Per liste di attesa e trasparenza l’Azienda Sanitaria non svolge alcun controllo e prevale il libero arbitrio. Che aspetta l’assessore Razza a intervenire?

 

La Civetta di Minerva, 27 aprile 2018

Gent.mo Direttore, sull’ultima edizione della “Civetta” ho avuto modo di leggere un interessante articolo del dott. Dino Artale, nel quale vengono esposte alcune delle questioni più importanti della sanità siracusana e si accenna tra l’altro al problema delle liste di attesa. Mi piacerebbe, se Lei me lo consente, partecipare al dibattito.

Da tempo l'autorità nazionale anticorruzione (ANAC) con il suo piano nazionale ha rilevato come l'intramoenia interferisca con l'attività istituzionale, affermando: «L’attività libero professionale, specie con riferimento alle connessioni con il sistema di gestione delle liste di attesa e alla trasparenza delle procedure di gestione delle prenotazioni e di identificazione dei livelli di priorità delle prestazioni, può rappresentare un’area a rischio di comportamenti opportunistici che possono favorire posizioni di privilegio e/o di profitti indebiti, a svantaggio dei cittadini e con ripercussioni anche dal punto di vista economico e della percezione della qualità del servizio».

In questo senso già l’accordo Stato-Regioni del 18 novembre 2010 ha sancito che “le regioni stabiliscano le modalità di verifica dello svolgimento dell’attività libero – professionale, al fine di rilevare il volume di attività dedicato all’attività istituzionale e all’attività libero – professionale, nonché dell’insorgenza di un conflitto di interessi o di situazioni che comunque implichino forme di concorrenza sleale definendo anche le eventuali relative misure sanzionatorie”.

La regione Sicilia con il decreto assessore per la salute del 7 marzo 2014 n. 335 “Rimodulazione delle linee di indirizzo regionali per l’attività libero-professionale”, ha deciso che ogni azienda sanitaria predisponesse un piano aziendale ove fossero rilevati, per ogni singola unità operativa e per ogni professionista autorizzato, i volumi programmati di attività istituzionale e di attività intramuraria. Del suddetto piano deve essere data informativa preventiva alle OO.SS., deve essere assicurata un’adeguata pubblicità con pubblicazione dello stesso nel proprio sito internet, deve essere data esposizione dei suoi contenuti nell’ambito delle proprie strutture, deve essere data informazione alle associazioni degli utenti.

Di tutto ciò non esiste traccia all’asp di Siracusa. Di tutto ciò, liste di attesa, attività libero-professionale, trasparenza delle agende di prenotazione, non si occupa la direzione aziendale.

Il termine per la definizione del piano e degli aggiornamenti annuali è fissato entro e non oltre il 30 aprile dell’anno di riferimento. Termine sistematicamente disatteso. E così la libera professione è diventata per i cittadini siracusani un ulteriore prezzo "imposto" da far pagare a causa di una mancata attività di governo dei tempi di attesa e di insufficiente e inefficace attività di controllo della stessa.

Abbiamo provato a chiedere all’asp di Siracusa di poter accedere agli Atti che riguardano l’attività libero professionale, ma come per tante altre informazioni, vedi la vicenda degli incarichi dirigenziali, l’azienda sanitaria si sottrae al suo dovere di trasparenza.

In verità l’asp di Siracusa ha adottato un regolamento che disciplina la libera professione intramuraria, ma è essa stessa che lo disattende sistematicamente; ad esempio ha istituito un apposito organismo di verifica, promozione e monitoraggio dell’attività libero-professionale intramuraria, che però non si è mai riunito; ad esempio ha previsto un corretto edequilibrato rapporto tra l’attività istituzionale e la corrispondente attività libero-professionale stabilendo, nell’ambito degli obiettivi di budget negoziati e assegnati a livello aziendale ai dirigenti di ciascunaunità operativa, meccanismi di verifica dei volumi di attività istituzionale effettivamente erogata; ha previsto questi adempimenti, ma in effetti non ha mai assegnato obiettivi di budget in tal senso e soprattutto non ha mai effettuato verifiche.

Eppure, i direttori generali sanno che il rispetto delle linee di indirizzo assessoriali in questa materia fanno parte degli indicatori per la loro valutazione e che in caso di grave inadempienza o reiterata mancata applicazione la regione può esercitare il potere sostitutivo con decurtazione della retribuzione di risultato e perfino la loro destituzione. L’assessore per la salute, e perfino l’ANAC sono informati di questa situazione, finora non sono intervenuti.

