Diceva Giulio Andreotti che la maldicenza è peccato, ma spesso ci si azzecca. E io la maldicenza che ho sulla punta della lingua non la so mandare giù e me la giuoco

 

La Civetta di Minerva, 15 dicembre 2017

Durante le feste dei nostri santi Patroni, per dare maggior lustro al nostro santo protettore, è da sempre invalsa la bella usanza di invitare un presule di una zona vicina o addirittura un alto prelato, a volte un altissimo prelato della nostra santa Chiesa, per  celebrare la  Messa clou della festa con relativo  panegirico del Festeggiato Santo Patrono.

Tre anni or sono il Rettore del nostro Santuario ebbe il coraggio di porgere invito addirittura al Segretario di Stato della Città del Vaticano per  celebrare il Pontificale per la festa della Madonnina. Egli accettò l’invito e venne a Siracusa   sicuramente per un atto di devozione alla Madre di Dio, ma anche forse – questo è un mio malizioso mal pensiero di cui debbo andare a confessarmi – perché oramai era scaduto e quindi, senza poter avvalersi d’una legge Fornero dello Stato Pontificio, era in dichiarato prepensionamento.

Vengono questi illustri  prelati, e io non so se è il nostro Arcivescovo o Pucci Piccione ad ottenere l’adesione di nomi importantissimi  della Prelatura italiana ed anche estera; vengono, il loro nome lo mettiamo in cartellone e i giornali nel preannunziare la cattura di un tal personaggio ne danno forte  evidenza. Vengono, si paludano  con gli abiti più preziosi della nostra chiesa locale e poi a noi fedeli che accorriamo a sentire la loro parola cosa lasciano? Questo è il punto: cosa ci danno oltre l’onore della loro presenza?

Ci lasciano dei grandi e non brevi sermoni che leggono in chiesa nel corso del loro Pontificale. Ad ascoltare c’è tutto il popolo di Dio che è lì in cattedrale, anche quella parte di popolo che non va mai in chiesa ma che ci va per Santa Lucia, perché  Santa Lucia è una cosa nostra, una cosa del nostro cuore, è una nostra figlia, è una nostra sorella cui ci rivolgiamo nei momenti del bisogno, quando ci rendiamo conto che abbiamo bisogno dell’aiuto del Signore per vincere una sofferenza, un dolore, una malattia di una persona a noi carissima e allora per istinto cerchiamo la nostra Lucia.

Andiamo lì e ci aspettiamo un discorso che ci apra il cuore, che ci dica dell’amore immenso di Dio padre, ci dica dell’amore fino al martirio di Santa Lucia, ci ricordi il rapporto privilegiato che c’è, ed è sacrosantemente vero, fra i siracusani di ogni tempo e la siracusana Vergine e Martire Lucia.

Tante volte questi presuli non si rendono conto del clima che c’è in chiesa, di quello che hanno di bisogno i fedeli in quel determinato momento della loro vita e sprecano l’occasione per riscaldarci il cuore, per dirci dell’immenso amore del Padre, per ricordarci della sua infinita misericordia.

Ci indottrinano invece: vengono con un discorso pulito senza spazi per il cuore, un discorso che leggono perché deve essere limato in ogni suo passaggio, un discorso talmente dotto da poter essere immediatamente riportato in un testo di teologia.

A volte sospetto – ed è altro malpensiero di cui debbo confessarmi - che il sermone viene preparato da uno dei segretari del presule, il quale poverino deve preparare un testo ineccepibile senza sbavature  e che del santo da onorare fa breve cenno storico senza addentrarsi nel rapporto d’amore fra santo Patrono e suoi fedeli.

Meno male che poi sopperisce il nostro Arcivescovo quando ci parla dal suo balcone di  Piazza Duomo con la statua di Santa  Lucia posta proprio di fronte a lui che può toccarla. Ci parla al nostro cuore, e ci indica  le cose concrete che vanno fatte e quelle che non vanno fatte, il tutto sempre nel nome dell’amore del Signore; senza teologia, solo col cuore in mano.

MALDICENZA CON SCOMMESSA

Diceva Giulio Andreotti che la maldicenza è peccato, ma spesso uno ci azzecca. E io la maldicenza che ho sulla punta della lingua non la so mandare giù e me la giuoco.

Il cattivo pensiero mi affiora spontaneo riflettendo sul quadro politico. Per prima cosa mi sono convinto che di personaggi che possano vantare di essere politici e statisti nello stesso tempo ne nascono uno o due a secolo. Questo non è un assioma perché a conferma basta dare uno sguardo all’attuale quadro europeo. E’ infatti inspiegabile il suicidio di Renzi che ha fatto passare a colpi di voto di fiducia la nuova legge elettorale, quel voto di fiducia che ha dato la stura al presidente Grasso di dimettersi dal PD, ma ciò non per divergenza col suo partito ma a tutela dell’onore e decoro del Senato!

Fatta questa doverosa premessa, se una coalizione arriva al 40% non ci sono problemi perché scatta il premio di maggioranza e le votazioni hanno lo stesso effetto d’una partita all’asso pigliatutto. Il problema nasce se nessuno arriva al 40%. E qui inizia il cammino del mio malpensiero che poi passa alla fase della maldicenza.

Se Forza Italia e collegati portano un voto in più del M5Stelle, nulla quaestio perchè il Presidente della Repubblica deve incaricare per formare il governo un uomo che andrà a designare Berlusconi. Se i voti del Centro non bastano, Forza Italia e PD si troveranno costretti per salvare l’Italia a formare un  governo di grande coalizione come quelli della Merkel degli ultimi dieci anni e tutti saranno contenti.

Il problema nasce se il voto in più lo porta il movimento di Grillo che per prassi istituzionale avrà il diritto di designare il personaggio (ci vorrebbe molto coraggio ad usare il termine personalità) cui dare il compito di formare il governo. Chi darà i voti al signor Di Maio per presentarsi alle Camere? Esistono sul mercato dei voti due alternative: la prima è quella di Salvini che sbava per andare al governo: se non ci va con Berlusconi ci può andare anche con Grillo; ma questa sarebbe soluzione che sa di pasticciato e con l’apertura recente dell’on.le Di Maio all’Europa Salvini sarebbe costretto a una conversione a 360 gradi che lascerebbe la bocca amara a tutti quelli che lo hanno votato.

Altra soluzione: la faccia pulita di uomo delle istituzioni; guarda caso il presidente del Senato che per difendere la dignità della Camera Alta si è dimesso dal PD ed è sul mercato con quel sei-sette per cento di voti che riporterà il suo partito pronto a dare una mano al designato on.le Di Maio. Sarà la sapienza di veterani della politica come D’Alema e Bersani se far slittare la iniziale designazione da Di Maio al presidente Grasso che in meno di trenta giorni si è posto in pole position, pronto a giocarsi anche le carte di capo del governo. Non per nulla alle sue spalle ci stanno due politici della stazza di Bersani e D’Alema.

Sarà questo mio pensiero sicura maldicenza ma, come diceva Andreotti, spesso uno ci azzecca; io mi auguro di non azzeccarci e di essere ben felice di pagare il pegno della scommessa fatta con gli amici della pizza del giovedì.