Il procuratore capo non poteva non essere a conoscenza che "la circostanza dei patologici rapporti tra l’avvocato Amara e il dottor Musco è stata al centro anche di una pronuncia della Cassazione (ordinanza n. 18647/2015)”

 

La Civetta di Minerva, 8 giugno 2018

Più approfondito il passaggio che riguarda il dottor Maurizio Musco perché proprio la sua collocazione nel settore criminalità economica, decisa da Giordano, ha  rappresentato uno dei motivi per cui il CSM ha accolto i rilievi presentati dai sostituti contro il nuovo progetto organizzativo voluto da Giordano.

Il procuratore capo non poteva infatti non essere a conoscenza del fatto che "la circostanza dei patologici rapporti tra l’avvocato Amara e il dottor Musco è stata al centro anche di una pronuncia della Cassazione (ordinanza n. 18647/2015), con la quale è stata accolta la richiesta di rimessione del processo ex art. 45 c.p.p. presentata dall’imputato Pasquale Alongi relativamente ad un processo pendente a Siracusa. A fondamento di tale pronuncia della Corte di Cassazione, sicuramente indicativa della grave situazione ambientale venutasi a determinare, vi sono state sia le ragioni di astio dell’avvocato Amara contro il dottor Alongi, funzionario di polizia che aveva indagato su di lui (anche nella vicenda in cui è maturato il suddetto precedente penale ex art. 326 c.p.), sia la situazione di inquinamento ambientale rappresentata dalla presenza del dottor Musco nella Procura di Siracusa".

I rapporti di frequentazione e di debito/credito tra Amara, cui collega di studio è Calafiore, e il sostituto Maurizio Musco - ricorda il CSM - sono stati accertati da una sentenza penale passata in giudicato, con la quale Musco è stato condannato alla pena di un anno e otto mesi di reclusione per abuso d’ufficio (la condanna in secondo grado è del dicembre del 2015; la pronuncia definitiva della Cassazione è del febbraio del 2017; allo stato il Musco è stato trasferito d’ufficio alla Procura di Sassari per ragioni cautelari disciplinari).

Eppure il procuratore Giordano, nonostante gli interessi imprenditoriali in loco sia di Amara sia del gruppo Frontino, i cui membri erano spesso difesi dallo stesso avvocato, ha ricollocato Musco (tornato alla Procura di Siracusa dopo la revoca dell’iniziale trasferimento d’ufficio alla Procura di Palermo) nel settore criminalità economica,.

A Musco vengono anche affidati alcuni fascicoli scaturiti da denunce penali di vari subappaltatori nei riguardi di persone del gruppo Frontino, la cui società madre (Open Land) aveva dato loro in commissione dei lavori, senza poi pagarli ed escogitando un meccanismo fraudolento così descritto dal dott. Lucignani: “Il gruppo Frontino… aveva frodato tutti i subappaltatori, perché le società che effettivamente facevano i contratti con i subappaltatori, con le teste di legno, in qualche modo scomparivano. Una era stata intestata a un soggetto ivoriano ed era stata trasferita in fretta e furia in Costa d’Avorio, una era fallita e l’altra in procinto di esserlo, quindi quasi nessuno era stato pagato”.

Inoltre i procedimenti scaturiti dalle denunce per truffa dei vari subappaltatori, nonostante le rassicurazioni al dottor Lucignani, non vennero riuniti al procedimento per bancarotta, frode fiscale e truffa ai danni dello Stato di cui quest’ultimo era titolare, ma vennero autonomamente affidate a Musco; assegnazioni mantenute in essere da Giordano nonostante le rimostranze dello stesso Lucignani e nonostante il legale dei denuncianti avesse lamentato il modo "un po’ brutale" di condurre le sit da parte di Musco.

Di nessun rilievo per il CSM la motivazione con cui Giordano cerca di giustificare tali scelte: "Il dottor Musco venne inserito nel settore criminalità economica su sua richiesta ed anche perché, dopo le iniziali assoluzioni penali e disciplinari, i rapporti tra lui e l’avvocato Amara avevano “perso di attualità” ".

Ma "l'obiettivo appannamento dell'immagine professionale" di Giordano viene altresì determinato dai suoi rapporti con lo stesso Amara e soprattutto con Calafiore (l'indagato Calafiore, scrive il CSM) più volte ricevuto nel suo ufficio, così come riferito dal dott. Scavone: "Pochi giorni prima dell’arrivo della Prima Commissione a Siracusa, lo stesso giorno in cui una consigliera comunale (Simona Princiotta), assistita di Calafiore, in conferenza stampa ha accusato i sostituti Lucignani, Palmieri e Nicastro di gravi reati, l’avvocato Calafiore è rimasto “per un’ora e mezza” nella Sua stanza (così ha riferito il dott. Nitti); quando la Procura di Messina ha chiesto la restituzione di un fascicolo di indagini (in origine trattato dalla stessa Procura messinese perché, insieme con Calafiore, era indagato anche Longo, e successivamente trasmesso alla Procura di Siracusa in seguito all’iniziale archiviazione della sola posizione di Longo), Giordano, secondo quanto riportato dal dottor Antonio Nicastro si infastidì “moltissimo” e disse: “Questi cosa vogliono, prima ci restituiscono il fascicolo, ora lo vogliono indietro, ma perché hanno ottenuto la riapertura delle indagini, come hanno fatto ad ottenere la riapertura delle indagini?”.

E, prima di mandare gli atti a Messina, decise di interrogare Calafiore, nonostante fosse evidente la competenza della Procura messinese e nonostante la scarsissima inutilità dello stesso interrogatorio sul piano investigativo.

"E anche l’avvocato Amara, imputato per reati di natura tributaria a Siracusa e gravato da un precedente penale per il delitto di cui all’art. 326 c.p., è stato da lei ricevuto in ufficio (come riferito dal dottor Scavone)".