Gli interventi irrinunciabili su una superficie di circa 5.815 ettari a terra e circa 10.068 ettari a mare, comprese le aree portuali di Siracusa ed Augusta. L’ERG è stata la sola azienda a firmare l’accordo, versando allo Stato 30 milioni di euro di cui si sono perse le tracce.

Per alcuni rappresentano l’ultima speranza per la rinascita economica e la riconversione del polo industriale di Priolo-Melilli-Augusta, per altri una importante opportunità per il rilancio dell’occupazione, per tutti un intervento irrinunciabile a tutela della salute dei cittadini che vivono in quel territorio e per le generazioni che lo faranno in futuro.

Di bonifiche dell’area industriale si parla ormai da oltre sedici anni, almeno dal 9 dicembre del 1998, data di approvazione della legge che ha individuato tra i siti di bonifica di interesse nazionale, i SIN, quello di Priolo ‘per consentire il concorso pubblico nella realizzazione di interventi di bonifica e ripristino ambientale dei siti inquinati, ivi compresi aree e specchi d'acqua marittimi’.

Poco più di un anno dopo, a gennaio del 2001, un decreto del Ministro dell’ambiente definì la prima perimetrazione delle aree interessate che ricadono nel territorio dei comuni di Priolo, Melilli,  Siracusa ed Augusta e, dopo un primo accordo sottoscritto nel 2004, si dovette attendere fino al 7 novembre 2008 per la sottoscrizione dell’Accordo di programma tra i ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo economico, la Regione Siciliana, la provincia di Siracusa, i quattro Comuni interessati, l’Autorità portuale di Augusta, il Commissario delegato per le bonifiche e il consorzio Asi, sulla base del quale furono stanziati oltre 770 milioni di euro per la progettazione e la realizzazione degli interventi.

Sembrava fatta, e invece da allora una serie di conferenze di servizi, caratterizzazioni, studi di fattibilità, approfondimenti, ricorsi al Tar, interventi della magistratura penale, ma di concreto nel territorio si è realizzato ben poco.

Eppure le somme stanziate per gli interventi di bonifica su un’area che si sviluppa su una superficie di circa 5.815 ettari a terra e circa 10.068 ettari a mare, comprese le aree portuali di Siracusa ed Augusta, sono importanti. Secondo l’accordo di programma si tratta infatti di 774.500.000 €, 106.800.000 dei quali coperti con risorse immediatamente disponibili e 667.700.000 con risorse da programmare. Di queste ultime, 219.700.000 € avrebbero dovuto essere coperte dal ricavato delle transazioni con i soggetti privati presenti nel sito, secondo il principio ‘chi inquina paga’ affermato nel 2004 nella Direttiva dell’Unione Europea sulla responsabilità ambientale in materia di prevenzione e riparazione del danno ambientale, e poi ribadito in diverse sentenze della Corte di Giustizia Europea.

Il soggetto attuatore per la progettazione e la realizzazione degli interventi è individuato nella Sogesid spa, la società in house del Ministero dell’Ambiente e del Ministero delle Infrastrutture, all’epoca presieduta dall’ex assessore provinciale siracusano Vincenzo Assenza, e che risulta oggi coinvolta nell’inchiesta della Procura di Roma sulle bonifiche fantasma nel Sin di Porto Marghera.

Secondo i dati del Ministero dell’Ambiente, aggiornati a marzo 2013 e riportati nel dossier di Legambiente pubblicato nello scorso aprile, la caratterizzazione è stata eseguita per il 40% delle aree e sono stati presentati ed approvati solo 20 progetti di bonifica che interessano appena per il 20% dell’area ricompresa nel SIN. Solo quattro sono i certificati di avvenuta bonifica emessi dalla Provincia di Siracusa, tre relativi ad aree ERG (ERG MED – Impianti Nord “CR 40”, ERG MED – Impianti Nord “Impianto I Idrogeno” e ERG Nuove Centrali – Area XXII), il quarto riguarda la Centrale Termoelettrica ENEL “TIFEO” di Augusta, l’area che avrebbe dovuto ospitare il termovalorizzatore previsto dal piano regionale dei rifiuti Crosta-Cuffaro. È stata inoltre messa in sicurezza l’area dell’ex Eternit di Targia e sono stati trasferiti in Olanda circa 270.000 tonnellate di fanghi del depuratore IAS.

