Idea sorta cazzeggiando in piazza davanti a una granita. Progetto e drammaturgia a cura di Giusy Norcia con la collaborazione di Giulia Valentini. L’Istituto Nazionale Dramma Antico fornirà i costumi

 

La Civetta di Minerva, 16 marzo 2018

Quest’anno la casa reclusione Augusta in adesione alla giornata mondiale del teatro e della quinta giornata nazionale del teatro in carcere, metterà in scena il 27 marzo “L’uomo che cercava la verità”, laboratorio di scrittura drammaturgica e rappresentazione teatrale con i detenuti di media sicurezza della Casa di reclusione di Augusta. Progetto e drammaturgia a cura di Giuseppina Norcia, con la collaborazione di Giulia Valentini.

Ma facciamo un passo indietro. Tutto cominciò, come spesso da noi in Sicilia, davanti ad una granita al bar in piazza Duomo, con Michela Italia, Giusi, Pippo l'amico di sempre ed io, la primavera scorsa. Mi piace ricordarlo, perché tutte le cose serie nascono per gioco, cazzeggiando, e, in questo caso, nello spazio aperto di una grande piazza, un luogo nel quale sembra difficile pensare ad una cosa che si svolge nel recinto di un carcere.

Nonostante ciò, nel luogo più inadatto, una parola tu, una parola io, prese avvio il progetto e da lì a poco arrivò la prima bozza con una mail di Giusi che presentava l’idea: “Socrate è un filosofo, eppure la sua non "è" una dottrina: è una Vita la cui esperienza non ha nulla di astratto perché è tutta vissuta nell'incontro con gli altri, nel dialogo, nella ricerca di verità intesa, prima di ogni altra cosa, come conoscenza di se stessi. La vita, la sua missione, il legame con i discepoli, il processo e la morte, ne disegnano attraverso i dialoghi platonici un profilo denso di spunti per chiunque cerchi il significato dell'esistenza, ma anche il valore delle leggi, delle relazioni umane, della vita di una comunità.

Il metodo: Prima fase…….seconda fase…….terza fase……

E così dopo alcuni mesi inizia il laboratorio, così come descrive Giusi Norcia: “Dallo scorso novembre, su invito del direttore Antonio Gelardi, tengo un corso di drammaturgia e teatro. Così, ogni volta che attraverso quelle sbarre dipinte d'arancio e percorro i corridoi affrescati fino all'auditorium intitolato al grande Enzo Maiorca per incontrare i partecipanti - con le loro storie da condividere, la loro voglia di imparare - sento di liberare una parte di me. Il cuore che crede”

Il tragitto che porterà alla rappresentazione del 27 marzo è in corso, per ora posso solo dire che mi è capitato di andare a curiosare durante le prove ed ho notato un silenzio “pieno” (in carcere di solito o ci sono rumori assordanti o silenzi vuoti), intervallato da domande, attraverso le quali si snoda il laboratorio, come “Cos'è l'eroismo? E la virtù? I mostri più difficili da combattere sono fuori o dentro di noi? Qual è il colore della libertà? In cosa risiede il vero coraggio? E la felicità?”

E poi, mi dicono gli operatori che da parte dei detenuti c’è un apprendere nomi che magari non avevano mai sentito, ma che incarnano uomini, eroi, divinità che hanno riconosciuto in sé... visto che alla fine, in ognuno di noi, albergano in continua lotta virtù e viltà, e la sete di senso che vorremmo dare alla nostra esistenza, e c’è un’atmosfera giocosa che traspare dai sorrisi soffocati, l’orgoglio di "recitare" e il coraggio di chi decide di mettersi in gioco mettendosi in scena.

Sono domande e temi che sarà bello porgere ai giovani studenti dell’istituto O. M Corbino, oltre duecento, che assisteranno alla prima rappresentazione, grazie alla ormai collaudata collaborazione con la dirigente Maria Giovanna Sergi.

P. S. Dal momento che in carcere ci si deve occupare un po’ di tutto, in questi giorni nella casella mail istituzionale trovo, accanto a messaggi consueti quali “Budget edilizia”, “Adempimenti legge anticorruzione”, “Approvazione progetto cassa ammende“, altri by Giusi Norcia con oggetto “Lavaggio” ed il seguente testo: Lavatrice 1  mantello verde (tipo tunicone) e tre tunichette verdi, Lavatrice 2  due tuniche bianche a righe, Lavatrice 3… 

Ma, al di là dell’aspetto pratico della questione, tutto nasce dalla collaborazione con l’Istituto Nazionale Dramma Antico, che fornirà i costumi che serviranno ad aggiungere senso e colore alla rappresentazione.

Giornata mondiale del teatro, estratto del messaggio: C’è bisogno di teatro? Cosa può dire il teatro? Tutto! Il teatro può dire tutto. Sia come gli dei vivono nei cieli; come i reclusi languiscono nelle grotte; come la passione può elevare e l’amore distruggere; come non ci sia spazio per i buoni, e regni l’imbroglio; come ci sia gente che vive nella sua casa, mentre dei bambini vivono nei campi profughi, e altri sono ricacciati nel deserto; come ci si separi dai propri cari. Il teatro può parlare di tutto ciò.

Giornata nazionale del teatro in carcere - Il Coordinamento Nazionale Teatro in Carcere, organismo costituito da oltre quaranta esperienze teatrali diffuse su tutto il territorio nazionale, con il sostegno del Ministero di Giustizia – Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, presenta la V Edizione della Giornata Nazionale del Teatro in Carcere, in concomitanza con il World Theatre Day 2018 (Giornata Mondiale del Teatro), promossa dall’ITI Worldwide-Unesco (International Theatre Institute) e dal Centro italiano dell’ITI. La Quinta Edizione della Giornata Nazionale del Teatro in Carcere si inquadra in un più ampio e articolato programma di collaborazione previsto dal Protocollo di Intesa sottoscritto nel 2013 e rinnovato nel 2016 (in occasione della III Giornata Nazionale del Teatro in Carcere) dal Coordinamento Nazionale Teatro in Carcere, dal Ministero di Giustizia.

Con la sottoscrizione del Protocollo di Intesa, il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria con il Dipartimento della Giustizia Minorile e di Comunità, il Coordinamento Nazionale Teatro in Carcere e l’Università Roma Tre, condividono e promuovono l’idea che i tempi sono maturi per cercare in modo organico una pratica più consapevole nei metodi, nelle funzioni, negli obiettivi delle arti sceniche negli istituti penitenziari.

Un luogo di detenzione, sì, ma anche di formazione, riabilitazione, ricerca. Un luogo che sostiene l'essere.