Il diario di Titta Rizza

 

IL 4 marzo 2018 mi ricorda il 18 aprile 1948. Sessant’anni fa la Democrazia Cristiana vinse una incertissima elezione con una grandissima maggioranza e portò in Parlamento una squadra di giovanissimi: Andreotti aveva appena 22 anni. Una settimana fa hanno stravinto i giovani dei 5 Stelle. Ma la similitudine si ferma qui: i giovani del ’48, inesperti di governo come i giovani dei 5Stelle, avevano dalla loro che venivano tutti dalla Azione Cattolica o dalla FUCI, e avevano in comune una preparazione culturale di impronta chiaramente cristiana che li accomunava in ideali e conseguentemente in azione politica. I giovani dei 5 Stelle hanno in comune soltanto l’entusiasmo e la consapevolezza di essere figli della protesta, di una Italia che vuole cambiare l’attuale sistema. Ma la protesta per la protesta non porta in nessun porto; non sappiamo, perché non ce l’hanno detto, se intendono cambiare il binario a questa locomotiva Italia che si è messa appena in moto, o se vogliono soltanto un cambio del guidatore per cercare di dare un’accelerata alla locomotiva. Se così fosse, ben venga Di Maio a guidare il treno.

Intanto dobbiamo registrare che a Trapani e Messina molte persone si sono presentate ai patronati e ai Caf per la pratica dell’assegno di cittadinanza: mille euro al mese per ogni cittadino e per ogni cittadina senza andare a lavorare. Il regno di bengodi è arrivato.

Ora guardiamo con occhio attento ai numeri in Parlamento. Né la destra né i 5 Stelle hanno la maggioranza per formare un governo. Il disegno di D’Alema si è arenato al miracoloso 3 virgola 3 per cento. Non ha riportato quel 10 per cento che gli avrebbe consentito di ricattare il partito o la coalizione che avesse riportato il maggior numero di voti, senza poter raggiungere la maggioranza. La faccia pulita di Grasso gli avrebbe fatto vincere ogni resistenza. Così non è stato, nemmeno lui è ritornato in Parlamento!

L’ago della bilancia ce l’ha in mano il PD, il quale ha annunziato che andrà all’opposizione. L’opposizione per l’opposizione, in un partito di mangiatori come l’attuale PD non farebbe l’opposizione per l’opposizione nessun deputato. Il disegno è chiaro; se nel tentativo di formare un governo dovesse fallire prima con Di Maio e poi con Salvini, o viceversa, resterebbe in carica l’attuale governo Gentiloni fino alla approvazione di una seria legge elettorale, per ritornare a votare subito dopo. Questo potrebbe essere il disegno del PD di Renzi.

Ma bisogna fare i conti con la capacità miracolosa che ha Berlusconi di ripetere il miracolo della strada per Damasco, la folgorazione. Tanti deputati parlano con lui a quattrocchi e subito lasciano il partito in cu sono stati eletti per passare con lui. Ma lo farà per portare al governo Salvini senza imporre il suo Taviani di turno?

La politica è come una roulette; peccato che vince sempre il banco e mai i piccoli giocatori.