Gioco al massacro, perpetrato dalle committenti e dalle stesse aziende appaltatrici che, in oltre 70 anni di presenza in una delle più grandi aree industriali al mondo, non sono riuscite a creare un sistema di garanzia e di maggiore forza contrattuale

 

La civetta di Minerva

Di sicurezza sul lavoro si parla e si scrive solo in “occasione” di incidenti mortali, di operai che non torneranno più a casa (va notato che chi muore è, per la quasi totalità dei casi, un Operaio, un Manovale, un Contadino, un Pescatore, ecc., mentre chi scrive è quasi sempre un giornalista, un intellettuale, un giurista che quasi sicuramente non ha mai avuto una diretta esperienza del lavoro di cui tratta). Si scrive l’articolo, si raccontano i fatti (verosimilmente accertati), le dinamiche dell’incidente, le parti responsabili, le rivendicazioni sindacali e per guarnire, il profondo cordoglio per la vittima e tutti quanti ripetono che tali episodi non abbiano a ripetersi.

Allora, perché gli incidenti e le "morti bianche" si ripetono nel tempo, per lo più con dinamiche simili? 

Le leggi ci sono (D. Lgs n. 81/2008; D. Lgs 151/15) complete e dettagliate (forse troppo ma, in larga parte, burocratiche e documentali...) ma qualsiasi incidente svela, nella sua analisi, che qualcosa non è stata osservata nelle azioni preventive e protettive, qualche prescrizione elusa, disattesa. Perché? Esiste una convenienza nel non osservare le prescrizioni di sicurezza? 

Non nascondiamoci dietro un dito: un’azienda che osserva meticolosamente le leggi ed i regolamenti, in materia di sicurezza sul lavoro, spende certamente dei soldi. Ne spende tanti. Fin quando non diremo esattamente come stanno le cose, non arriveremo mai alla radice del problema. 

Si, è vero, quando avviene un incidente mortale, al di là dell’evento funesto, già di per se drammaticamente devastante, un’azienda registra dei costi esorbitanti. Un danno economico di vaste proporzioni. Eppure si è portati a pensare che gli incidenti capitano sempre agli altri! E si risparmia finché si può.

Manca, dunque, una cultura della sicurezza sul lavoro o magari essa non è permeata a tutti i livelli, equamente compresa ad ogni centro di interesse, che sia datoriale (propensione al risparmio); che sia delle maestranze (scarsa valutazione del rischio, bassa percezione del pericolo). Di tutto, due aspetti sono nemici della sicurezza sul lavoro: la fretta e i costi (che spesso coincidono...). 

La fretta e i costi incidono sulla scelta di serie agenzie di formazione, tentando al risparmio, sia sui tempi di svolgimento che sui costi dei Corsi di Formazione (imperversano gli "attestatifici").

Allora? La soluzione? Di sicuro occorrerebbe sburocratizzare i sistemi e le produzioni documentali; depenalizzare alcune parti dei contenuti decretizi, i quali contribuiscono a creare una maggiore preoccupazione formale, a dispetto di azioni effettive.

La nostra zona industriale non fa eccezione a questo sistema a circuito chiuso. Una volta, le grandi Committenti (colossi industriali come Eni; Erg; Exxon; ecc.) assegnavano i lavori da effettuare, secondo criteri di scelta che tenevano conto di più fattori, quali il livello professionale delle aziende appaltatrici, la condivisione reale di politiche aziendali, volte alla crescita personale e professionale ed al rispetto di prezzi seri che avrebbero garantito la buona qualità del servizio.

Negli ultimi anni, ma già ormai da oltre un ventennio, il mondo del lavoro d’area industriale ha perso alcuni importanti riferimenti valoriali, garanti della dignità del lavoro, il quale non può essere contrapposto in centri di interesse. Negli ultimi 20 anni, grosse aziende del nostro territorio, con qualificate maestranze, sono state annientate da uno sfrenato sistema al ribasso e un gioco al massacro, perpetrato dalle committenti e dalle stesse aziende appaltatrici, che in oltre 70 anni di presenza in una delle più grandi aree industriali al mondo, non sono riuscite a creare un sistema di garanzia e di maggiore forza contrattuale.

Con l’entrata della Lukoil nella gestione degli Impianti Isab Nord e Isab Sud, abbiamo assistito ad una contrazione significativa degli spazi contrattuali in termini di migliore offerta nelle gare d’appalto.

Ormai sono frequenti le formule “tutto compreso”, tanto che lavori complessi, nei quali dovrebbero essere interessate più Aziende specializzate, vengono commissionate ad una stessa Azienda, inevitabilmente, non sufficientemente strutturata. In ultimo ma non per ultimo, le formule di ingaggio delle maestranze, con assunzioni temporanee, magari interinali, con un turn-over del personale, sempre in crescendo, a netto scapito di una regolare e corretta acquisizione di un sufficiente corredo professionale e valore aggiunto.

Non basta: al fine di ottimizzare i costi aziendali, le nostre aziende locali, protendono ad impiegare personale  “multitasking”, ovvero personale addetto ai controlli di Sicurezza sul Lavoro, disposto anche per attività di lavoro, finendo per incidere negativamente sull’efficacia delle verifiche e dei controlli in campo e sulla corretta gestione dei servizi di Prevenzione sulla Sicurezza sul Lavoro.