Tra le tante aree ancora da bonificare, rimangono i campi sportivi di Augusta e Priolo e Thapsos, dove si trovano ancora le ceneri di pirite, con il loro contenuto di arsenico, depositate oltre quarant’anni fa.

Ne è causa da un lato la lentezza esasperante delle Conferenze dei servizi cui spetta il compito di approvare i progetti, in un quadro normativo in continua evoluzione, dall’altro i ritardi delle imprese private nell’attuare i pochi progetti approvati e gli interventi della magistratura, penale e amministrativa, che hanno messo in dubbio la legittimità dell’approccio alla problematica, peraltro complessa, delle bonifiche. Nel 2009 infatti, una relazione di tre periti nominati dalla Procura della Repubblica di Siracusa, all’epoca diretta dal procuratore Rossi, stabiliva che “l'ampliamento e la bonifica del porto di Augusta potrebbero causare un vero e proprio disastro ecologico”, sostenendo che il dragaggio rimetterebbe in circolo il mercurio che negli anni si è depositato sul fondo, con rischi per il pesce e per la catena alimentare dell'uomo, e indicava la necessità di una notevole riduzione dell’area da dragare.

Successivamente il Tar di Catania, nel settembre 2012, accoglieva il ricorso di alcune delle aziende interessate dichiarando illegittimo  il progetto di bonifica della Rada nella versione aggiornata al giugno 2008, ed approvata in conferenza di servizi del 7 ottobre 2008, con una serie di motivazioni tra le quali la mancanza di uno “studio analisi di rischio sito-specifica”.

La pericolosa e dispendiosa idea, benché molto remunerativa per “sondaggisti”, progettisti e imprese  come ci dicono le indagini della magistratura su Bagnoli e Marghera, di rimuovere, semplicemente dragandoli, milioni di tonnellate di fanghi contaminati dai fondali del porto e depositarli davanti alla costa di Priolo in delle casse di colmata sulle quali realizzare mega-banchine commerciali non è mai stata accantonata e, anzi, si continua a subordinare la bonifica di altre aree a questo progetto tanto faraonico quanto impraticabile.

Poco più di un anno fa, commentando la risposta del Ministero dell’Ambiente ad una sua circostanziata interrogazione, l’onorevole Amoddio dichiarava: “Debbo evidenziare che ad alcune domande non è stata data risposta e ad altre la risposta è insufficiente. Purtroppo erano le domande più rilevanti. Perché non è stato speso il resto della somma stanziata? Perché non è stata disposta alcuna ispezione amministrativa per verificare i motivi e le responsabilità dei ritardi?”.

Di certo c’è che ad oggi, nonostante gli oltre 106 milioni di euro stanziati per l’attuazione dell’accordo di programma del 2008, sono stati spesi poco più di 2 milioni di euro e di fatto, gli interventi di bonifica delle aree pubbliche previsti nell’accordo non sono stati concretamente avviati. Altrettanto certo è che ERG è stata finora l’unica azienda che ha firmato l’accordo di transazione ed ha versato 30 milioni di euro al Ministero dell’Ambiente, ma di questi fondi si sono perse le tracce tra i meandri dei vari capitoli del bilancio dello Stato.

Nel frattempo lo scenario proprietario della zona industriale è sensibilmente cambiato, dopo la cessione di ERG a Lukoil, e il rischio concreto è che si debba ricominciare praticamente da zero.

Intanto il numero dei morti di cancro di cui il ventotto di ogni mese don Palmiro Prisutto nella celebrazione della messa serale nel duomo di Augusta legge i nomi, sono ormai oltre 700, probabilmente meno della metà di quelli realmente deceduti negli ultimi vent’anni.