Mai invitato il Comune ad annullare la gara del Servizio per avviarne un’altra. Predichiamo da sempre una gestione pubblica, partecipata e trasparente. E quando diciamo acqua pubblica intendiamo dire che essa va anche gestita dalla pubblica amministrazione

Sostiene l’assessore Gianluca Rossitto che la nostra critica alla scelta dell’Amministrazione (di affidare il servizio idrico a un nuovo gestore privato per un anno, estendibile ad altri due) sarebbe contraddittoria “perché in un dato frangente” (???) la dottoressa De Michele avrebbe «mostrato una certa apertura all’affidamento del servizio da parte della Curatela fallimentare ad una società di capitali». Ci perdoni l’Assessore ma a noi sembra di ricordare che mai la linea del giornale sia stata favorevole ad affidamenti del servizio idrico a privati. Il giornale si è sempre battuto per la ripubblicizzazione del servizio idrico. Che vuol dire “una certa apertura”? Ci chiediamo se non sia stato interpretato male qualche discorso condotto sul filo di mere ipotesi.

La nostra critica all’Amministrazione sarebbe anche «illogica», forse perché – sostiene l’Assessore - l’acqua «pubblica è e rimane». Già! Ma noi vogliamo (e da sempre!) che sia pubblica anche la gestione del servizio idrico, che consideriamo indissociabile dal riconoscimento dell’acqua come bene comune. Predichiamo da sempre una gestione pubblica, partecipata e trasparente. O forse la nostra critica sarebbe «illogica» perché, sempre a detta dell’Assessore, se la procedura di gara fosse illegittima “si dovrebbe celebrare una nuova gara, con ciò favorendo altri operatori privati”. No. Perché mai? Non pensiamo affatto che sia così. E non è certo nostra intenzione invitare l’amministrazione ad annullare la gara per avviarne un’altra. Abbiamo sempre chiesto e sempre chiederemo alle amministrazioni di Siracusa e degli altri Comuni di gestire direttamente e pubblicamente il servizio idrico. Ed abbiamo suggerito di salvare i posti di lavoro invitando i dipendenti della ditta fallita a costituirsi in cooperativa, alla quale il Comune potrebbe esternalizzare meri compiti operativi, mantenendo la gestione rigorosamente pubblica. La stessa soluzione è stata anche caldeggiata da qualche forza politica (SEL). E ne abbiamo dato notizia sul giornale.

Sostiene l’Assessore che sarebbe inutile il nostro riferimento alla soglia del valore dell’affidamento, che farebbe, a nostro avviso, scattare l’obbligo del ricorso alla procedura di gara europea. Ebbene, noi rimaniamo del nostro avviso e non crediamo che «l’urgenza e l’indifferibilità» possano giustificare una deroga anche perché non comprendiamo quali tempi si risparmino con una «procedura negoziata» rispetto ad una gara di tipo europeo.  Apprendiamo che la procedura seguita (difforme da una gara di tipo europeo) sarebbe motivata dalla «necessità ed indifferibilità» che avrebbero giustificato una «procedura negoziata».  Non siamo legali e di questa roba non ci intendiamo troppo. Perciò ci chiediamo: c’è stata una gara o no? La procedura seguita è legittima o no? A nostro avviso, no, se, da profani, ben intendiamo le norme. 

Sostiene infine l’Assessore che «l'ordinanza sindacale contingibile ed urgente adottata dal Sindaco con il trapasso della gestione dall'ATO, legittimava il Dirigente ad un affidamento persino senza procedura di gara». Confessiamo che abbiamo troppe perplessità al riguardo. E deve averle avute anche il Sindaco, se non ha lasciato che fosse un dirigente ad affidare il servizio senza alcuna procedura di gara. Non lo ha fatto. Per fortuna! E ha fatto bene a non seguire un consiglio di tal genere, se mai qualcuno glielo abbia offerto. A nostro modesto avviso di profani, si intende!

Quando e dove abbiamo scritto di «rilevare il capitale sociale della newco»?  Forse non siamo stati chiari: abbiamo scritto che forse (forse!), non sottoscrivendo il contratto conseguente alla gara, si potrebbe andare incontro a qualche richiesta risarcitoria da parte della società aspirante; ma che c’entra questa ipotesi con il rilevamento del capitale sociale della newco? Chi ha mai ipotizzato o suggerito una tale cosa?

Sostiene l’Assessore che l’obbligo di costituire una newco (esplicitato negli atti della procedura, ossia nell’avviso pubblico per manifestazione di interesse e nel bando di gara) risponderebbe «a numerose esigenze ed in primis a consentire la retrocessione della stessa (l’uscita di scena della newco???) al termine dell’affidamento».

Alt. Quali sarebbero le «numerose esigenze» che hanno motivato l’inserimento di tale strano obbligo nell’avviso e nel bando? Non riusciamo ad immaginarle. Speriamo che l’Assessore ce ne dica almeno tre. L’unica che ci ha esposto «in primis» non ci convince per niente. Un gestore singolo non avrebbe potuto accettare la condizione di dover uscire di scena al termine del primo anno di affidamento o al termine dei tre anni, in caso di proroga dell’affidamento stesso per altri due? Perché l’accettazione di tale condizione dovrebbe essere possibile per una newco ed impossibile per un gestore singolo? Da profani, non lo comprendiamo. E ci auguriamo che l’Assessore chiarisca in modo comprensibile anche per noi e per i nostri lettori.