Molte le circostanze che andrebbero chiarite, molte le domande che ci si può porre leggendo le liste di attesa pubblicate sul sito dell’azienda sanitaria. Come è possibile, ad esempio, che per un esame importante come la colonscopia, prescritta tra l’altro dal medico di famiglia con priorità breve e cioè da garantire entro 10 giorni, sia necessario attendere minimo 89 giorni e fino a 241 a seconda della struttura scelta? Come è possibile aspettare a Siracusa, per una prima visita diabetologica evidentemente di relativa urgenza, ben 144 giorni? Sarebbe interessante se ci fossero spiegate le motivazioni che hanno indotto la direzione aziendale a trasferire negli ultimi anni due specialisti della disciplina in altre sedi dove le necessità erano certamente inferiori a quelle del distretto di Siracusa.

Quali sono i motivi che “impongono” ai siracusani di rivolgersi al privato per i vari esami strumentali radiologici (Tac, Risonanze, ecografie) o per effettuare una prova cardiologica da sforzo?

Perché la direzione aziendale non effettua i dovuti controlli?

La direzione aziendale ha mai verificato la trasparenza delle agende di prenotazione? Ha idea di quante siano le prestazioni erogate senza prenotazione con la modalità cosiddetta “in accettazione”? Si potrebbe (eufemismo) trattare di una modalità per scavalcare le liste di attesa?            

Nel suo articolo il dottor Artale parla di “cinque grandi ipoteche sul futuro dei cittadini siracusani”, tra queste, la più che ventennale vicenda del nuovo ospedale di cui non parlerò trattandosi più di un tema politico che sanitario nonché le varie forme di inquinamento, vere mannaie sulla testa dei cittadini siracusani.

La cappa plumbea che avvolge la sanità siracusana, ormai da troppi anni, non si esaurisce evidentemente solo nella questione delle liste di attesa e della libera professione. Si infiltra e permea anche altri settori. Il tema della costante crescita dell’incidenza della patologia tumorale nella provincia non è certo di poco conto e altrettanto certamente non ci rassicura la lieve riduzione della mortalità. A cosa serve un registro territoriale di patologia, vanto dell’azienda, se non ci dice quasi nulla sulla correlazione tra l’inquinamento e la crescita dei tumori. Se non denuncia, insieme agli altri Enti preposti ai controlli, le responsabilità di coloro che hanno causato un’immane tragedia alle nostre famiglie. Fin da prima che esplodesse la vicenda “mare rosso”, ad esempio, erano abbastanza conosciuti i danni da mercurio. Non sarebbe stato anche questo, ad esempio, il compito di un registro territoriale di patologia, segnalare cioè il pericolo alle Autorità competenti?

Di molte altre vicende sarebbe importante parlare, non lo faccio per rispetto della Magistratura che sta indagando e giustamente necessita dei tempi indispensabili per gli accertamenti; tempi più veloci dovrebbe invece avere la Politica, per questo non si capisce il mancato intervento dell’assessore Razza e del presidente Musumeci ben informati sulle tante anomalie che hanno connotato la gestione dell’azienda sanitaria siracusana soprattutto negli ultimi due anni.

Accenno solo alle più rilevanti, come promemoria per chi volesse approfondire gli argomenti.

Il mancato rispetto dell’Atto Aziendale approvato con un decreto assessoriale; il conferimento degli incarichi dirigenziali con procedure spesso arbitrarie, a volte si applica un criterio altre volte un’altra regola; il palese, incontrovertibile, conflitto di opportunità insito nello svolgere contemporaneamente il ruolo di direttore sanitario e quello di presidente dell’ordine dei medici soprattutto quando la fase di valutazione per il conferimento degli incarichi coincide temporalmente con le elezioni per il rinnovo di tale carica; la mancata nomina dei Direttori di Dipartimento a causa di un regolamento che non ha riscontro in alcuna normativa di legge o di contratto di lavoro e che sembra confezionato ad hoc per lasciare libero un posto qualora servisse quale exit strategy in caso di mancata riconferma; la condanna dell’asp da parte del Giudice del Lavoro per aver fatto svolgere ad alcuni dipendenti il ruolo di coordinatore senza aver mai espletato alcuna procedura ad evidenza pubblica, 270.000 euro di danno erariale?; il pagamento di indennità non dovute ad alcuni dipendenti in virtù di un errato (?) riconoscimento dell’anzianità di servizio, nonostante l’azienda fosse perfettamente a conoscenza che il contratto nazionale e ben 4 (quattro) sentenze della Corte di Cassazione hanno stabilito che tale anzianità non può essere valutata ai fini del pagamento di quelle specifiche indennità, anche qui alcune centinaia di migliaia di euro di danno erariale?

E… probabilmente per tutto questo ci sarà pure chi riceverà un premio.