Violenza a scuola, intervista allo psichiatra Michele Cannavò: “Oggi i giovani cercano un ingresso nel mondo in maniera spettacolare, quasi da videogioco”

 

La Civetta di Minerva, 2 marzo 2018

Prima Avola, poi Caserta, Foggia e infine Augusta. Queste le città teatro di episodi di violenza nelle scuole. Genitori che picchiano gli insegnanti, alunni che aggrediscono i docenti e i compagni. Interrogarsi, cercare una soluzione e chiedere aiuto agli specialisti è il primo passo verso una soluzione. Abbiamo rivolto i nostri interrogativi allo psichiatra siciliano Michele Cannavò (psicoterapeuta e docente istituto di Gestalt HCC Italy) per riuscire ad osservare con più consapevolezza cosa si cela dietro la violenza declinata nelle sue diverse accezioni.

Alunni che aggrediscono i docenti, fenomeno in crescente aumento. Arriveremo anche noi alle stragi a scuola come in America?

È chiaro che non bisogna generalizzare. L'America è un caso limite dove il facile accesso alle armi iperbolizza i danni della violenza e dell'aggressività. C'è un momento di alto disorientamento nei giovani e nella società in generale. C'è una grande forma di isolamento che diminuisce contatti ed interazioni, i ragazzi scatenano rabbia ed aggressività per trovare un contatto. Sono corpi sconnessi. Sono tentativi patologici di ragazzi desensibilizzati che cercano una riconnessione. Si cerca un ingresso nel mondo, in un modo spettacolare, quasi da videogioco. È un modo comunque per far parlare di sé. La società deve interrogarsi. Se questi fatti di cronaca possono in un primo momento spaventare servono per comprendere il disagio. Sono i sintomi che permettono di scoprire un profondo disagio, un urlo che viene dal profondo e che spesso può avere i connotati di un disagio psichico/esistenziale più complesso e quindi necessitano di iniziare un percorso di presa in cura, non bisogna averne paura. Le cause vanno ricercate nell' isolamento e nella connessione solo virtuale che li rende desensibilizzati socialmente. Se non si agisce su questo fronte saremo costretti a veder aumentare i fatti di cronaca. È un grido di aiuto che va accolto.

I genitori prima erano solo dalla parte dei docenti a scapito dei figli, oggi aggrediscono i professori. Quale la motivazione?

I genitori chiedono aiuto, hanno perso le coordinate. Si aspettano dai professori delle direttive che loro non riescono a dare. Solo l'alleanza tra scuola e famiglia, anche sui limiti e sulle difficoltà, può aiutare a ricucire questa ferita. La guerra a chi ha più colpe non porta a nulla. Gli adolescenti hanno bisogno di regole, devono essere contenuti ma non compressi, spinti ma non accelerati, lasciati andare per essere poi ripresi prima della caduta. Genitori e scuola devono creare un pavimento su cui fare camminare i ragazzi, liberi e sicuri nel poter affrontare quei sani rischi.

È di questi giorni la notizia che ad Augusta una dodicenne è stata mandata all'ospedale dai suoi compagni perché grassa. Ennesimo caso grave di bullismo. La cultura della violenza è in aumento o siamo solo più attenti al fenomeno?

Porre l'accento su questi fenomeni è stato un atto dovuto, non credo in realtà che si assista ad un aumento. Sono solo aumentate le modalità, in passato non c'era internet quindi nemmeno il cyberbullismo. Il bullismo in senso stretto c'è sempre stato, solo che non aveva questo nome. Le vittime di bullismo subiscono dei danni notevoli. La domanda da porsi è come e quanto genitori, scuola e amici riescono a contenere questa problematica? Credo che anche in questo caso è necessario l'aiuto, la prevenzione e una riflessione generale sui danni a lungo termine di atti del genere.

Influencer, live, mi piace, follower, contatti e condivisioni. Hanno qualche responsabilità in quella che sembra una deriva sociale?

