La società di gestione del servizio idrico ansimava e gli avvocati intascavano milioni. Il magistrato Marino disse: “Volevano liberarsi del commissario Buceti usando un giudice del Tar, iscritto alla massoneria”

 

La Civetta di Minerva, 2 marzo 2018

Piove sul bagnato (loro). Gli avvocati Piero Amara e Attilio Luigi Maria Toscano sono indagati per concorso nella bancarotta fraudolenta che viene contestata alla Sai8, un processo iniziato nel 2014 dopo che la società era stata dichiarata fallita il 26 novembre 2013. Tra il 2011 e il 2013, per prestazioni professionali, l’avvocato Amara avrebbe riscosso compensi pari a 1.371.354,66 euro, l’avvocato Toscano 1.185.095,54 euro, a cui aggiungere 729.430 euro corrisposti a società a loro riconducibili.

Le vicende annose, e dolorose, della Sai8, non diversamente da quelle a cui si dà ampio spazio nell’ordinanza del gip di Messina, Maria Vermiglio, che ha messo in luce il cosiddetto Sistema Siracusa, sono anch’esse a nostro giudizio, e come da sempre denunciato da La Civetta, uno dei frutti avvelenati di una stagione che speriamo conclusa definitivamente.

Un affidamento del servizio idrico bacato in origine, contrassegnato da anomalie e irregolarità che nessuno, in primis gli esponenti politici in questo caso, ha avuto la volontà di contrastare con determinazione e onestà. Responsabilità condivise da moltissimi che hanno preferito non vedere e far finta di non capire i giochi in atto (evidenti dal primo momento) trasformandosi così da spettatori (per chi non già coinvolto in prima persona con ruolo attivo) a conniventi del grande inganno ordito ai danni dei cittadini tutti, del capoluogo come della provincia: una mucca grassa alle cui mammelle attaccarsi per succhiare quanto più possibile. Un crack da 74 milioni di euro.

Porte aperte ai soci milanesi (della società Saceccav, già comunque presente in Sogeas) per dar loro in pasto la società “di famiglia”, quella società costituita da imprenditori locali che nel bene e nel male (ovviamente il confronto con la vorace socia è alla fine andato tutto a suo vantaggio nonostante alcuni discutibili trascorsi) ha gestito il servizio idrico della città dal 1991 fino al 2006, anno in cui è iniziata la sua progressiva fine. L'ignavia colpevole dei consiglieri di parte pubblica nel consiglio d’amministrazione, il passaggio progressivo immotivato delle quote azionarie dal pubblico al privato, lo spoil system cannibalesco che dal 2008 allontanava funzionari evidentemente ingombranti e poi lo stesso a.d. Giuseppe Marotta (si dimettevano intanto prima alcuni membri del collegio sindacale, poi addirittura nel 2011 tutti i componenti), le azioni spregiudicate sul bilancio della Sogeas hanno trovato la loro testimonianza nella relazione, tuttavia tardiva, del luglio del 2012 a firma del consigliere PD Fortunato Minimo. Scrivemmo allora che essa, sebbene puntuale e rigorosa, non era altro che “una sorta di de profundis del tutto inefficace per salvare la società ormai al collasso”. Alla fine l’esposizione accertata dai giudici per la Sogeas fu di 27 milioni di euro, cifra comunque inferiore se si fossero ricossi i crediti. Ma l’accerchiamento ne voleva il fallimento e basta.

E come sempre - qui in atto, ancora una volta, il “Sistema Siracusa” - lo slittamento delle problematiche dal piano amministrativo a quello penale, perché è così che va letto ciò che Siracusa ha vissuto per quasi un ventennio: l’impossibilità di dirimere nella normalità giudiziaria, seppure complessa, le proprie vicende cittadine. La denuncia, per un motivo o per un altro, è sempre stata dietro l’angolo.

