La Civetta di Minerva, 25 maggio 2018

La terapia del digiuno, i limoni, il bicarbonato di sodio, le nuove cure miracolose nascoste da Big Pharma, l’effetto anti-cancro degli estratti di piante come la portulaca oleracea o la Kalanchoe, l’aloe vera. Sono alcune delle centinaia di bufale che circolano in rete sulla cura del cancro. Nel 2017 quasi nove milioni d’italiani sono stati ‘vittime’ di fake news nel campo della salute, in particolare in oncologia e sulle vaccinazioni.

“E il cancro è l’area della medicina più vulnerabile da questo punto di vista”. Lo ha spiegato Fabrizio Nicolis, presidente di Fondazione AIOM, l’Associazione italiana di oncologia medica, che ha presentato oggi al ministero della Salute il portale contro le fake news in oncologia: www.tumoremaeveroche.it.

Sui social network circolano 400 bufale su presunte cure alimentari, cibi ‘super’ e da evitare inclusa la digiuno-terapia, oltre 175 sulle cure alternative spaziando dal metodo Di Bella, alla cura Hamer fino all’uso del bicarbonato. Più di 160 le fake news sulle cause del cancro e almeno ottantacinque sulla potenzialità di auto-guarigione delle neoplasie.

"Le fake news sono false ma verosimili, hanno una natura mimetica e fanno leva su stereotipi e pregiudizi”, avverte Nicolis.

È vero che il veleno di scorpione è efficace contro il cancro? È vero che esistono cibi che consentono di prevenire i tumori? Il forno a microonde causa il cancro? È vero che esiste una cura contro i tumori ma viene occultata dalle case farmaceutiche? È vero che alla base dell’insorgenza di un tumore vi è un evento traumatico? Sono solo alcune delle domande cui rispondono gli esperti del portale tumoremaeveroche.it, da qualche giorno online.

Lo scambio di opinioni sui social network è importante perché permette di far emergere problemi spesso sottovalutati da noi medici. Servono però punti di riferimento certificati che sappiano rispondere in tempo reale alle domande dei pazienti.

Timidamente faccio notare che sarebbe meglio dubitare di se stessi quando non si sia conseguita una laurea in medicina e una pratica clinica certificata. Sembrerebbe un’ovvietà ma non lo è per niente.

(Fonte: Adnkronos)