L’assemblea cittadina sul destino di Cala Rossa e il convegno di “Siracusa Resiliente”. E’ quel che resta della sinistra senza appartenenza?

 

La Civetta di Minerva, 2 febbraio 2018

Giovedì 25 gennaio e il venerdì successivo (26 gennaio), si sono svolti in città due appuntamenti “politici”, promossi da due gruppi distinti, su temi diametralmente opposti, pensati autonomamente dai promotori delle due differenti iniziative.

Quello di giovedì – promosso dal movimento “Ortigia sostenibile” e da associazioni cittadine – ha riscosso molto interesse, un’ampia e motivata partecipazione di persone, pur in questo clima politico un po’ dimesso e disincantato. L’incontro aveva a tema una questione specifica, rilevante e spinosa: il destino di Cala Rossa, la spiaggetta di Ortigia che da oltre tre anni è sotto il tiro incrociato di un’intenzione (non tanto sotterranea) dell’amministrazione comunale di voler stravolgere radicalmente il «paesaggio» della suggestiva insenatura che da diversi anni, grazie alla scaletta d’accesso, ha permesso nella nostra lunga stagione estiva a cittadini, famiglie e turisti di godere liberamente di questo angolo di mare nel centro storico di Ortigia, preservando il luogo nella sua connotazione “naturalistica”, differenziando così la godibilità stessa dei luoghi «water front» della città, visto che in altri spazi – o con libero accesso, o dietro biglietto d’ingresso –, imprenditori privati hanno intrapreso attività di profitto, espandendo l’offerta turistica di accesso al mare.

Già tre anni fa, attorno a Cala Rossa era affiorata l’intenzione della Giunta di affidare a privati una parte del sito e s’era accesa nella stampa e nei social un’attenzione e una richiesta da parte di cittadini e associazioni verso il Comune perché bloccasse ogni trasformazione e/o privatizzazione dell’angolo di spiaggetta. Era sembrato che le acque si fossero calmate, che il progetto fosse rientrato, ma non era affatto così. Non a caso l’assemblea di giovedì scorso era stata motivata dal fatto che sul finire del 2017 s’è ripresentata con maggiore ufficialità la notizia che quanto prima il privato, ottenuto la concessione definitiva, potrebbe avviare i lavori per modificare drasticamente il volto del piccolo angolo di mare.

Nel corso dell’incontro, con puntuali relazioni e osservazioni sia di impatto politico che giuridico, sono state messe a nudo le ambiguità con cui s’è mossa la Giunta sin dall’inizio delle sue intenzioni. In particolare l’avv. Randazzo ha ricostruito il carattere approssimativo e raffazzonato con cui era stato definito il primo bando di affidamento, finalizzato alla parziale privatizzazione del sito, la poca chiarezza e trasparenza che ha scandito le fasi successive. Sino alla notizia riapparsa negli ultimi mesi di una correzione del bando da parte dell’Amministrazione, le cui intenzioni sono rimaste quelle di consentire al privato la gestione e la collocazione di una struttura/piattaforma a mare con servizi e altre attività, già per la stagione estiva 2018.

Da qui l’assemblea. Nella parte conclusiva del suo intervento l’avv. Randazzo motivava le fondate ragioni “giuridiche” che dovrebbero dare ragione al ricorso presentato alle autorità competenti, affinché il Comune blocchi il percorso avviato, inficiato da profonde irregolarità, preservandosi così dal rischio – intervenendo tempestivamente – di dover corrispondere un eventuale indennizzo al privato che, sulla base del Bando, avrebbe ottenuto la concessione sul sito.

Sin qui il quadro della vicenda, che si presta ad alcune considerazioni politiche. Questa vicenda è il paradigma più plastico del pressappochismo, dell’improvvisazione con qui questa Giunta giunge al suo epilogo finale, stante che a fine maggio o giugno si voterà per il nuovo Sindaco e nuovo Consiglio comunale. Ed è il coronamento più plastico del “vuoto” di politica che ha connotato questa Amministrazione.

