Il bar sotto il mare

Confronto sul Sistema Siracusa tra i giornalisti della Civetta e l’associazione etnea antiestorsione Asaec intitolata a Libero Grassi. In attesa di analoghe iniziative anche a Siracusa

 

La Civetta di Minerva, 2 marzo 2018

Venerdì 23 febbraio La Civetta – ovvero il giornale che in questo preciso momento state leggendo – è stato invitato a Catania a partecipare a un incontro su “La corruzione nella pubblica amministrazione tra colletti bianchi e associazione a delinquere: il caso Siracusa”, organizzato dall’Asaec, l’Associazione antiestorsione di Catania intitolata alla memoria dell’imprenditore Libero Grassi.

A rappresentare La Civetta in trasferta: il direttore Franco Oddo e il vice direttore nonché vice direttrice Marina De Michele, oltre al sottoscritto rubrichista di complemento. A dialogare coi giornalisti c’erano il presidente dell’Asaec Nicola Grassi e la dottoressa Marisa Acagnino, presidente della IV sezione Civile del Tribunale di Catania.

Oggetto di indagini giudiziarie condotte da varie Procure italiane, gli intrecci affaristici, gli intrighi e la rete di corruzione che secondo gli investigatori l’avvocato Amara e friends avrebbero orchestrato, sono balzati prepotentemente ai dis/onori della cronaca nazionale per la recente svolta carceraria, e offrono spunti di discussione su quello che adesso viene definito il “Sistema Siracusa”…

E infatti a Siracusa l’interesse è a dir poco clamoroso. Chiarito che il “Sistema Siracusa” non è un sistema collegato al gioco del lotto, dopo il dibattito promosso nel capoluogo etneo dalla locale Associazione antiestorsione, i telefoni della direzione de La Civetta rischiano di diventare incandescenti per l’apprestarsi delle previste innumerevoli proposte di iniziative, dedicate a fatti e personaggi che il nostro giornale conosce molto bene per essersene lungamente occupato. E Franco Oddo e Marina De Michele sono preoccupati per gli inviti che, spinti dal gelido Burian siberiano, stanno per arrivare, non sapendo come dividersi fra tutti, chi accontentare.

Non sia mai che a Catania qualcuno avverta l’esigenza civica di approfondire vicende di tale gravità - che da anni tirano in ballo l’esercizio della Giustizia a Siracusa - e che invece proprio a Siracusa queste vicende sembra non interessino una beata mazza, tranne pochi.

Del resto, forte dei suoi 2750 anni di storia la città aretusea e archimedea ha maturato un diffuso senso della legalità, per l’esattezza: il controsenso della legalità. Ne sono artefici taluni paladini e paladine che un giorno, antrasàtta, hanno visto la luce e ne sono stati abbagliati, molto più che fratello Jack dei Blues Brothers.

I legalitari ca’ scòccia e d’origine garantita da sé medesimi; quelli che “siamo la società civile” oh yeah!; gli antimafiosi concettuali; gli opinionisti-interventisti a tempo pieno su facebook; e naturalmente la politica in blocco modello cuticchiùni; insomma tutti fanno a gara per far sentire sull’argomento la propria voce… ma, purtroppo, sono afoni a causa dell’influenza di stagione.

Va bene, in attesa del prossimo dibattito diamo un piccolo contributo alla discussione: diversamente dalla Corazzata Potemkin il “Sistema Siracusa” è davvero una cagata pazzesca!