• La legge c’è ma ha le sue falle, se non viene applicata in modo severo a nulla vale. Della cosiddetta PAS (sindrome di alienazione parentale) non si possono occupare i Centri

  •  

La Civetta di Minerva, 2 marzo 2018

Quando esistono delle leggi, quando le forze di polizia si mettono in movimento, quando lo fanno i centri antiviolenza non resta altro da dire che la violenza si continua a combattere nelle aule dei tribunali e per questo ci sono gli eroi e le eroine dei nostri giorni. Avvocati che si spendono in difesa delle donne. Avvocati che a volte pagano in prima persona, perché basta una causa mal gestita per mettere a rischio chi con coraggio tutti i giorni combatte l’ingiustizia.

Diversi mesi fa avevo scritto un articolo che trattava una mancanza da parte degli organi di competenza, denunciando il fatto attraverso le parole, affinché questo potesse servire da richiamo di sensibilizzazione per i giudici. Un messaggio chiaro il mio, quello di non avere il polso leggero in tribunale. Da quei mesi ad oggi un fatto assai grave ha investito l’avvocata Daniela La Runa che al tempo mi raccontava la storia riguardo le lungaggini di un’udienza preliminare e le altalenanti decisioni in ordine all’applicazione di misure cautelari.

La sua macchina ha preso fuoco la stessa mattina che doveva presenziare in tribunale per la stessa udienza: “coincidenza?”

Tv, giornali hanno parlato ampiamente dell’incendio. Tanti sono stati i supporti di vicinanza tramite manifestazione di cittadini e esponenti del mondo politico, compresa la visita dell’Assessore regionale alle politiche sociali Mariella Ippolito giunta appositamente da Palermo. Tutto molto bello, ma è mia doverosa premura ricordare che la violenza non si combatte con la vicinanza verbale da parte delle istituzioni, la violenza si combatte con i fatti da parte di chi ha non solo il dovere morale, ma lo strumento che permette di difendere queste donne da uomini balordi, perché se una legge c’è, vero è che se non viene applicata in modo severo a nulla vale. Una legge che se vogliamo dire ha sue falle.

Qualcuno potrebbe pensare alla strumentalizzazione del fenomeno “femminicidio”, date le casistiche fortemente in aumento, ma è giusto considerare che i dati a conoscenza non possono corrispondere alla realtà, in considerazione del fatto che non vi rientrano i casi che non si conoscono, quelli non denunciati per paura, una paura che nasce dalla consapevolezza di non essere abbastanza protetti; e qui entrano fermamente in campo i centri antiviolenza che - è triste dirlo - non sono efficacemente supportati dalle istituzioni.

Qualcosa si è inceppato, le violenze aumentano, qualcosa non funziona, non si agisce fermamente.

Tutti ne continuano a parlare, forse troppi. In questo caos globale c’è chi vuole appoggiare addirittura la Pas “sindrome di alienazione parentale”. A spiegarla e l’avvocato Daniela La Runa: per sindrome di alienazione parentale si intende il genitore che influenza negativamente i figli i quali vengono allontanati dall’altro. Solitamente questo tipo di sindrome è utilizzata dai genitori a cui viene vietato il contatto con i figli e coincide con i casi di maltrattamento. Per esempio le donne che vanno in case rifugio e che portano i figli con sé, essendo questi ultimi vittime di violenza assistita oppure di violenza diretta. In questo caso è chiaro che non hanno alcun rapporto con il genitore maltrattante. Tirare fuori una fantomatica sindrome dell’alienazione parentale indurrebbe a far pensare che anche qui può essere alterato il pensiero dei bambini, i quali potrebbero parlare anche di violenze realmente subite da parte del genitore, ma si andrebbe a giustificare con l’induzione del lavaggio di cervello messa in atto dal genitore con il quale convivono.

E’ necessario dire che della Pas non si possono occupare i centri antiviolenza, in quanto questi cercano di tutelare il nucleo familiare in qualche modo sano, formato da madre e bambini, quando vi sono maltrattamenti in corso. Quindi ritengo sia inaccettabile che un’associazione nata a tutela delle donne tiri fuori un argomento del genere. C’è una contraddizione in termini in questa cosa, tant’è che tutti i centri antiviolenza di Italia sono insorti contro questa proposta di legge di normare la Pas, avanzata dall’avvocato Bongiorno, ora candidata con la Lega, e dalla Hunziker le quali sono fondatrici dell’associazione che si chiama Doppia difesa, ultimamente entrata peraltro sotto il mirino dell’attenzione mediatica per ovvi motivi.