Cafeo: “Non vanno mortificati i potenziali investitori”. Giochi riaperti dopo che la prima sezione del Tar ha sconfessato le sentenze favorevoli della seconda.  Molti gli interessi in campo, tra cui il resort Elemata e la cosiddetta Siracusa 2

 

La Civetta di Minerva, 13 aprile 2018

E dunque c’è già qualcuno che vorrebbe ucciderlo, in culla. Appena nato. Prima si è cercato di danneggiarlo mentre era in gestazione e ora ecco di nuovo le avvisaglie del futuro scontro. Il deputato regionale Giovanni Cafeo approfitterà forse della sua alta carica per attentare alla vita del piano paesistico da una posizione di forza: il deputato ha già espresso le proprie perplessità in altre occasioni chiedendosi perché mai la Soprintendenza si intestardisse a voler applicare un Piano dichiarato ormai decaduto da una sentenza dei giudici amministrativi.

L’iter di approvazione non è stato infatti privo di ostacoli. Tutt’altro. Nonostante due sentenze della seconda sezione del Tar Catania ne avessero confermato la piena regolarità, una volta approdato alla prima sezione tutto è stato ribaltato e stupisce che le sorti degli atti amministrativi possano essere così diverse a seconda del collegio giudicante coloro che, ingenuamente, o stoltamente, ancora credono nella certezza del diritto. Eppure il ciclone giudiziario che si è abbattuto su Siracusa dovrebbe aver aperto gli occhi a tutti, anche ai più riottosi alla rassegnazione.

Nella decisione (luglio 2017) della prima sezione, presieduta dal giudice Antonio Vinciguerra, consigliere Dauno Trebastoni, avrà, forse, avuto un peso determinante la circostanza che la Soprintendenza abbia “dimenticato” di presentare la memoria difensiva, una di quelle che invece davanti alla seconda sezione avevano, certo, fatto la differenza. Fatto sta che il piano era stato dichiarato decaduto. Perché allora insistere, si chiedeva Cafeo?

Ma ora, nonostante l’ultima sentenza di febbraio 2018 del CGA, ritenendo “prevalente l’interesse pubblico correlato alla preservazione dello stato dei luoghi in attesa della definizione della causa nel merito”, abbia riaffermato le norme di salvaguardia, e nonostante la firma del decreto da parte dell’assessore regionale Aurora Notarianni a due settimane dal voto del 5 novembre in Sicilia, eccolo tornare al capezzale del redivivo con la sua dose di veleno. “Non potendo per ovvi motivi in questi primi mesi di legislatura regionale chiedere un confronto all’assessore competente, nominato “a tempo” in attesa della sua elezione nazionale, auspico che si possa invece aprire con il suo successore un dialogo basato esclusivamente sui contenuti, tenendo ben chiare le sorti produttive di un intero territorio e della sua classe imprenditoriale e provando a programmare per il futuro un piano che preveda con certezza il rispetto dell’ambiente, senza però mortificare le intenzioni dei tanti investitori pronti a scommettere, nonostante tutto, sulla Siciliaha dichiarato una ventina di giorni fa.

Un “piano lacunoso” a suo avviso, soprattutto perché caratterizzato dalla “mancanza di un confronto preliminare con gli attori economici e sociali del territorio. Si tratta di un Piano non armonizzato, privo di un reale appiglio alla realtà del territorio e che sta già provocando - al netto degli episodi più famosi e spesso agli onori delle cronache - numerosi ricorsi”.

Ma le memorie presentate dai funzionari che ne hanno curato la stesura hanno comprovato ben altro: “nessun vizio procedimentale”. L’elaborazione del piano ha visto la partecipazione degli esperti della Facoltà di Architettura di Siracusa per valutare il complesso del sistema urbano e della crescita della città, i valori dello sky line e quanto relativo al centro storico con la conferma e la precisazione dei vincoli preesistenti senza sostanziali variazioni; per gli aspetti naturalistici si è cercata la collaborazione del Dipartimento di Botanica dell’Università di Catania mentre, per i dati tecnici, la catalogazione e l’organizzazione, si sono adoperati gli esperti interni, la dottoressa Alessandra Trigilia per i beni paesaggistici, la dottoressa Rosa Lanteri per quelli archeologici.

Nè è mancato l’ascolto dei privati e delle associazioni portatori di interesse che hanno potuto presentare le proprie indicazioni nel corso di tre incontri pubblici in cui, a spiegare tutti gli aspetti del piano, hanno provveduto i professori Carlo Nigrelli e Giuseppe Martinico.

Una documentazione che è stata riprodotta nell’ambito proprio di quelle memorie difensive che hanno assicurato inizialmente il successo nell’opposizione ai tantissimi ricorsi, oltre 50, che sono stati presentati da chi ha ritenuto lesi i propri diritti. Che comunque mai potrebbe essere quello di considerare come privato un bene che la stessa Costituzione statuisce comune e degno di salvaguardia.

Si potrebbe dire che il capovolgimento dei dati di fatto si sia verificato solo con il ricorso prima dell’Elemata e poi dello IAS quando la difesa attivata dalla Soprintendenza ha perso in un certo senso di efficacia. Non c’è dubbio infatti che la Regione dovrebbe potenziare il proprio ufficio legale, oberato da ricorsi a volte davvero improponibili che aumentano un carico di lavoro insostenibile per avvocati e tecnici costretti a rivolgersi a quanto già elaborato dai funzionari delle unità operative locali delle Soprintendenze.

La paralisi a cui a volte sembra di assistere offre un’impressione di impotenza che può essere estremamente nociva e dare la sensazione che sia possibile alzare il livello di aggressività nei confronti del territorio. Basti pensare a Siracusa, a quanto potrebbe accadere sulla balza Akradina già pesantemente attaccata (inserita in zona B, cioè area di edificazione consolidata, e quindi a termini di legge non sottoponibile, purtroppo, a più stringenti misure di tutela) ma su cui ancora si nota una decisa volontà edificatoria da parte dei sostenitori delle magnifiche sorti e progressive in nome del cemento; o anche, altra zona “sensibile”, Tremilia, ancora assediata dalla proposta di quella che abbiamo a suo tempo definito la Siracusa2, la cosiddetta edilizia sociale, il social housing, che vorrebbe realizzare un enorme condominio orizzontale.

E immaginiamo che sia da ricercare proprio qui l’interesse sempre risorgente per una modifica del piano paesistico. L’auspicio è allora che i consiglieri comunali da eleggere per le amministrative di giugno non siano portatori di interessi legati alla lottizzazione delle aree ancora libere della città.