danno non quantificato ma di certo nell’ordine di centinaia di migliaia di euro per le casse regionali.

Sono regolari le singole procedure negoziate attivate dall’Asp di Catania, una volta scadute le coperture brevettuali durante il periodo di validità dei contratti di fornitura, senza alcun bando di gara? chiede Stefano Zito nella sua interrogazione. In realtà - si evidenzia subito - una simile procedura è ammessa solo per le fattispecie previste tassativamente dalla legge tra cui rientrano i casi di “situazione di estrema urgenza” quale non può certo considerarsi la “normale” scadenza di un brevetto. Nel caso in esame, invece, l’Asp, in un primo momento, ha rinviato alla lett. c) dell’art. 57, comma 2, del D.Lgs. 163/2006 che consente di ricorrere alla procedura negoziata senza previa pubblicazione del bando di gara per far fronte, nella misura strettamente necessaria, ad una situazione di estrema urgenza, risultante da eventi imprevedibili e non imputabili alla stazione appaltante, incompatibile con i termini imposti dalle procedure aperte, ristrette o negoziate previa pubblicazione di un bando di gara; successivamente si è limitata a richiamare l’art. 57 del D.Lgs. 163/2006, senza neppure specificare quale fra le ipotesi tassativamente elencate da tale disposizione normativa legittimasse, a suo avviso, il ricorso al suindicato modulo negoziale.

Eppure la giurisprudenza consolidata ritiene illegittimo il ricorso a tale procedura se l'urgenza di provvedere sia addebitabile all'Amministrazione per carenza di adeguata organizzazione o programmazione, ovvero per sua inerzia o responsabilità.

E nel caso di notevoli ritardi nell'espletamento delle gare volte alla stipula di contratti di fornitura più vantaggiosi - capita infatti che l’esecuzione delle prestazioni sia disposta in via d’urgenza e cioè prima della stipula del contratto, quindi il momento a partire dal quale comincia ad applicarsi il prezzo più vantaggioso potrebbe precedere il momento della stipula del contratto – potrebbe accadere, come probabilmente è accaduto, che le Aziende Sanitarie Provinciali e Ospedaliere della Regione Siciliana abbiano continuato, per mesi, ad acquistare farmaci, non più coperti da brevetto, ai prezzi offerti dalle ditte ex Branded, ben maggiori rispetto a quelli dei farmaci equivalenti, sostenendo così costi ingiustificati.

Ed è anche avvenuto che, a una gara Consip per 300 lotti di farmaci (antitumorali, gastroprotettori e antiepilettici in fiale, e molte altre classi terapeutiche in fiale e in compresse), ad alto valore per la spesa regionale, non abbia partecipato nessuno. Troppo bassi i prezzi posti a base d’asta rispetto a quelli reali di mercato, tali quindi da non consentire a nessuna azienda di presentare un’offerta che potesse garantire un pur minimo guadagno. Così si sono lasciati i Farmacisti ospedalieri e territoriali delle Aziende nella difficoltà di reperire loro stessi i farmaci a miglior costo, senza poter ottenere però una omogeneità dei prezzi, con evidenti anomalie e difformità di gestione delle risorse aziendali e sforamento dei budget di spesa.

Anche in questo caso, a provvedere all’organizzazione e alla gestione unificata delle procedure di acquisto, era chiamata l’Asp di Catania.

Tenuto conto degli altissimi costi sostenuti dalla regione Sicilia, decine di milioni di euro, è evidente che se le procedure di ricontrattazione fossero espletate nei tempi e nelle modalità più opportune, il risparmio potrebbe essere notevole e nuove risorse finanziarie potrebbero essere allocate su altri capitoli di spesa, ad esempio sull’acquisto di terapie innovative ad alto costo per le quali un servizio sanitario regionale evoluto deve/dovrebbe garantire l’accesso ai pazienti.

L’interrogazione di Stefano Zito ricorda che la Sicilia per i costi della sanità, con il suo sesto posto, si colloca nella top ten delle regioni (8,8 mld di euro nel 2016), che gli 846 mln di euro di spesa per prodotti farmaceutici, sui complessivi 11 mld nazionali, incidono per il 9,6% sulla spesa sanitaria corrente e che i debiti verso i fornitori a quella data ammontavano a 1,7 mld.

Una spesa da ridurre anche sulla base di quel piano di rientro cui la Sicilia, insieme a Lazio, Abruzzo, Molise e Campania, è sottoposta sin dal 2007.

“I pregiudizi patrimoniali subiti dall'amministrazione, in conseguenza della complessiva condotta descritta, potrebbero integrare gli estremi del danno erariale” e le eventuali responsabilità vanno individuate, conclude Zito chiedendo una risposta urgente.

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