Contaminazione acque, Pippo Ansaldi: “Un problema annoso su cui non si è mai intervenuto”. Il nuovo sindaco dovrà fronteggiare questa anomalia ponendola come priorità del suo programma

 

La Civetta di Minerva, 11 maggio 2018

2012, notte del 23 marzo: un blitz ordinato dai sostituti procuratori Delia Boschetto e Marco Bisogni, su segnalazione di un privato cittadino e dell'associazione Natura Sicula per un presunto rischio inquinamento delle acque del Porto Grande, confermato dalle successive verifiche dell'Arpa, porta al sequestro dell'impianto di depurazione di Contrada Canalicchio a Siracusa e all'acquisizione di documenti, hard disk, portatili: tutto quanto serva a far luce sulla gestione dei fanghi.

Vengono iscritti nel registro degli indagati l'ex presidente della Sai8 (società gestore dal 2008 al 2011) Riccardo Lo Monaco, il direttore generale Salvatore Torrisi, figliastro dell'ex procuratore Ugo Rossi, il dirigente Marco Ferraglio e gli ingegneri Rosario Fiore, Giampiero Pappalardo e Alessandro Aiello, responsabili dell'efficienza dell'impianto.

A seguito della richiesta degli imputati di giudizio immediato (sono trascorsi 6 anni!), presentata nella prima udienza del 26 aprile, il processo prende il via il 5 dicembre dello stesso anno.

Ad oggi sono stati ascoltati circa settanta testimoni della difesa e dell'accusa, e per il dibattimento l'appuntamento è a fine maggio. La speranza è che si arrivi alla sentenza di primo grado prima che scattino i termini di prescrizione.

Questi i tempi della nostra giustizia. Qui la causa della sostanziale inutilità delle lotte per la legalità, della dilagante sfiducia nei confronti delle istituzioni.

E nell'attesa la cronaca, il 27 aprile scorso, registra un nuovo sequestro all'impianto; questa volta della centrale di sollevamento in contrada Fusco, la cosiddetta Storm Tank,per "immissione di rifiuti liquidi e solidi in acque superficiali e sotterranee, distruzione e deterioramento dell'habitat naturale": dalle indagini avviate già a partire dal 2016 dalla Guardia costiera di Siracusa e dal Corpo forestale, scrivono i magistrati, sarebbe emersa "una massiccia contaminazione da reflui fognari delle acque del canale Grimaldi: solidi sospesi totali, escherichia coli, azoto ammoniacale e azoto nitroso".

Ancora una volta, come nel passato (cambia solo il gestore: non più la Sai8, fallita per un passivo di ben 74 milioni di euro, soldi dei cittadini,bensì la Siam), lo scarico "di emergenza" che confluisce nel canale sarebbe stato utilizzato in maniera abusiva (si è ipotizzata l'esistenza di un bypass, così Vinciullo in una sua dichiarazione) e non, secondo quanto previsto, a seguito di una reale necessità, e ovviamente attraverso procedure eccezionali che prevedono in primo luogo l'autorizzazione degli organi di controllo e delle autorità sanitarie chiamati a monitorare gli effetti di uno sversamento nelle acque del Porto Grande di reflui non depurati, quindi ad alta nocività.

Un problema datato, annoso, per il quale, come ricorda il professore Pippo Ansaldi, già sussistono le soluzioni tecniche ma non la volontà politica, il senso di responsabilità delle classi dirigenti.