Sostiene l’Assessore che «in ogni caso, le convenzioni tipo approvate dalle Autorità d’Ambito rimandano tutte a tale specifico modello, rispetto al quale non si comprende quali siano le controindicazioni». Gli obiettiamo che le convenzioni-tipo sono dei modelli da adattare alle circostanze, responsabilmente. E poi, saranno davvero tutte conformi? Tutte rimandano ad una newco? Allora tutti i gestori in sella dovrebbero essere delle newco. Ci pare che non sia così. Fu così a Siracusa: la SAI8 fu una associazione di imprese. Ma noi eviteremmo di prendere come modello quell’affidamento, giudicato illegittimo dal CGA e poi finito come tutti sappiamo. E sappiamo quale conflitto ci sia stato ad un certo punto tra SOGEAS e SACECCAV all’interno della società che esse avevano costituito. Noi riteniamo che, se fosse stato necessario ricorrere ad un affidamento (ma è una mera ipotesi di terzo tipo, contemplata per esigenze dialettiche, non una “apertura all’affidamento”, non una nostra accettazione di tale sciagurata prospettiva), sarebbe stato preferibile far competere tutti gli aspiranti, al fine di ottenere l’offerta migliore; non fissare l’obbligo di costituire una newco, che avrebbe potuto rappresentare quasi una sorta di implicito invito a consorziarsi piuttosto che a competere, specie nel caso di esiguità numerica degli aspiranti alla concessione. E temiamo che questo sia accaduto, cioè che tale «obbligo» abbia indotto i pochi competitori a intrattenere contatti preliminari esplorativi (legittimi!) che forse avranno potuto togliere competitività alla gara; ma l’Assessore  sostiene che «non si comprende quali siano le controindicazioni». 

Questa volta siamo noi a spiegargli… il nostro punto di vista, già espresso. Sia ben chiaro che si tratta solo di un nostro parere: riteniamo che ci sia stata poca competizione; che la gara non sia stata una vera gara; che la definizione di quell’obbligo possa essere stata controproducente…  Che possa aver annacquato il combustibile della competizione. Tutto qui. Forse, dunque, il modello di convenzione-tipo (già negativamente sperimentato) non doveva improntare la stesura del bando di gara sino al punto da suggerire quell’obbligo.  Modesta opinione di profani.

Sostiene inoltre l’Assessore che «l’azione amministrativa intrapresa, dietro mandato del Consiglio, sta consentendo di ridurre le tariffe, assicurare la gestione del servizio in continuità, garantire l’occupazione a buona parte dei lavoratori…» e che il nostro giornale non avrebbe esplicitato alternative.  L’alternativa, al fine di salvare buona parte dei lavoratori, l’abbiamo esplicitata e non una sola volta: esternalizzazione di meri compiti esecutivi/operativi ad una cooperativa di ex dipendenti SAI8. E, visto che il Comune sta riuscendo (con qualche comprensibile difficoltà) ad assicurare la continuità del servizio, perché l’amministrazione non procede anche per il futuro coi propri piedi e con la propria testa, senza avviare nuovi affidamenti a privati e senza creare situazioni “transitorie” che leggi di riorganizzazione elucubrate a Palermo, combinandosi con le trovate renziane (riduzione/accorpamento del numero delle gestioni con affidamento ope legis al gestore miglior piazzato), rischiano di rendere definitive?

Il giornale loderà l’amministrazione se essa saprà «guidare il trapasso della gestione del servizio senza soluzione di continuità», ma solo se la meta (immediata, non collocata in futuro che diventa incerto) sarà la gestione pubblica; non certo per aver realizzato un trapasso da una gestione privata ad un’altra dello stesso tipo.

Teniamo infine a precisare che è ben lungi da noi l’intenzione di osteggiare l’affidamento in itinere per spingere il Comune a «celebrare una nuova gara, con ciò favorendo altri operatori privati». Suggeriamo anzi al Sindaco di annullare (per precauzione, per autotutela, per rispetto delle promesse fatte agli elettori…) la gara e di non bandirne affatto un’altra, riveduta e corretta. Non abbiamo secondi fini occulti, ma uno solo e palese: la gestione pubblica dell’acqua bene comune. Già in passato un certo signore, errando clamorosamente, ci attribuì un ruolo di supporto ad interessi di parte; i fatti lo hanno sconfessato e continuano a sconfessarlo. Ci auguriamo  che lo stesso errore non sia oggi compiuto da altri.

Riteniamo che il Comune (come ogni Comune nell’era dell’informatica e come stanno dimostrando altri Comuni di questa ex provincia) abbia già le risorse per esercitare le funzioni di bollettazione e riscossione del servizio idrico comunale. Per le direttive tecniche ci pare che si stia già avvalendo della competenza di un ingegnere consulente, che potrebbe istruire qualcuno dell’Ufficio Tecnico o essere assunto come dirigente non appena i «vincoli assunzionali» saranno allentati. 

Quanto alle direttive europee, ci preme che sia posto in essere ogni impegno affinché un Sindaco, eletto sulla base di un programma ben preciso, trovi in esse tutti gli spazi e le condizioni per mantenere il suo patto cogli elettori; auspichiamo inoltre che le amministrazioni tutte esercitino pressioni su Renzi affinché batta veramente i pugni per chiedere una revisione di quelle linee che sino ad oggi sono state imposte da una casta di banchieri. Ma precisiamo che, nonostante le ricorrenti e sciagurate pressioni verso la privatizzazione dei servizi, il quadro normativo comunitario vigente non impedisce la gestione pubblica. Ricordiamo infatti che a Berlino e a Parigi i servizi idrici sono stati sottratti ai privati e resi pubblici. Ergo… sarà ben possibile anche a Siracusa. E così sia!