Proposte del Forum delle associazioni di Agenda 21 per uno strumento urbanistico sostenibile nella città barocca: Bisogna inglobare le diverse contrade del territorio

 

La Civetta di Minerva, 15 dicembre 2017

Generalmente, quando si parla di PRG, nella comune accezione, s’intende il Piano del Centro Storico o al massimo della Città nel suo insieme. Così spesso si perde la visione che deve essere generale della regolamentazione di tutto il territorio e del modo in cui si  insedia la popolazione residente, se vi è necessità di un’ulteriore espansione edilizia, o se, invece, bisogna rifunzionalizzare il patrimonio esistente perché non vi è incremento demografico. La nascita di nuovi quartieri o nuovi manufatti edilizi, infatti, può essere prevista quando è aumentato il numero delle persone che vivono nel territorio.

Nel territorio della Città di Noto possiamo distinguere tre fattispecie d’insediamenti abitativi: una città compatta dove le adiacenze sono muro contro muro (il Centro Storico ed i  quartieri che ruotano attorno ad esso); una città diffusa dove le adiacenze sono intervallate da verde: San Corrado di fuori, Noto Marina, Rigolizia, Cozzo Tondo e possiamo anche comprendere Calabernardo e Testa dell’Acqua dove però le adiacenze sono più strette  (infatti assumono più le caratteristiche più di una frazione); una città dispersa: gli innumerevoli manufatti rurali, villette, nuclei artigianali o piccole aziende agricole (masserie, trappeti-frantoi, allevamenti, ecc.), caseggiati a conduzione turistica.

Ecco perché un PRG deve essere visto non più nel contesto solo urbano, ma a partire dal territorio nel suo insieme. Negli Stati Scandinavi il territorio nazionale è considerato tutto una riserva naturale e si costruisce in deroga alla riserva. 

CARATTERISTICHE DI UN PRG SOSTENIBILE

La caratteristica di un PRG sostenibile deve essere quella di finalizzarlo ad una  attuazione ordinata, equa e rispettosa delle peculiarità, delle vocazioni e dell’identità dei luoghi dove si interviene per fornire alle attività servizi  adeguati e razionali (che sono necessari se vogliamo parlare di turismo). Come sostengono autorevolissimi scienziati, vi è un rapporto ben preciso tra antropizzazione, fragilità dinamica propria degli ecosistemi e stabilità delle condizioni ambientali. Quando questo rapporto non viene rispettato ne scaturisce un peggioramento della qualità della vita e una maggiore vulnerabilità del sistema complessivo. Non programmare l’intervento per evitare il degrado significa far perdere alle generazioni future i valori dei beni culturali (nel senso più lato del termine) di cui il territorio è ricco.

A tal proposito, bisognerebbe impedire, per esempio, che si continui a costruire nei declivi o lungo il margine degli impluvi, pertanto si propone la riqualificazione del fiume Asinaro dove vi sono, purtroppo, aree interessate da discariche abusive e da scarichi fognari a cielo aperto. Ciò è dettato da motivazioni storico-scientifiche in quanto l’Asinaro è un fiume storico che ha dato vita a Noto Antica, Sito d'Interesse Comunitario nella parte alta, geosito, valle glaciale e dove vive un relitto raro, una felce di dimensioni arboree, la Picteris Vittata. 

Sarebbe, inoltre, opportuno completare l’iter progettuale per il piano di utilizzazione della Pre-Riserva di Vendicari e Cava Grande del Cassibile; garantire la collimazione del Piano Paesaggistico provinciale (recentemente approvato) col PRG e l’utilizzo di alcuni spazi verdi:  Orto  Occhipinti (proposta CUMO), area verde adiacente “Machina ‘ro ghiacciu” (proposta Pro Noto), spazio verde Mosaici del Tellaro ed infine, su proposta dell’I.S.V.N.A., la  riqualificazione di Santa Lucia della Mendola per le seguenti motivazioni storico-archeologiche: vi sono catacombe del I e III secolo, una basilica rupestre di impianto bizantino del VI secolo e vi sono tracce di un monastero di impianto normanno del 1100.

La Commissione Europea (art.2 del Trattato di Maastricht) definisce la sostenibilità economica come una politica ed una strategia che garantiscano la continuità nel tempo dello sviluppo sociale ed economico, nel rispetto dell’ambiente e senza compromettere le risorse naturali che sono essenziali per l’attività umana “. Inoltre per i principi stabiliti nella “Carta delle Città Europee” di Aalborg (1994) sostenibilità significa concepire un piano per: un recupero e miglioramento della qualità del costruito; un uso più efficiente degli spazi pubblici e limitazione delle espansioni onde ridurre il consumo del suolo e migliorarne la gestione; considerare i quartieri come ecosistemi; ottenere diversità dell’offerta abitativa ed offrire una varietà di funzioni economiche, sociali, culturali e naturali garantendo il grado d’adattabilità e di resilienza più ampio possibile nel lungo termine; favorire l’integrazione tra i quartieri che devono formare sistemi aperti e permeabili in rapporto con le altre aree urbane, creando, anche, poli d’interesse; avere un controllo dei costi e l’applicazione di metodi di gestione che consentano agli attori di condividere i costi secondo il principio pagare tutti, pagare meno.

METODOLOGIA E STRUMENTI RELATIVI.

Per far sì che tutto ciò accada è necessaria la definizione di una metodologia e dei relativi strumenti. Quindi è necessaria un’analisi preliminare sistemica, l’individuazione delle priorità e l’elaborazione finale del piano d’azione per consentire ai cittadini il beneficio di uno standard di vita migliore (più sana, più ordinata, dove diminuiscono i rifiuti urbani, dove possono essere trasportati e smaltiti con meno costi  e meno energia, ecc.)  L’approccio si deve prefiggere lo scopo di individuare i bisogni dei quartieri, delle zone e delle frazioni per capire la vocazione futura degli stessi. Dopo l’acquisizione dei dati e la successiva diagnosi, la definizione delle linee guida ci condurrà naturalmente alla scala di progetto con gli strumenti e i modelli più efficaci per valutare impatti a lungo termine, compatibilità, sostenibilità e resilienza.

La sostenibilità economica deve essere vista come un approccio ai manufatti non solo nei loro valori di scambio, ma nei loro valori d’uso perché a lungo andare questa visione è più economicamente conveniente e più virtuosa per la gestione della città nei suoi parametri energetici, di raccolta dei rifiuti e di tutti i costi che la comunità deve sopportare per i servizi essenziali.

Per quanto riguarda il Centro Storico bisogna tener presente che si tratta di un “unicum” architettonico e di una città d’arte inserita nell’Heritage List e quindi sottoposta ad una opportuna griglia di criteri di salvaguardia e tutela, pertanto si impone il rispetto di una “cultura della manutenzione“ degna del  prestigioso riconoscimento dell’UNESCO, una attenzione al colore, al  decoro ed ai dettami della “Carta del Restauro” di Cesare Brandi.