Intervista ad Antonella Salamone: tagesmutter, pellegrina, redattrice, scrittrice, zia e presto mamma. Autrice tra cammini, parole e bambini.

 

La Civetta di Minerva, 19 gennaio 2018

Antonella Salamone, 35 anni, augustana residente a Milano, tagesmutter, camminatrice, caporedattore e autrice di un libro originale sul ruolo delle zie senza figli dal titolo “Diversamente madre”. In occasione della presentazione del suo libro ad Augusta l'abbiamo intervistata.

Cominciamo dicendo che sei una Tagesmutter. Cioè?

Letteralmente dal tedesco “mamma di giorno”, posso prendermi cura, a casa mia, di bambini (fino a cinque contemporaneamente) seguendo un modello pedagogico basato sul valore della domesticità. Questa figura al nord è molto conosciuta, qui sta arrivando con un po' di ritardo. Per diventare tagesmutter ho frequentato un corso di formazione, svolto un tirocinio e sostenuto un esame. In questo modo ho potuto iscrivermi all'albo nazionale delle Tagesmutter, un albo costituito da donne costantemente aggiornate e formate che credono in un modello educativo che si riappropria dell'importanza di dar tempo ai bambini per crescere. Le tagesmutter infatti, partendo dal valore che una casa può avere, fanno delle piccole cose semplici del quotidiano pretesti per far imparare il mondo ai bambini. E in questo le tagesmutter diventano dei ponti, così come anche le zie, tra l'interno di uno spazio conosciuto e il mondo.

Sei anche una camminatrice collaudata. Hai attraversato molti percorsi ma c'è un luogo a cui pensi di appartenere?

Sono una pellegrina più che una camminatrice e il cammino mi ha insegnato a lasciare andare più che ad andare. Si può camminare per tante ragioni, la mia è semplice: camminare mi fa sentire parte della strada che faccio e mi fa guadagnare con i miei passi la mia fatica, il mio respiro e la mia vita.
Il cammino è stancante, è estenuante. Ti riduce al minimo, e in quel minimo rivela parti nascoste di noi stessi. Sento che da sempre cerco di appartenere a un posto e alla fine ho capito che si può appartenere solo alle persone. Le relazioni sono le mie radici.

Dopo il primo cammino, quello di Santiago, ho capito che chi diventa pellegrino una volta lo resta per tutta la vita perché il cammino diventa un vero e proprio approccio alla vita anche quando poi si lascia la strada e si torna alla vita di tutti i giorni. E anche il cammino ti chiamerà sempre. È per questo che dopo Santiago ho deciso di percorrere anche la via Francigena toscana, il cammino di San Francesco e il cammino francigeno in Sicilia da Palermo a Messina passando per le montagne. Quest'ultimo, in particolare, è stato un “modo” di far pace con la Sicilia che, a modo suo, non mi ha voluto. Solo calpestando la mia terra ci ho potuto fare pace. E in questo nuovo “patto” ho ritrovato il mio legame con l'isola. Un'isola a cui col tempo ho imparato a rivolgere uno sguardo diverso, in lontananza, ma proprio per questo per intero.

Quindi, caporedattrice di Suq. Che sarebbe?

Sono autrice e caporedattore di Suq, una rivista cartacea che ricorda il libro fotografico e il taccuino di viaggio. Suq è una rivista sperimentale che parla di viaggio in una Sicilia non convenzionale. Dove per viaggio si intende l'incontro con il paesaggio sia ambientale che umano. Per noi il luogo è un concetto interiore che riversiamo nelle immagini e nelle parole.

Inoltre sei anche zia o diversamente madre; come nasce l'idea di questo libro?

Dalla sensazione di essere una zia che ama troppo e da un conflitto personale che mi ha portato a chiedermi del mio ruolo in famiglia. In genere scrivo per capire come la penso perché il tempo che mi dà la scrittura mi aiuta a mettere in ordine quello che sento. Lo stesso tempo che ritrovo anche nei cammini che faccio quando posso permettermi di poter lasciare da parte ciò che non è necessario.

Infine, sarai anche mamma. Porti un bel fiocco rosa in pancia e col libro come la mettiamo? Che zia sarai? E che mamma non sarai?

Penso che non sia un caso che questo libro sia stato pubblicato in questo momento della mia vita. Il proprio libro e il proprio bambino hanno di certo in comune il fatto di essere stati per un certo tempo dentro di te prima di andare al mondo. Non so che madre non sarò perché non so ancora cosa significa essere madre e mi chiedo come si può amare ancora di più e in cosa sarà diverso l'amore per un figlio. Spero però di essere una mamma che riuscirà. E una zia che riuscirà a mantenersi il suo piccolo scorcio di rapporto speciale con i suoi nipoti.


Leggo nel libro che ti senti una "machica" e un funambolo. Vivi il tuo essere zia non come un ruolo marginale.

La “machica” in nipotese è una formica, ho pensato che mi vedono come un'accumulatrice dei loro ricordi. La zia è una figura in equilibrio, ha un ruolo da mediano, sebbene sia una figura retrocessa rispetto alle altre è fondamentale per il gioco di squadra che è una famiglia.

"Non puoi essere stanca come una mamma". Queste frasi ricorrenti hanno un po' rotto le scatole (diciamolo!). Incurante del tuo essere controcorrente attacchi un po' "le mamme stanche"? Perché? Come l'hanno presa le tue lettrici con prole?

Sono stata volutamente provocante così come anche nel titolo del libro. Credo che anche la stanchezza delle madri sia un fattore della nostra nuova società in cui forse siamo stati figli per molto più tempo rispetto al passato. Non ce l'ho con le mamme, non potrei mai, ma penso che questo loro continuo "lamentare" stanchezza sottintenda qualcosa di più. Inoltre ho come riferimento mia madre, emblema di instancabilità, che mi porta a "credere" solo in parte a questa viscerale e cronica stanchezza. Alcune lettrici hanno sentito il bisogno di giustificarmi la loro stanchezza e questo mi ha fatto capire che in qualche modo sono state colpite da queste parole. Ma forse, come dicono loro "io non posso capire perché non ho figli"!

Scrivi da sempre ma solo adesso hai deciso di pubblicare. Il tuo passato da editor viene fuori leggendo. Oggi tutti si improvvisano e pubblicano opere di dubbia qualità anche autofinanziandosi. Cosa pensi di questo fenomeno?

Anche la scrittura è un processo vivo che ha sempre nuove esigenze e che cambia col tempo. Adesso è il tempo per la mia scrittura di poter incontrare gli altri. In realtà, sebbene provenga dall'ambito editoriale, in questo libro c'è stato molto poco di studiato e rimaneggiato. Stare dentro le proprie parole specialmente in un argomento molto intimo non aiuta ad avere lucidità e l'esperienza che si ha diventa relativa. Tante volte le regole mi hanno bloccato e dopo esser stata immersa nel mondo dell'editing ho dovuto fare piuttosto un lavoro di destrutturazione per poter tornare a sentire senza matita rossa in mano. Credo, per quanto riguarda l'autopubblicazione, che il fine ultimo è sempre quello di cercare di stare bene. Sarà sicuramente più difficile ciò che verrà dopo. Vedo peggio l'editoria a pagamento che l'autopubblicazione.

Cosa c'è nel tuo futuro? Scriverai ancora?

Nel mio futuro c'è Suq., la voglia di farlo crescere e la voglia di trovare sempre nuove forme di espressione. Mi piacerebbe dedicarmi anche all'editoria per l'infanzia. La mia scrittura sarà sempre lì a salvarmi e rivelarmi storie che ancora non so o non so capire.