“Abbattetelo”. Tutti lo chiedono, nessuno lo fa, L’ecomostro, tra le chiese e i palazzi tardo barocchi, spicca per altezza e bruttezza

 

Il condominio più alto di Noto ha alterato lo skyline della città, spezzato il profilo del panorama delineato dagli edifici tardo barocchi. Pomposamente chiamato grattacielo, in verità è un ecomostro. Tra le chiese e i palazzi tardo barocchi, spicca per altezza e per bruttezza. La costruzione imponente di via Amerigo Vespucci è un palazzone di 15 piani, alto una cinquantina di metri. Fu edificato nel 1961 nelle vicinanze del fiume Asinaro. Non è solo il simbolo negativo della rottura dell'unità artistica e strutturale della Noto del sette-ottocento. Con le sue misure fuori scala ha distrutto per sempre il paesaggio della città adagiata sul colle dei Meti.

In una regione in cui si è abituati a commentare i fatti senza fare pubblicamente i nomi, aspettiamo ancora che qualcuno faccia quelli del Sindaco e dell’assessore all’urbanistica che rilasciarono la concessione edilizia, i veri responsabili di questa violenza consumata contro il paesaggio, la cultura e la bellezza.

Nel 1977 il critico d’arte Cesare Brande, che definì Noto “giardino di pietra” per le bellezze architettoniche che custodisce, dalle pagine del Corriere della Sera chiese di capitozzare quell’obbrobrio che non si coniuga con l’immagine tardo barocca della città. Fu assai generoso. Il grattacielo non andrebbe decapitato di cinque piani, andrebbe direttamente raso al suolo.

Questo orrendo esempio di architettura anni '60 è il frutto di un periodo in cui non esisteva neanche l’ipotesi di piano paesaggistico, un periodo di cui il settore edilizio non può andare fiero. Quasi del tutto disabitato ma sempre prepotentemente impattante, l’ecomostro è l’oggetto di molte campagne elettorali. Non ci sono elezioni in cui non venga chiamato in causa per alimentare l’illusione di una soluzione e produrre consenso. Tutti riconoscono la sua bruttezza, tutti si impegnano a farlo capitozzare o abbattere, ma nessuno è mai passato dalle chiacchiere ai fatti.

Un Piano Paesaggistico degno di tale nome non lo avrebbe mai autorizzato.