Negli anni '90, con un investimento di 40 miliardi di lire, venne predisposto un piano per la razionalizzazione delle risorse idriche del territorio siracusano. L'obiettivo era di ridurre il prelievo dell'acqua di falda, eccessivamente sfruttata, anche mediante il riutilizzo delle acque reflue depurate. Si era valutato già da allora la possibilità di recuperare gli oltre dieci milioni di metri cubi annui che il depuratore consortile di Siracusa produce (oggi sono 15mln) e che riversati nel Porto Grande ne hanno da sempre compromesso l'ecosistema con fenomeni di eutrofizzazione e di inquinamento. Una soluzione razionale: diminuire l'emungimento dell'acqua di sorgiva per ridurre così anche la salinità dovuta all’intrusione delle acque marine nei pozzi e riutilizzare per le industrie acqua opportunamente trattata, liberando contemporaneamente il bacino chiuso del Porto Grande dal nocivo apporto. Si trattava solo di adeguare reti preesistenti, già realizzate, allo scopo di utilizzare per le industrie e laddove possibile per l'agricoltura sia i reflui civili depurati di Priolo e Melilli (lavori per 26 miliardi), sia quelli della città di Siracusa che, già trattati una prima volta, sarebbero poi confluiti nel nuovo impianto di osmosi inversa dello Ias. Le opere necessarie a quest'ultima esigenza, ultimate nel 2003 e collaudate nel 2005, sono da allora rimaste inutilizzate se non per qualche tentativo di saggiare la funzionalità della rete.

"Ma il problema non è tanto l'utilizzo in emergenza del canale Grimaldi a cui purtroppo si è spesso costretti a ricorrere per il "troppo pieno" del refluo proveniente da Siracusa Floridia e Solarino. Ciò è dovuto a una sezione dell'impianto, quella della stazione di sollevamento, mai ben strutturata né adeguata alle necessità di stoccaggio. In verità, in relazione alle reali dinamiche dei fatti oggi oggetto di indagini, ho qualche perplessità; la stessa SIAM imputa il problema a una risalita capillare dell'acqua dovuta alle tubature vetuste, e non mi dispiacerebbe conoscere le valutazioni dell'Arpa che in questo caso mi risulta non sia stata chiamata in causa - chiarisce il professore Ansaldi dopo una più attenta analisi di quanto accaduto -. Ma soprattutto tengo a chiarire che il problema non è nell'impianto (vedo che anche il professore Enzo Vinciullo sposa la definizione di "fiore all'occhiello" per il nostro depuratore, insieme al resto del mio intervento in merito - aggiunge con non velata ironia). Il futuro sindaco, che ovviamente io auspico sia l'avvocato Giovanni Randazzo, avrà un obiettivo prioritario: quello di porre fine alla vera anomalia che ci troviamo a fronteggiare. Mai, in alcun modo, la Regione avrebbe dovuto autorizzare, anche se in emergenza, scarichi di acque reflue in un bacino chiuso come quello del Porto Grande. La legge lo vieta espressamente prescrivendo la realizzazione di condotte di allontanamento: i reflui depurati dallo Ias di Priolo sono scaricati a mare aperto, al largo della penisola di Magnisi, tramite una condotta sottomarina lunga circa 1.750 metri con uno sbocco a 35 metri di profondità. Per liberare il nostro porto dall'inevitabile inquinamento come dai fenomeni di eutrofizzazione, per restituire alla città un bene unico fino a questo momento del tutto trascurato e lasciato al degrado, bisogna rendere funzionante la condotta che porterebbe i reflui dal depuratore di contrada Canalicchio all'impianto di osmosi dello Ias.

Nel periodo della giunta Fatuzzo, agli inizi degli anni '90, una modesta aliquota dell'effluente depurato, circa il 9,3% pari a 557.571 mc a fronte di un volume globale di acqua trattata, circa 6 milioni di metri cubi, venne conferita agli impianti di distribuzione del Consorzio ASI, attraverso un impianto di sollevamento ed una condotta di mandata, di proprietà Sogeas, nell’acquedotto Ciane che alimentava l'invaso di Mostringiano a S.Focà e quindi le utenze industriali. (L'acquedotto Ciane o sistema Ciane era stato costruito in contrada Mezzabotte nella parte terminale del corso del fiume omonimo per derivare acqua dallo stesso per usi inizialmente agricoli e poi industriali). Nell’anno 2000, al fine di ridurre ulteriormente la portata dello scarico depurato nel Porto Grande, fu concordato con l’IAS-ASI un ulteriore conferimento di reflui depurati nella misura di 10.200 metri cubi al giorno nel sistema di scarico dell’impianto di depurazione IAS e, quindi, nella relativa condotta sottomarina. In seguito all’insorgere di problematiche connesse a tale procedura, con risvolti anche giudiziari, il 22 ottobre del 2001 l’invio delle acque depurate fu definitivamente interrotto.