Quando viene meno la fisicità, il contatto corporeo, la presenza, lo scambio o il respiro si arriva alla digitalizzazione delle relazioni. La sommatoria di queste assenze porta ad un nuovo codice che passa dai social e dalle loro dinamiche fatte di apprezzamenti virtuali e contatti dematerializzati. È poi inevitabile entrare in questo meccanismo e restarne coinvolti, è innegabile provare piacere davanti agli apprezzamenti per la nuova immagine di profilo, o di contro, l'assenza di interazioni su un nuovo post crea smarrimento. Eliminare i social servirebbe a poco, bisogna piuttosto riappropriarci dei “vecchi” metodi di interazione per creare un equilibrio tra innovazione e tradizione. Ritornare al corpo, sicuramente, potrebbe servire a diminuire questi episodi di violenza.

Quali consigli dare ai docenti impauriti?

Una prima cosa può essere non generalizzare, per fortuna non tutti i gruppi sono disfunzionali, non tutti gli alunni hanno queste quote di aggressività, non tutte le famiglie sono assenti.

Chiaramente per i casi problematici ci vuole attenzione, bisogna fare squadra. Sicuramente serve valorizzare sui punti di forza dei ragazzi in difficoltà, iniziare a lavorare sul gruppo e partire dagli elementi che funzionano in modo sano. Il gruppo permette di arginare le situazioni problematiche. Mi viene in mente il film “Freedom Writers” dove un insegnante riesce ad imporsi come leader in un gruppo problematico ridistribuendo l'energia in modo positivo.

Barricandosi o attuando una politica difensiva non si otterranno risultati.

Ho avuto in terapia insegnanti, alunni e genitori. Ho osservato e ascoltato i loro punti di vista. Serve qualcuno che calmi il loro sfondo creando un punto di incontro. Urge una figura esterna che possa mediare, abbattere i muri e ricucire i rapporti.

Gli episodi di violenza possono essere sporadici frutto di stress momentaneo?

Lo stress momentaneo non crea livelli di violenza così elevati. È più frequente per i disturbi di personalità sottostanti o altri disagi psichici gravi che, in presenza di scintille di tipo stressogeno, possono portare alla violenza. Delle persone affette da disturbi di personalità, se non trattati a dovere, possono andar incontro ad episodi di questo genere. È chiaro però che non tutti i pazienti con disturbi psicotici arrivano ad episodi di violenza. Ovviamente ogni storia fa caso a sé.

I docenti hanno minore autorità rispetto al passato? Servono ancora le note e le sospensioni o ha ragione Trump a dire “armiamo i docenti”?

La difficoltà dei docenti di oggi è nel mettere regole e nel trovare sostegno nella rete. Non penso che un docente di polso degli anni sessanta potrebbe avere maggior successo con gli alunni. La scuola non può e non deve diventare un ring dove lottando si decreta il più forte. L'aggressività dei ragazzi viene spesso dalla solitudine, da un disagio che si vive a casa o all'interno dei gruppi (classe, quartiere...). Bisogna avere il coraggio di entrare e capire il perché di questa “solitudine” che porta ad accumulare tensione che poi sfocia in azioni violente.

Più che parlare di punizione io parlerei di prevenzione. Per prevenzione intendo creare dei luoghi dove far emergere le tensioni o i disagi. Le note sul registro, se non c'è consapevolezza, diventano solo un'ulteriore sfida. Il mio invito è non smettere mai di credere all'energia che c'è nei ragazzi che anche se sopita si può attivare con poco.

Nel frattempo la scuola e la società civile, dal canto loro, hanno cercato di reagire non restando indifferenti davanti a questi gravi fatti di cronaca:

- Ad Augusta il 26 Febbraio è stato organizzato un corteo silenzioso, con il sindaco Cettina Di Pietro capofila, contro ogni forma di violenza. Massiccia la partecipazione delle scuole, associazioni e dei cittadini.

. Ad Avola il 22 Febbraio il II I. C. Bianca Vittorini, per ferma volontà della dirigente prof.ssa Calogera Alaimo, ha organizzato un convegno dal titolo #cooperazionesociale e #legalità. Tra i relatori il vice questore aggiunto Fabio Aurilio, Don Fortunato Di Noto, il dott. Fabio Portuesi e il coordinatore provinciale di Libera Lauretta Rinauro. Una buona occasione, molto riuscita per presenze e partecipazione, per dimostrare che la scuola non china il capo, che alza la testa e dice NO educando alla legalità nella sua accezione legata sia al rispetto che alla libertà. Per dirla con Calamandrei “La libertà é condizione ineliminabile della legalità: dove non vi è libertà non può esservi legalità”.