Nel febbraio 2012, con l’accusa di tentata estorsione, veniva emesso dal gip un provvedimento di misure cautelari domiciliari nei confronti sia dell'ex sottosegretario DC Luigi Foti che dell'ex amministratore delegato Giuseppe Marotta. L’operazione, denominata come si ricorderà Oro Blu, era frutto di denunce presentate nel 2010 dai rappresentanti della Saceccav per il tramite dei legali Sai8: gli avvocati Piero Amara, Attilio Toscano e Giuseppe Calafiore. Veniva indagato anche il presidente pro tempore dell'Ato Idrico, Nicola Bono. A giudizio dei magistrati, gli inquisiti avevano minacciato la risoluzione del contratto d'appalto del servizio se non fossero state esaudite alcune loro richieste relative non solo ad assunzioni ma soprattutto alla rinuncia della Saceccav ad eseguire alcuni lavori (un cantiere da 64 milioni di euro: un campo pozzi a Siracusa e il nuovo acquedotto di Augusta) nonché alla riscossione delle bollette insolute da affidare, con impropria esternalizzazione, alla Teleservizi di Caserta, indicata da Gino Foti, con un aggio fuori mercato del 15%.

In quell’occasione, a denunciare la “particolarità” di alcune decisioni, fu l’ex presidente della commissione nazionale antimafia Roberto Centaro, critico in particolare nei confronti dell’adozione delle misure cautelari in assenza del rischio di un inquinamento delle prove: i fatti risalivano al 2010 e nessuno degli indagati appariva in grado di intervenire sui fatti ("Foti non ricopre alcuna carica istituzionale, Marotta è stato estromesso da ruoli dirigenziali sia da Sai 8 che da Sogeas, Bono ha correttamente denunciato l’inadempimento palese e fuori discussione di Sai 8 in merito al contratto stipulato").

Il gip tuttavia non convalidava poi la richiesta di divieto di dimora per Bono mentre il reato di concussione, contestato a Foti e Marotta, veniva derubricato a tentata estorsione.

Il 3 luglio 2013 la SAI8 si costituiva parte civile nel processo che vedeva ormai quali indagati solo Foti e Marotta perché, nel frattempo, Nicola Bono, "indagato per legalità" (sua dichiarazione), dimostrava la propria totale estraneità da quanto addebitatogli inizialmente dalla Procura. Riproponiamo le stesse parole di Bono nella conferenza stampa del 5 gennaio 2013 in cui annunciava che il gip dott. Michele Consiglio aveva accolto la richiesta di archiviazione del procedimento a suo carico presentata dai sostituti Bisogni e Boschetto: “Sin dal 9 gennaio 2012 il gip, dott. Panebianco, aveva dichiarato, dopo avere rilevato non cristallinamente credibili” le dichiarazioni dei querelanti, che “In nessuna delle numerose conversazioni intercettate tra Bono Nicola ed i suoi collaboratori della Provincia egli fa mai qualcosa di diverso dal dare l’ordine preciso e perentorio di perseguire inesorabilmente la finalità della risoluzione del contratto con SAI 8, il che si pone in contraddizione logica con la ipotesi che egli perseguisse soltanto strumentalmente detta strada, con l’intento preciso di fare marcia indietro se SAI 8 avesse aderito alle sue richieste”, sebbene il 2 febbraio 20011 l’allora procuratore Ugo Rossi, in pubblica conferenza stampa, avesse dichiarato “in tutta questa storia ballano affari per 64 milioni di euro. E Bono, sempre per la Procura, è coinvolto in toto. Il Gip, al riguardo, la pensa diversamente. Per questo ha rigettato la nostra richiesta. Ma noi andremo avanti per dimostrare come stanno realmente le cose. E cioè che questi politici a Siracusa non erano al servizio della collettività, bensì brigavano soltanto per fare i propri interessi". Un preconcetto teorema, destituito totalmente da qualsiasi veridicità, oltre che da ogni fondamento probatorio, che già allora era stato rinnegato dal gip e che oggi finalmente una libera e rinnovata Procura (con riferimento all’intervento del ministro Severino, ndr) ha smentito totalmente, ma che per anni mi ha ingiustamente perseguitato consentendo ad altri, nel frattempo, di trarre lucrosi ed indebiti vantaggi".

