Una storia travagliata, la Regione “costretta” a provvedimenti in deroga di somma urgenza. Sulle scorie speciali la smemoratezza del DP sugli impianti di smaltimento in provincia. Il nuovo assessore riparte da zero

 

La Civetta di Minerva, 11 maggio 2018

La gestione dei rifiuti in Sicilia è connotata esclusivamente da emergenze da affrontare.

L’ultima fase emergenziale in ordine temporale è stata aperta dal Governo nazionale nel 2010, ed era finalizzata alla predisposizione di un nuovo Piano Rifiuti Regionale che sostituisse quello adottato nel 2002: a distanza di più otto anni dall’inaugurazione di tale ennesima stagione emergenziale il provvedimento che ne è derivato, perfezionato dal punto di vista formale, non ha prodotto alcun effetto significativo in termini gestionali.

Infatti, la Regione Siciliana è dotata di un Piano regionale per la gestione dei rifiuti urbani dal luglio 2012, la cui storia travagliata non ne ha ancora consentito la piena attuazione.

Ancora nel 2015 la Commissione europea aveva intimato alla stato italiano la necessità per la Sicilia di dotarsi di un nuovo piano rifiuti. Con nota del 12 marzo 2015 Bruxelles precisava: “questi servizi chiederanno alle autorità italiane di chiarire in quale misura sia stato attuato il piano di gestione dei rifiuti della Sicilia adottato nel 2012 e di garantire che il prossimo piano sia concepito e attuato in modo da ottenere un significativo aumento della raccolta differenziata, del recupero e del riciclaggio”.

La procedura di infrazione che ne è conseguita aveva indotto il 7 agosto 2015 la Presidenza del Consiglio dei ministri a diffidare il Presidente pro tempore della Regione Siciliana all’approvazione del Piano entro 60 giorni, adeguandolo alle prescrizioni definite in sede di VAS dal decreto del Ministero dell’ambiente n. 100 del 28 maggio 2015. In risposta alla diffida, con deliberazione della giunta regionale n. 2 del 18 gennaio 2016, venne approvato l’adeguamento del piano regionale rifiuti alle prescrizioni di cui al decreto ministeriale n. 100 del 28 maggio 2015.

Ma il 4 maggio 2016, attraverso la delibera di giunta n. 174, il presidente Crocetta chiedeva ufficialmente ai competenti organi dello Stato un'ulteriore dichiarazione dello stato di emergenza per la grave situazione del sistema dei rifiuti nel territorio della Regione siciliana, per un periodo di dodici mesi. Orbene, da allora l’emergenza non si è ancora conclusa ed è anzi stata data in lascito al nuovo Presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci, costretto dalle dimissioni dell’Assessore Figuccia a gestire ad interim l’Assessorato Energia e Rifiuti fino al marzo scorso, ovvero fino alla nomina del nuovo assessore Alberto Pierobon, tecnico veneto di grande e comprovata esperienza nel settore di rifiuti, che ha il compito di affiancare il governatore nella gestione delle situazioni d'emergenza sui fronti dei rifiuti e dell'acqua, per i quali il capo dell'esecutivo siciliano ha già ottenuto da Roma poteri speciali.

Alla luce delle non azioni che sono conseguite alla dichiarazione di emergenza 2010 è possibile affermare che tutto ciò che riguarda la capacità di smaltimento delle discariche, il trattamento dei rifiuti, la raccolta differenziata dei Comuni, l’impiantistica a supporto del riciclo/recupero,

e molto altro, viene regolamentato esclusivamente attraverso provvedimenti di somma urgenza che, di volta in volta, contengono deroghe a diverse norme regionali, leggi nazionali e soprattutto alle direttive europee. Un “paradosso” emergenziale tipicamente siciliano, che interessa non soltanto i rifiuti urbani ma che include anche la gestione dei rifiuti speciali, anch’essi bisognosi in Sicilia di una specifica pianificazione, che evidenzia sostanzialmente una situazione di “non governo” della materia nel suo complesso.

Al riguardo va osservato che in un recente aggiornamento del Piano regionale per la gestione dei rifiuti, nel 2017 è stato inserito un capitolo per la gestione dei Rifiuti Speciali in Sicilia (adottato con Decreto Presidenziale n.10 del 21/04/2017) che, a dispetto delle premesse con le quali si afferma che “con il Piano di gestione dei Rifiuti Speciali si intende superare la frammentazione esistente tra i vari atti di pianificazione fornendo una sintesi unitaria ed un documento di riferimento unico e aggiornato per la corretta gestione dei rifiuti speciali nel territorio della Regione Sicilia.”, non ha fornito alcuna indicazione utile per una valevole programmazione regionale integrata dei rifiuti speciali. Basti citare che l’atto in parola nel fare la ricognizione degli impianti in esercizio per la gestione dei rifiuti speciali in Provincia di Siracusa individua un solo impianto di gestione rifiuti (Edile Sud S.r.l. di Lentini), ignorando la presenza dei vari impianti attivi in provincia che la stessa Regione “smemorata” ha autorizzato ex art. 208 del Testo Unico Ambientale

E’ in questo maldestro quadro normativo che l‘assessore ”alchimista” Pierobon ha formulato la sua ricetta (il cosiddetto Piano Stralcio) per indirizzare la produzione dei rifiuti Sicilia verso una raccolta ordinata in grado di valorizzare i flussi delle differenziata e di minimizzare il ricorso alle discariche. Ed eccola in sintesi la ricetta: niente termovalorizzatori; 35% di raccolta differenziata entro il 2020; adottare impianti di trattamento e discariche.

Si riparte da zero, con il buon senso del padre di famiglia, che sa bene che non ha alcun senso spararla grossa (ad esempio ambire alle percentuali comunitarie del 65% se l’attuale raccolta si attesta intorno al 15,4% di media regionale) quando si è sprovvisti degli strumenti idonei all’incremento della raccolta differenziata e della riduzione dei rifiuti. Con un linguaggio estremamente chiaro, l’assessore ha dettato le linee guida per l’adeguamento impiantistico e per aprire la Sicilia alla prospettiva di un’economia circolare dei rifiuti:

  • ampliare fino al 30% la capacità di trattamento degli impianti in attività (gli impianti che lavorano devono fare di più);
  • un impianto di selezione della frazione secca, una di selezione meccanico-biologica e di presso-estrusione delle plastiche e uno di produzione di materia prima;
  • l’attivazione di un numero adeguato di centri CONAI.
  • la realizzazione di almeno una discarica pubblica per provincia.

Soluzioni semplici ed efficaci, da apprezzare e sostenere. Chiediamoci però perché queste intuizioni non siano emerse prima con la stessa rapidità e semplicità con cui Pierobon le ha espresse. Chiediamoci anche se la burocrazia siciliana e gli organi tecnici saranno in grado di supportare il cambiamento senza ostacolare o tutelare interessi particolari. Chiediamoci infine se siamo singolarmente disposti nel nostro quotidiano ad abbandonare le nostre cattive pratiche ambientali per assecondare il cambiamento e buttarci alle spalle questa indecorosa emergenza che sporca l’immagine della Sicilia più di quanto non la sporchino i rifiuti.