La nostra classe dirigente, anche nel rapporto con le industrie, che sempre si sono opposte al riutilizzo di queste acque preferendo utilizzare quelle di falda per un tornaconto economico, ha l'obbligo di porsi le questioni fondamentali, non le bagatelle, che riguardano la collettività e di assumersi le responsabilità che il loro ruolo impone. Un sindaco che voglia rivestire la propria carica con dignità e competenza deve, con assoluta priorità, richiamare l'assessorato regionale su una decisione ormai datata che ha però una ricaduta pesantissima sul nostro presente e ovviamente risolvere in via definitiva il problema".

“Riversaggio farmaci nelle acque, ci sono diverse ricerche e dati sugli effetti per pesci e mitili”

 

“Nel porto di Siracusa livelli di concentrazione di sostanze

chimiche molto più alte di altre realtà in Italia e all’estero”

Ancora oggi, quindi, in un contesto di generale indifferenza - sporadiche sono state le voci di allarme - si ripropone anche la compatibilità non solo della pesca amatoriale ma soprattutto degli allevamenti di mitili nel Porto Grande, attività interrotta per volere della autorità sanitarie intorno al 2007 e poi ripresa. Da tempo il dottor Corrado Artale, nostro collaboratore, specializzato in diabetologia e malattie del ricambio, ha evidenziato la pericolosità dei reflui non depurati nel chiuso bacino del Porto Grande. Per la sua ricerca - "Il destino dei farmaci nell'ambiente. Effetti sugli organismi marini e l'inquinamento di ritorno" - ha ricevuto il primo premio nella Sessione Poster al Congresso Nazionale 2016 della SIMG (Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie),

"Contrariamente ad altre deplorevoli situazioni d’inquinamento segnalate lungo le coste italiane, qui, nel nostro Porto Grande, si configurano situazioni che potrebbero essere più pericolose per il fatto che il bacino comunica con il mare aperto solo parzialmente e ricambia le sue acque con dinamiche più lente - osserva Artale -. Occorre considerare che mai come in quest'ultimo decennio si è avuto in Italia e in Europa un così grande aumento del numero di persone poli-trattate con ampio numero di sostanze farmacologiche. E se la potenza che caratterizza i farmaci è tale che pochi milligrammi sono in grado di avere azioni tangibili o eclatanti su organismi viventi del peso medio di 70 kg, l'uomo, quale sarà il loro impatto su organismi di pochi grammi? Esiste infatti un'ampia documentazione sul fatto che queste sostanze, eliminate attraverso urine e feci, continuano ad agire seppure in maniera diversa nei mari, fiumi e laghi dove vengono convogliati  i flussi dei cosiddetti depurati.

Dato per certo che solo pochissimi depuratori sono in grado di abbattere la concentrazione di molecole organiche come quelle dei farmaci - uno dei migliori d’Italia è quello di Milano Nosedo che depura i reflui di 1.250.000 persone -, possiamo presumere che il porto di Siracusa abbia livelli di concentrazione di sostanze chimiche molto alte rispetto ad altre realtà esistenti in Italia e all’estero. Ci sono diverse ricerche e dati sulle concentrazioni di farmaci nelle acque e dei loro effetti sulla riproduzione dei pesci e sulle alterazioni che colpiscono i mitili. Note le interferenze degli ormoni provenienti dall’uso di anticoncezionali sulla femminilizzazione dei maschi di alcune specie di pesci, quelle del carbamazepam sull’organismo delle cozze, delle statine sulla produzione di ormoni necessari agli organismi marini per la riproduzione.

