La gestione dell’Ufficio e i rapporti con i sostituti – Caso Coltraro, il Procuratore chiese a Pagano di astenersi dal trattare il procedimento

La Civetta di Minerva, 8 giugno 2018

Secondo il CSM tra i doveri a cui il procuratore Giordano è venuto meno vanno anche annoverati quelli di sostenere e difendere i propri sostituti. Questo non sarebbe avvenuto né nei confronti del dottor Tommaso Pagano né nei confronti della dottoressa Magda Guarnaccia.

Nel primo caso Giordano avrebbe chiesto a Pagano di astenersi dalla trattazione del procedimento penale a carico del notaio deputato regionale Giambattista Coltraro, indagato per reati contro la pubblica amministrazione e la fede pubblica nonché destinatario di una misura cautelare di natura interdittiva, confermata in sede di impugnazione, in quanto l’indagato, difeso dall'avvocato  Giuseppe Calafiore, lo aveva denunciato alla Procura di Messina.

Ma in realtà Pagano, secondo il CSM, non aveva alcun dovere di astenersi in quanto le “gravi ragioni di convenienza” (questa la motivazione di Giordano) che consentono al pubblico ministero di astenersi dalla trattazione delle indagini non possono certo consistere nell’inimicizia dell’indagato verso il magistrato né tanto meno nella presentazione di denunce da parte dell’indagato nei confronti del magistrato, perché altrimenti ciascun indagato o imputato potrebbe facilmente sbarazzarsi del magistrato che lo indaga o lo giudica... Il procuratore, dinanzi ad un giovane magistrato che si trovava a gestire un delicato procedimento contro un indagato facoltoso e potente" avrebbe dovuto "sostenerlo e difenderlo".

Ed egualmente, nei confronti della Guarnaccia, "tanto più alla luce delle abituali e non celate anomale modalità comportamentali" dell'avvocato Calafiore, "sarebbe stato doveroso segnalare il fatto al Consiglio dell’Ordine, informando riservatamente il sostituto della circostanza".

L'avvocato Calafiore infatti, dinanzi al motivato diniego del sostituto di accogliere la sua richiesta di effettuare, tramite l’istituto delle indagini difensive, l’interrogatorio di un indagato in un procedimento in fase investigativa, pertanto senza alcuna discovery, "in maniera senza dubbio aggressiva e poco corretta, non soltanto aveva nuovamente insistito ma aveva preavvertito la Guarnaccia che, in caso di mancato accoglimento della richiesta nuovamente presentata, avrebbe presentato un esposto contro di lei".

Non solo. Nel contestare al procuratore Giordano di non aver adeguatamente vigilato sulle assegnazioni dei fascicoli aperti, il CSM ripercorre la vicenda relativa al procedimento per il presunto complotto ai danni dell’amministratore dell’Eni Claudio Descalzi secondo quanto riferito dal procuratore aggiunto Fabio Scavone.

La vicenda è nota ai nostri lettori. Mentre la procura di Milano indagava sull'amministratore dell'Eni Claudio Descalzi per un grave episodio di corruzione internazionale (prezzo del reato: un miliardo di euro) consumato in Nigeria nell'interesse di Eni, anche la Procura di Siracusa nel 2015 apriva un procedimento penale relativo ad un preteso falso dossier ordito da soggetti nigeriani contro lo stesso Descalzi allo scopo di denigrarlo ed incastrarlo. Il procedimento era scaturito da una denuncia presentata da Alessandro Ferraro, legato ad Amara, che ricordiamo essere avvocato Eni, e con lui coimputato in un processo per reati tributari, nonché autore delle dichiarazioni in base alle quali il sostituto procuratore Maurizio Musco aveva aperto un procedimento penale contro due calciatori, in lite con il Catania calcio, a sua volta difeso dall'avvocato Amara; procedimento alla base di un giudizio penale a carico dello stesso Musco, conclusosi in appello con affermazione di responsabilità e dichiarazione di prescrizione del reato.

Ferraro aveva presentato la denuncia il 14 agosto del 2015, giorno in cui tanto Giordano quanto Scavone erano in ferie. Così Longo, in quel giorno procuratore facente funzioni, si era auto assegnato il fascicolo senza informare né il procuratore capo né l’aggiunto, in violazione delle disposizioni dell'ufficio sulle assegnazioni degli affari derivanti dal turno esterno. Divenuta poi di pubblico dominio la notizia del procedimento istruito da Siracusa, il sostituto dell'ufficio milanese Fabio De Pasquale si era recato a Siracusa per sollecitare l'invio del fascicolo a Milano, cioè alla procura competente.

Nonostante ciò, non solo Longo non era stato rimosso dal settore relativo ai reati di pubblica amministrazione ma, compiuti ormai i dieci anni previsti in uno stesso ambito, era stato inserito da Giordano in quello relativo ai reati tributari, proprio dove erano aperti vari procedimenti a carico di membri del gruppo Frontino, "procedimenti che hanno continuato ad essergli assegnati".

E proprio sui criteri organizzativi dell’ufficio i sostituti procuratori avevano presentato un esposto non accolto però dal Consiglio giudiziario che aveva considerato “la proposta del procuratore motivata ed esente da profili di illegittimità".

Di altro avviso il CSM, che non solo aveva ritenuto le modifiche effettuate "senza un'adeguata ponderazione del flussi di lavoro e senza un interpello" ma anche immotivate, eccessive rispetto alla mera necessità di provvedere solo a tre scoperture. Scelte quindi "illogiche e carenti": "non rimane scevra da perplessità la decisione di spostare diversi magistrati da un gruppo a un altro in assenza di disponibilità da parte loro, anche perché non giustificata da principi di minore anzianità nell'ufficio o di ruolo"; arbitraria anche la decisione di "inserire magistrati in gruppi di maggiore valorizzazione professionale senza precisa richiesta da parte loro”; e, in particolare (nel testo il passaggio è sottolineato), non condivisibile la decisione del procuratore di "valorizzare la professionalità del magistrato Musco", anche perché fondata su circostanze di fatto valutate in maniera difforme per altri sostituti.

Il tutto, per il CSM, si era rivelato idoneo a "demotivare 1'apporto del singolo al gruppo di appartenenza, frammentare le professionalità acquisite ... e in sintesi compromettere la coesione dei sostituti nello svolgimento del lavoro e nel reciproco coordinamento". Da qui la delibera n. 840\2016 con cui si invitava Giordano "a rivalutare i provvedimenti assunti". Cosa sì avvenuta ma, nota il CSM, "Sono rimaste però le cicatrici, sul piano del rapporto fiduciario tra sostituti e procuratore capo, ulteriormente ed ampiamente alimentate da tutti gli episodi di cui si è riferito".