Nelle due storiche città della provincia di Siracusa la loro presenza non fu numerosa e, in alcuni casi, fu molto contrastata. Avevano comunque la loro giudecca

Augusta (di Rosario Giovanni Brandolino ) - Le prime notizie sulla città di Augusta risalgono al secolo XIII, quando Federico II di Svevia assegnò al suo porto il ruolo di base militare per la difesa della costa orientale della Sicilia. La costruzione di un castello e i privilegi concessi dall’Imperatore determinarono il formarsi delle strutture urbane. La città venne, in seguito, popolata da profughi provenienti da luoghi vicini. Nel secolo XIV essa, contesa tra Angioini e Aragonesi, venne ceduta da Federico II d’Aragona al conte Moncada di Montecateno.

Per la pressione esercitata dalle incursioni turche, venne rafforzato il castello con la costruzione dei forti Garcia e Vittoria (1567) e il forte Avalos (1570). Dopo una sanguinosa guerra tra Francesi e Spagnoli, nel 1676 la città venne ricostruita, ma il terremoto del 1693 la distrusse nuovamente. Venne subito riedificata mantenendo l’impianto federiciano a griglia regolare. Il centro urbano fino al XIX secolo rimase delimitato alla sola Isola.

Insediamento ebraico di bassa consistenza (al 1492 sono censiti solo 6 fuochi), esso non è documentato anteriormente al 1428 allorché la comunità rifiutò di concorrere all’obligante uffizio delle profferte per ottenere, come fecero le altre comunità israelitiche dell’Isola, la conferma dei privilegi concessi dai precedenti sovrani. Solo due anni più tardi aderirono alle richieste regie, venendo esentati dall’obbligo di convertirsi con la forza al Cristianesimo.

Lo scoppio della peste nel 1478 fu causa di particolari molestie nei confronti dei giudei: essi, infatti, furono in un primo tempo esenti dall’obbligo di risiedere nel ‘ghetto’ ma successivamente, in seguito alle rimostranze dei cristiani, furono costretti a ritornarvi. Ciò non valse, tuttavia, a pacificare le due comunità, anzi i conflitti divennero sempre più rilevanti fino all’espulsione del 1492.

La collocazione topografica della giudecca è identificata dal Salomone nel quartiere detto dei cannizzoli, sito all’estremo sud dell’abitato.

Palazzolo Acreide (di Riccardo Florio) – Acre, dal greco ‘fortezza’ viene fondata nell’anno 665 a.C. dai Dori Siracusani. Il termine Palazzolo trae origine dal latino palatium che fa riferimento alla suddivisione, in base alla loro estensione, delle acquisizioni demaniali della repubblica romana. Solo alcune iscrizioni cristiane risalenti agli anni 418-419 e rare notizie documentano lo stato della colonia acrense fino al IX secolo.

Nella Bolla di Alessandro III del 1168 compare per la prima volta il nome di Palazzolo, ma risulta difficile stabilire con precisione quando è avvenuto lo spostamento degli ultimi abitanti di Acre al nuovo centro e quando questo abbia assunto il nome di Palazzolo.

Con l’arrivo dei Normanni, la popolazione si stabilì nelle quattro contrade Castelvecchio, Ebraida, Annunziata, San Nicolò; al centro il castello, sulla collina vicino la chiesa di San Paolo. Ai piedi del Castello fu costruita la chiesa Madre sotto gli Svevi e si sviluppò il nucleo medievale. La cittadina venne quasi interamente distrutta dal terremoto del 1693. L’area del borgo medievale comprendeva la zona del Castello, il quartiere dell’Annunziata, la Giudecca e il piano della fiera.

Gli Ebrei occuparono con la loro Giudecca, in epoca medievale, l’area intorno al castello. Questo nucleo era difeso da un recinto di grosse travi infisse nel terreno che prendevano il nome di barreri, nome con il quale fino al 1600 viene indicata una strada del centro storico. La zona della Giudecca si portava, con le sue tortuose strade che correvano tra loro parallele, fino al fondovalle con al centro la piazza. La comunità non fu numerosa, il Trasselli la stima pari a 13 fuochi e a 79 anime, il Milano e il Donini parlano di una comunità con alcune decine di famiglie.

Accanto ad alcune permanenze toponomastiche, occorre segnalare alcuni ipogei ebraici e interessanti documenti epigrafici di credenze magiche. Il Messina, inoltre, riferisce di una laminetta di rame proveniente dall’agro acrense contenente phylakteria attribuiti a Mosè e di una lastra di argilla rinvenuta nella contrada Aguglia.