Alla facile obiezione che le concentrazioni dei farmaci nelle acque marine non raggiungano valori tali da poter esercitare alcuna azione sugli organismi marini, basterebbe considerare che i soli ormoni femminili agiscono in quantità veramente piccole sull’uomo e che bastano pochi gamma (milionesimi di grammo) di sostanza per esercitare azione ormonale anche nell’uomo, figurarsi nei piccolissimi pesci. E’ verosimile, inoltre, che le concentrazioni che si raggiungono spessissimo nelle acque limitrofe allo sbocco dei canali, poco profonde per più di due chilometri quadrati, siano persistenti a lungo per la scarsa circolazione di correnti in quell'area del porto. Se non altro dovremmo sollecitare uno studio oggettivo sullo stato dei fatti: eventualmente per tranquillizzarci".

E come è noto, nell'ambiente acquatico, ormai non mancano le tossine algali che possono essere accumulate nei molluschi bivalvi filtratori (soprattutto i mitili) e quindi veicolate anche all'uomo attraverso il loro consumo. "Le biotossine marine sono prodotte principalmente da microalghe planctoniche e bentoniche, che in particolari condizioni trofiche e climatiche, producono fioriture tossiche. Le tossine PSP (Paralytic Shellfish Poisoning), responsabili di sindromi neurotossiche e rappresentate dalla saxitossina e dai suoi analoghi, sono prodotte da alcuni dinoflagellati, tra cui specie appartenenti al genere Alexandrium, come A. catenella (Whedon et Kofoid) Balech".

Bene. La presenza di dinoflagellati PSP è segnalata già da una decina d'anni anche nelle acque del Porto di Siracusa, ma solo dal 2012, nel corso di un progetto sulle Tossine Algali finanziato dal Ministero della Salute e coordinato dall'Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sicilia, è stata individuata la presenza di A. catenella, ora classificato come A. pacificum.

"Dal 2012 ad oggi, sono state rilevate diverse fioriture primaverili di questa specie con massime densità cellulari (6.0-8.0 x106 cellule/litro) osservate all'inizio del mese di maggio 2014 sia nelle stazioni più interne del Porto Grande di Siracusa (Cantiere nautico Di Benedetto e Sanità Marittima), che nel Porto Piccolo (Circolo Ribellino 106 cellule/litro)... Ulteriori profili delle tossine PSP verranno tracciati su differenti cloni di A. catenella già isolati dal Porto di Siracusa nel 2014, anche alla luce della positività PSP talvolta riscontrata nei mitili (Mytilus galloprovincialis) con concentrazioni di saxitossina superiori, in certi casi, ai limiti di legge".

Tra i relatori dello studio anche Sebastiano Rabito dell'Arpa Siracusa.

“I responsabili vanno perseguiti penalmente, impedendo che il reato si aggravi”

 

 

Report di Goletta Verde: troppi batteri fecali. Ipotizzato

danneggiamento di acque pubbliche e alto danno ambientale

E a far fede dello stato di inquinamento permanente delle acque del Porto Grande valgono i rilevamenti annuali di Goletta Verde di Legambiente, puntualmente accompagnati da dettagliati esposti alle autorità competenti. Ancora a luglio scorso, presso la foce del canale Grimaldi, i risultati delle analisi di laboratorio hanno infatti evidenziato una concentrazione di batteri fecali molto elevata (escherichia coli UFC/100 ml 1.765; enterococchi intestinali UFC/100 ml 3.025).

Da qui la richiesta di "compiere gli accertamenti demandati istituzionalmente, di indagare per il reato di inquinamento ambientale (art. 452 bis cp) e di danneggiamento di acque pubbliche con rilevante danno ambientale (art. 635 cp). Ciò in ossequio all’art. 105 della legge 152 del 2006, il quale prevede obbligo per chiunque di sottoporre le acque reflue urbane a trattamento prima dello sbocco a mare o in sito fluviale, confidando che i responsabili possano essere perseguiti penalmente", e se i fatti sono ancora in atto, di attivarsi, quanto prima, "per impedire che il reato sopra descritto, possa essere portato ad ulteriori conseguenze". Richieste divenute ormai quasi di prassi se si considera che dal 2005 la situazione non appare in alcun modo variata