Appare a molti una scelta razionale ed opportuna. Dal 2000 la rimunicipalizzazione è stata attuata, nel mondo, da più di 1600 amministrazioni

 

La Civetta di Minerva, 1 dicembre 2017

Da Nuova Delhi a Barcellona, dall’Argentina alla Germania, migliaia di politici, dirigenti pubblici, lavoratori, sindacati e movimenti sociali rivendicano o creano servizi pubblici per soddisfare i bisogni primari della gente e rispondere alle sfide ambientali.

Sono sempre più numerosi i cittadini e le città che chiudono il capitolo delle privatizzazioni per riportare i servizi pubblici essenziali in mano pubblica. A partire dal 2000 risultano almeno 835 i casi di rimunicipalizzazione di servizi pubblici nel mondo riguardanti più di 1600 Comuni in 45 Paesi.  Lo documenta il libro appena uscito “Il ritorno alla gestione pubblica dei servizi di base: Comuni e cittadini chiudono il capitolo privatizzazione”.

Ovunque la gente chiede di togliere ai privati i servizi essenziali e di riportarli nell’ambito pubblico:  per porre fine allo sfruttamento privato o alle violazioni dei diritti del lavoro,  per recuperare il controllo dell’economia e delle risorse locali, per fruire di servizi a prezzi abbordabili  e per attuare ambiziose strategie climatiche.

La rimunicipalizzazione ha luogo in piccole e grandi città, adottando modelli diversi di proprietà pubblica e con i più disparati livelli di coinvolgimento dei cittadini e dei lavoratori. Ma al di là di queste differenze, il quadro che ne emerge è coerente: dimostra che la privatizzazione fa male e che è possibile avere servizi pubblici efficienti, democratici a tariffe convenienti. 

Puoi scaricare liberamente il libro digitando sulla barra di google:  http://www.acquapubblicatorino.org/images/stories/20171123_Il_ritorno_alla_gestione_pubblica_Def.pdf