Tanti i giovani promettenti ma anche le donne non hanno nulla da invidiare ai maschi. Le perle del team: l’iridata Martina Gionfriddo, (17 anni) e Francesco Gurciullo, quindici

La Civetta di Minerva, 25 maggio 2018

Si è disputata sabato 12 maggio, nella palestra della Boxe Rossitto, una competizione regionale di pugilato, e più precisamente la manifestazione Boxing Matches.

Si tratta di una importante vetrina regionale, che ha messo in mostra anche dei giovanissimi atleti, maschi e femmine, nell’antica e nobile arte del pugilato. In particolare si sono messi in evidenza Martina Gionfriddo, atleta della stessa palestra Boxe Rossitto (che si era già fatta notare anche a livello nazionale vincendo il torneo Italia ), Martina Musco, Leandro Giuffrida e Federico Gurciullo, quest’ultimo purtroppo penalizzato da un verdetto negativo molto discutibile. Sul ring sono saliti anche molti piccoli atleti della stessa palestra, con notevoli esibizioni anche da parte di altre ragazze già titolate a livello nazionale, come Josephine De Grande (esclusa all’Europeo in programna in Bulgaria ) e Michela Caccamo. Una palestra che adesso punta in alto, dato che ha già messo gli occhi sull’atleta Carlotta Abbate, in ritiro al centro sportivo di Assisi per recarsi poi il 20 maggio scorso in Bulgaria con la speranza di conquistare l’Europa.

Ma veniamo alla manifestazione di sabato. In particolare si sono fatte onore le ragazze, dimostrando una particolare grinta, ma allo stesso tempo anche quella lealtà sportiva che l’antichissima e nobile arte del pugilato ha sempre cercato di infondere ai suoi adepti come una massima dalla quale non si può prescindere. Una disciplina a livello femminile ancora poco conosciuta in Sicilia, ma che sta muovendo velocemente i suoi passi a livello regionale e nazionale, grazie anche all’impegno dei vari maestri e delle palestre che pian piano stanno avendo sempre più risalto nel panorama sportivo.

Uno di questi maestri è stato avvicinato e intervistato - assieme ai suoi atleti e atlete - da Giusy Minissale, sempre sensibile e presente alle manifestazioni sportive e culturali, con lo scopo di promuovere lo sport e la cultura di ogni genere nella nostra provincia, soprattutto quando sono poi i giovani a intraprendere una sana competitività agonistica, a prescindere dalla disciplina sportiva. Nell’occasione ha raccolto le testimonianze del campione Enzo Rossitto, proprietario della palestra, che ha evidenziato soprattutto i sacrifici e le rinuncia che questi ragazzi fanno per competere a livello agonistico. Nel frattempo non ha mancato di presentare all’intervistatrice le sue perle, tra cui appunto la già citata Martina Gionfriddo, 17 anni, campionessa italiana di categoria (nelle foto di Pietro Lombardo) che ha dato dimostrazione, nell’ultimo torneo nazionale svoltosi a Mondovì nel mese di marzo, di tutte le sue enormi potenzialità tecniche. Alla domanda dell’intervistatrice su come mai avesse preferito il pugilato ad altre discipline, Martina rispondeva senza indugi che aveva provato in passato altri sport a livello agonistico, ma la boxe da subito l’aveva sentita più sua, definendola una disciplina perfetta per la sua personalità, perché - specificava -  per salire su un ring ci vuole soprattutto carattere e determinazione, una buona preparazione fisica e tanto sacrificio personale.

La Gionfriddo, tanto riservata nella vita privata quanto determinata sul ring, è oramai considerata un orgoglio siracusano, perché detiene il titolo nazionale dei 60 kg Youth, oltre che essere una studentessa modello, frequenta infatti il terzo anno del liceo scientifico M.F. Quintiliano, e vanta inoltre diverse apparizioni da modella nelle sfilate di moda locali. Tra i maschi, invece, si è distinto Federico Gurciullo, 15 anni, vice campione italiano, che ha perso l’incontro con il suo avversario per un solo punto, ma siamo sicuri che questo - comunque ottimo - risultato gli darà la determinazione e la spinta giusta per i prossimi incontri, visto che il giovane boxeur possiede la grinta e le attitudini necessarie per poter fare sempre meglio. Carattere e determinazione che ha dimostrato rispondendo alla domanda “cosa vuoi fare in futuro” con un preciso e laconico « vorrei arrivare in Nazionale ».