Sì, «vuoto politico»: perché di questo si tratta. Ed è la vera urgenza che occorrerà ripristinare a partire dalla prossima Amministrazione: rimettere al centro la Politica. Se c’è infatti un limite, di questa Giunta, questo è consistito nell’esclusivismo gestionale e nella separatezza ideativa, con cui essa s’è chiusa a riccio al suo interno, inibendosi il coinvolgimento dei corpi intermedi, dell’associazionismo, nelle scelte di forte impatto, nelle decisioni che hanno inevitabilmente un riscontro sociale ampio, sì da ingenerare forti perplessità o anche ferme contrarietà da parte di “interessi legittimi” da parte di ambienti vari di cittadini. In altri termini, è mancato una sorta di “Bilancio condiviso”, che costituisce uno degli strumenti più interessanti che da anni accompagna e precede i percorsi delle determinazioni e delle scelte di tanti Comuni gestiti con intelligenza. Se la Giunta, anziché bloccarsi pervicacemente nel perseguire la propria finalità, avesse seguito questo approccio condiviso – non per corrispondere alla tutela del “particulare” di qualcuno –, oggi non avrebbe sul fiato una mobilitazione civica e sociale così ampia, semmai avrebbe posto le basi per condividere un percorso strategico più generale: in questo caso, sull’assetto da dare al centro storico di Ortigia che, per effetto di un turismo imponente, rischia davvero di vedere stravolgerne definitivamente la sua “natura”.

Il paradosso del “vuoto” di politica è al tempo stesso evidente nella stessa – pur positiva – assemblea di giovedì, dal momento che è sul terreno “giuridico”, è solo grazie all’ipotesi della «contestazione giuridica» al provvedimento amministrativo del Comune da parte dei vari movimenti civici, se il progetto su Cala Rossa potrà trovare la sua sospensione o il suo annullamento. Segnaliamo ciò non per sminuire il valore dell’assemblea, bensì per mettere a nudo il fatto che il grande impegno civile, sociale di centinaia di persone e cittadini che hanno aderito alla protesta rimane confinato dentro un’azione di carattere “giuridico” – per l’annullamento degli atti di concessione del sito –, mentre si evidenzia lo scarto tra l’enorme “energia sociale” investita nell’iniziativa e la scarsa “traduzione politica” della stessa vicenda. Ed è il tema centrale del «vuoto di politica» presente in città.

Da qui, un’analoga considerazione che vorrei fare in merito all’altra partecipata assemblea che s’è tenuta il giorno successivo, venerdì 26, alla CISL, promossa da “Siracusa resiliente” e che aveva a tema «Banche, economia e finanza nel terzo millennio. E’ finita la crisi o è una crisi infinita?». Un centinaio di cittadini per assistere ad un incontro più di taglio “politico-culturale” che “politico”, con la partecipazione dell’economista Tonino Perna. Eppure, la richiesta di interventi preordinati e richiesti ai responsabili territoriali di tutti i partiti (on. Pippo Zappulla; on. Stefano Zito; Alessio Lo Giudice; Raffaele Gentile; Peppe Patti; on. Sofia Amoddio, assentatasi) – che avrebbero dovuto corrispondere ai punti programmatici della relazione introduttiva di Concetto Rossitto (“Siracusa resiliente”) – non poteva che evidenziare il profondo scarto tra le intenzioni “strategiche”, o di «alta politica» degli organizzatori e il “parterre” degli interventi preordinati, per il mero livello “locale” in cui può esplicitarsi il loro ruolo.

In altri termini, dalle richieste avanzate da Rossitto, sembrava quasi che “Siracusa resiliente” provasse a rivendicare – in merito ai guasti, ai limiti, agli errori delle politiche finanziarie dell’Europa e della Commissione europea in questi dieci anni – che è da Siracusa che si dovrebbero «battere i pugni sul tavolo» verso i leader europei per le scelte sbagliate in questi anni. Ipotesi che non sta in piedi. Non è riuscito al nostro governo nazionale il proposito di rivendicare una discontinuità di politiche finanziarie nell’ambito della U.E., e non si capisce come tale esigenza possa delinearsi chiedendo ai dirigenti locali dei partiti di “sollecitare” i loro rappresentanti nazionali per far cambiare la politica U.E..

Non vi è chi non veda il carattere ineffettuale di una simile rivendicazione. Resta l’amarezza di assistere al fatto che molte «energie politiche e civili» di Siracusa si disperdano nel clima di «vuoto politico», mentre la città di Siracusa tra maggio e giugno sarà chiamata alla scelta del nuovo Sindaco e della nuova classe dirigente in uno scenario opaco e di disimpegno. Se è vero che le stesse dinamiche politiche contemporanee, nel vivo della crisi dello spazio pubblico nazionale, evidenziano come la concretezza, l’effettualità di un impegno politico possa avere “senso” solo se le energie e le intelligenze di un territorio sono in grado di mobilitarsi per ridare respiro strategico alle istanze del proprio Comune, è da qui allora che occorrerebbe ripartire: per aprire un percorso costituente che rimetta al centro la Politica nel governo comune delle città. Il resto è aria fritta.