E anche la posizione di Marotta nel novembre 2016 veniva archiviata perché, “fermo restando il dato oggettivo, non è risultata alcuna volontà di arrecare danno alla società o di aver voluto sia utilizzare i beni sociali per finalità diverse da quelle dell’impresa sia creare un rischio di pregiudizio per i creditori”. Evidente, nell’ordinanza di archiviazione, la perplessità dei magistrati nei confronti delle accuse mosse a Marotta.

Le dichiarazioni dell’ex magistrato Nicolò Marino e le società coinvolte - E che dire, dopo i recenti avvenimenti, delle dichiarazioni dell'assessore regionale all'energia Nicolò Marino, ex magistrato, nel settembre del 2013?

Riportiamo uno stralcio di un nostro articolo del novembre 2013: “Secondo Marino, ad aiutare la Sai8 a "liberarsi" di Ferdinando Buceti, commissario dell'Ato a cui si deve proprio la risoluzione del contratto con il gestore del servizio, fu addirittura un giudice del Tar di Palermo, iscritto alla massoneria, che dettò il testo del ricorso, poi naturalmente accolto, con la conseguenza che i commissariamenti vennero bloccati e lo stesso Marino fu costretto a emanare una nuova direttiva. "Circa la condotta del magistrato – riferiva Live Sicilia riportando le parole dell'assessore - saranno effettuate le dovute segnalazioni al Consiglio di Presidenza della Giustizia amministrativa. Il magistrato in questione risulta iscritto (almeno sino al febbraio 2013) alla massoneria; pur potendo ciascun cittadino della Repubblica autodeterminarsi liberamente, ritengo da uomo delle istituzioni che un appartenente alla magistratura non possa prestare due giuramenti, uno per la Repubblica italiana, un altro per diverse entità. Giova ricordare che le vicende della Società SAI 8 si inseriscono in un complesso contesto giudiziario e amministrativo, caratterizzato da plurime segnalazioni effettuate dal Commissario liquidatore dell’Ato idrico di Siracusa, Ferdinando Buceti, presso svariate sedi giudiziarie”.

Cosa si sia fatto di questa segnalazione rimane un mistero e non essendo riferito il nome del magistrato, è impossibile per i più sapere se sia ancora in attività e se persegua eventualmente gli stessi metodi.

La Sai8 allora, comunque, rispondeva punto per punto alle osservazioni di Marino, evidenziando la linearità e correttezza del proprio operato così come dell'iter procedimentale e comunicava di aver dato mandato ai suoi legali "al fine di tutelare nelle sedi opportune sia i propri diritti che la propria immagine".

E poi, ancora le società coinvolte, sempre le stesse. Altro stralcio: “Ritroviamo, nel dorato mondo della Sai8, società da noi citate nell'inchiesta sulla Procura di Siracusa: la Gida e la P&G società, come scrivono i magistrati, "riconducibili all'avvocato Amara" (oltre 300mila euro in un anno tra il giugno 2011 e il maggio 2012) e altre come la TSL Consulting "società riconducibile all'avvocato Toscano", quasi per lo stesso incasso, o la STEFI, di cui non si dice nulla, per circa 40mila euro, poca roba. Altre sono invece di area meneghina: la Dianeco di Casadei e Ferraglio, oltre 200mila euro in due anni e mezzo, e, a far la parte del leone, la Saceccav che, tra il 2008 e la data del fallimento, percepisce pagamenti complessivi per oltre 22 milioni di euro: il 77% dei lavori fatturati!

A quest’ultima, a partire dal 2011, la Sai8, evidentemente in un empito di generosità, senza trarne per sé alcun giovamento, trasferisce un credito Iva di quasi 7 milioni: una follia!”