Ci permettiamo di sottolineare che soprattutto in un ambito provinciale, questi vengono ancora comunemente ed erroneamente definiti degli sport minori, quando invece sono discipline che tendono a formare delle persone rispettose delle regole e dei loro avversari, prima ancora che degli atleti di carattere e temperamento. Bisognerebbe piuttosto far sì che questi talenti, ad oggi ancora da formare del tutto, vengano accompagnati dagli addetti ai lavori per tutto il loro percorso sportivo e umano, nel modo più consono possibile. Ma in questo c’è da dire che la palestra del maestro Vincenzo Rossitto non lascia nulla al caso e che può già vantare una scuderia di atleti e atlete di notevole valore.  Perché già di suo il pugilato obbliga gli atleti a sacrifici seri e a impegni importanti.

Se poi ci aggiungiamo che è imprescindibile per gli istruttori infondere delle regole di vita che devono valere anche al di fuori della stessa palestra, allora qui si va sul sicuro. E nel ring questi sforzi si vedono, perché i suoi atleti hanno sempre dato dimostrazione, nei vari incontri disputati, del loro valore e del loro impegno, soprattutto nel campo femminile, dove le atlete di Rossitto non hanno nulla da invidiare ai loro colleghi uomini.
Alla manifestazione ha anche assistito il dottor Francesco Italia, assessore allo sport e nuovo candidato a sindaco di Siracusa, e bisogna riconoscergli che è sovente presente quando si svolgono manifestazioni sportive o culturali nella nostra provincia, e che anche stavolta ha risposto entusiasta all’invito del maestro Rossitto per venire ad assistere ad una sana competizione agonistica che riguarda uno sport lontano dal business ma che ancora a detta di molti è considerato violento e non adatto al gentil sesso.

Niente di più sbagliato. La boxe, infatti, è uno degli sport più antichi dell’umanità. Dal punto di vista filosofico, la boxe è uno sport clausewitziano, che leggeva cioè nella guerra una sorta di trattato di pugilato. Perché questo è uno sport che vive di attrito, è totalizzante e permanente.  È fondato sulla volontà primordiale di combattere, che rappresenta il vero obiettivo dei colpi del pugile: lui colpisce il corpo per abbattere la mente e viceversa. Come in Clausewitz, la nebbia di guerra gioca un ruolo decisivo in ogni incontro ed è per questo che la boxe è sempre stato uno sport che ci da delle emozioni straordinariamente intense. Non sai mai cosa può succedere e spesso non basta usare i “metodi ortodossi” per vincere, ma si deve pensare anche a “metodi straordinari”, come  la ripetizione tecnica dei colpi, condizione necessaria ma non sufficiente per vincere.

E se per chiudere ci consentite un nostro personalissimo parere, la boxe è lo sport di chi sta al mondo perché c’è posto ma quel posto se lo vuole guadagnare. Perché il boxeur vive intensamente ogni respiro per riconoscere all’avversario e a se stesso una precisa dignità fondata sulla volontà di esistere, e quindi di lottare. Non c’è odio e non c’è rancore. C’è solo la volontà infinita di essere al mondo e di voler fare la propria parte, indipendentemente dal risultato. Questo è un concetto che è semplice da capire ma che è difficile da attuare sulla propria pelle. E allora quando il pugile abbassa la guardia, quando è troppo stanco, quando pensa di mollare perché vede i pugni che gli arrivano a raffica in faccia, quando sente che ogni singola parte del corpo vibra all’unisono con la mente, allora è lì, è proprio quello il momento giusto per continuare a resistere ancora un minuto, ancora un secondo, ancora un po’. È proprio in questo preciso istante che chi assiste all’incontro e ansima insieme agli atleti, capisce che non conta niente vincere o perdere. Conta solo essere vivi. Sentirsi vivi. E non è proprio questo ciò che noi tutti chiediamo e che noi tutti vogliamo? Vogliamo solo essere vivi. Sentirci vivi. E allora a prescindere da tutto, finita la lotta, si vuol solo abbracciare quell’altro uomo che ha condiviso con te una parte della sua vita, solo perché - anche lui - ci ha creduto fino in fondo e ha avuto il coraggio di guardarti negli occhi fino alla fine. Così come hai fatto tu.