La risposta dell’operatore: “Vada nei piccoli comuni della provincia o al pronto soccorso”. “Per la visita dovrà aspettare sei mesi”. Si negano sacrosanti diritti persino a chi è costretto all’insulina quattro volte al giorno

La Civetta di Minerva, 19 gennaio 2018

Ormai è una regola tornare schiaffeggiati dopo una lunga fila per chiedere allo sportello della sanità pubblica accertamenti o prestazioni sanitarie di qualsiasi genere.

Ultima versione di scandalose vicende che rendono impossibile esercitare in serenità la mia professione è il negare ai diabetici più gravi gli aghi per insulina e le strisce per farsi le glicemie. Il fatto è che, quando le cose per i diabetici corrono sui binari ordinari, il fabbisogno è assicurato. Non accade così quando si verificano le cose che racconto nelle prossime righe.

Capita abbastanza spesso che un diabetico di scarsa complessità clinica, curato con le compresse per forme non gravi di diabete, si trovi nella condizione di ammalarsi improvvisamente di qualcosa che richieda un trattamento con insulina fino a quattro volte al dì. Si pensi agli interventi chirurgici, alle gravi infezioni, a tutte quelle condizioni che portano a uno scompenso improvviso della malattia diabetica. Il medico di famiglia provvede alle prime cure ma non ha la facoltà di poter prescrivere per la prima volta gli aghi per l’insulina e di disporre un aumento del numero di strisce reattive per la glicemia che si rendono necessarie quando si pratica insulina.

Avviati i familiari dell’ammalato ai centri per la prenotazione delle visite diabetologiche per richiedere una visita urgente per avere aghi e strisce, la risposta scontata è: torni fra tre, quattro, sei mesi, un anno. Alle proteste dei cittadini si risponde che i medici specialisti sono oberati, che non esistono urgenze nei diabetici, che non c’è nulla da fare. L’ultima risposta del cane allo sportello a un mio caro e sfortunato paziente è stata: se la sua visita è urgente, vada al pronto soccorso (a proposito di abuso dei servizi di urgenza !). Il cane è anche deficiente perché dovrebbe sapere che il pronto soccorso non prescrive presidi per diabete! Non resta altro da fare che comprare gli aghi per insulina e le strisce reattive, spendendo cifre notevoli.

Come saprete, buona parte dei cittadini, in queste contingenze storiche economiche, non ha la possibilità di affrontare alcuna spesa imprevista e spesso ricorre a prestiti per potersi curare. Qui iniziano le danze. Ultimi ritrovati, in questa nostra città, per negare diritti agli ammalati sono il concedere una visita diabetologica in tempi più ragionevoli spedendo l’ammalato (febbrile o appena operato) nei paesi della provincia (Buccheri, Palazzolo, Lentini, Sortino) dove gli appuntamenti sono più accessibili rispetto ai mesi o anni di attesa nel capoluogo. Trattandosi di anziani e ammalati gravi, tali proposte rimangono impraticabili oltre che assurde. Eppure è quello che è stato proposto anche a me quando sono intervenuto a difesa dei miei ammalati. In sostanza, o paghi il costo dei presidi necessari per curarsi con insulina e farsi le glicemie, o ti paghi un autista che ti scarrozzi per la provincia in cerca di un medico specialista che ti possa autorizzare ad averli.

Vorrei che mi leggessero il Direttore Sanitario, del Distretto, il mio amico Direttore Generale, vorrei considerare con loro non solo l’offesa che si fa a chi è ammalato ma il mio disagio di medico. Come dovrei curare un diabetico che fa quattro insuline al giorno senza poter fare i controlli glicemici? Gli posso prestare gli aghi o dargli i soldi per comprarli ma le strisce costano care! A volte il trattamento insulinico è necessario per poche settimane o mesi. Ciò comporta il fatto che, quando arriva l’agognata visita specialistica, la necessità non vi è più o l’affezione era cosi grave che il malato è ricoverato o deceduto.

Potessi avere la fortuna d’esser letto anche dai dirigenti di quest’azienda sanitaria, non mi spiacerebbe fosse accettata la mia proposta che l’autorizzazione alla prescrizione dei presidi come aghi e strisce reattive per glucosio sia consentita, in questi casi, al medico curante e non allo specialista. Da bravi colleghi i dirigenti sanno quali rischi corra il paziente e il medico con l’insulina quando non si possono fare i controlli glicemici. Le ipoglicemie possono uccidere una persona: volete che un vostro collega rischi il tribunale e il paziente la vita o la salute perché lo specialista è oberato? Non è una tesi sostenibile e cozza con la qualità del vostro operato e intento.

Mi piacerebbe non discuterne (perché non c’è nessuna discussione possibile) ma che qualcuno si assuma la responsabilità di provvedere immediatamente a sanare questa grave deficienza. Non vale rispondermi, come qualche giorno fa è avvenuto, che il mio ammalato febbrile e anziano poteva essere servito in pochi giorni se si recava con i suoi mezzi a Buccheri: c’è freddo, è solo, con l’unico figlio gravemente handicappato e ha la febbre.. potrebbe avere un incidente o un malore!

Per fortuna il mio lavoro è vario, vedo centinaia di persone alla settimana. Mi sono confortato quando la vecchia portinaia mi ha detto che, grazie a una conoscenza, il suo appuntamento con il diabetologo da un anno di attesa è sceso a pochi giorni.

Il plus di quest’azienda è che un vecchio medico come me vale meno di qualsiasi operatore socio sanitario che sa muoversi tra gli ostacoli della burocrazia. Non è la regola che ci governa ma la “conoscenza”!

P.S. Chiedo scusa ai cani, amici fedeli di noi umani e assolutamente innocenti, qui usati in metafora per il loro essere capaci di abbaiare minacciosi agli estranei. Chiedo scusa anche ai dirigenti, il cui acume e ingegno è stranoto, avvisandoli che in città c’è qualcuno che da anni opera così in loro nome. E’ il particolare che, spesso, caratterizza nell’opinione pubblica l’impressione generale: il problema sta nel fatto che io non sono l’opinione pubblica ma una figura di spicco delle cure primarie territoriali.

Dovrei chiedere scusa ai deficienti, in quanto tali. Essi sono innocenti di “default”. Devo credere al mio paziente quando riferisce che, dopo aver chiesto con urgenza la visita in una seconda occasione, perché ammalato febbrile e già in cura con quattro iniezioni al dì d’insulina, si è visto bellamente inviare al pronto soccorso per avere i presidi necessari a curarsi. Sarebbe bastata una telefonata per risolvere il problema di un ammalato, anziano e traballante per una febbre che lo divora da mesi.