Il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria riconferma tutte le limitazioni. Rita Bernardini (partito radicale):”Continua ad essere un regime di vera e propria tortura”

 

La Civetta di Minerva, 17 novembre 2017

Sottoscritta dal Direttore Generale, Roberto Piscitello, vistata dal Capo del Dipartimento, Santi Consolo, condivisa sia con il Procuratore Nazionale Antimafia, Franco Roberti, che con il Garante Nazionale dei Diritti dei Detenuti, Mauro Palma, la circolare del D.A.P. - Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria – prodotta il 2 ottobre 2017, avente per oggetto: Organizzazione  del circuito detentivo speciale previsto dall’art. 41 bis O.P., contempla il decalogo al regime carcerario duro delle persone detenute al 41 bis. Obiettivo primario è favorire uniformità riguardo l’applicazione dell’art. 41 bis nei 13 istituti penitenziari che comprendono la detenzione dura.

Il Ministro della Giustizia, Andrea Orlando, ha commentato: “Si tratta di un provvedimento che dà omogeneità all’applicazione del 41 bis, evitandone ogni forma di arbitrio e di misure impropriamente afflittive.” Ha inoltre, dichiarato: “Non c’è alcuna alterazione del carcere duro”.

Marco Di Lello, deputato del PD e membro della Commissione Parlamentare Antimafia ha rilevato: “La circolare non provoca alcun abbassamento di tensione ad un regime carcerario che comunque, deve essere considerato una misura eccezionale”.

E’ finito un quarto di secolo dalle stragi di Capaci e Via D’Amelio nel corso delle quali sono stati trucidati  i magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino congiuntamente alla moglie del giudice Falcone, Francesca Morvillo, e alle loro rispettive scorte. Erano due uomini dello Stato italiano e, conformemente al loro codice etico, si sono adoperati custodendo gelosamente nel loro cuore la Carta Costituzionale italiana. Non hanno esclusivamente svolto il loro operato entro i freddi e ostili  muri degli uffici di competenza: varcata la soglia della scuola, hanno incontrato gli studenti sì da conferire consona significatività al termine “Legalità”. Hanno vissuto e creduto autenticamente nell’esigenza del fare.

Immediatamente dopo le loro tragiche dipartite, è stato catturato e sottoposto al regime carcerario duro Totò Riina, da poco deceduto. Fine. Ancora oggi, i loro familiari unitamente a quegl’italiani che hanno stimato e stimano la lotta contro la cultura mafiosa attendono riscontro giudiziario.

Egualmente, sono trascorsi 25 anni dalla detenzione perpetua dei condannati a seguito degli art. 575, 416 bis, 630 del Codice Penale e ai sensi degli art. 4 bis, 41 bis sul trattamento penitenziario: c’è chi si è gravemente ammalato, chi si è tolto la vita, chi ha scelto “la via del pentimento e accusarono anche Dio, pur sapendoLo innocente, pur di lasciare quei buchi neri e ce la fecero.” (Vincenzo Andraous, “Il carcere è società. Riflessioni in libertà”, ed. Vicolo del Pavone, Piacenza 1998). Nel fluire del tempo i restanti, sopravviventi, sono cambiati. Desidererebbero raccontarsi e raccontare sì da costruire in termini preventivi, sì da intervenire per il bene della collettività nella sua interezza. Sebastiano Prino, ergastolano ostativo, autore unitamente a trentacinque autori ergastolani ostativi del libro “Urla a bassa voce: dal buio del 41 bis e del fine pena mai” a cura di Francesca De Carolis con prefazione di don Luigi Ciotti,

Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri, Viterbo 2012, ha dichiarato: “Un sistema politico-penale, a cui realmente interessa stroncare i fenomeni criminali, dovrebbe innanzitutto cercare di rispondere alle devianze con nuovi concetti penali rivolti, soprattutto, a tutela dei giovani che entrano per la prima volta in carcere, per evitare che tanti ragazzi, a loro volta, diventino come noi: dei “fine pena mai”, in un vortice senza fine. Dovrebbe utilizzare noi, detentori di lunghe pene, come educatori delle fasce giovanili che abitano in carcere o nei quartieri a rischio. Infatti, chi meglio di noi può sconsigliare un giovane dall’intraprendere una via che inevitabilmente, dopo un breve percorso, riconduce al punto di partenza? Naturalmente, mi rendo perfettamente conto che questa è utopia. Gli interessi politici e economici in gioco, che stornerebbe una riforma del genere, sono al momento impensabili. Però credetemi, se ciò avvenisse, questo sarebbe un Paese migliore per noi e per voi.”

Ancora oggi, quelle persone detenute sono espressione di uno Stato vendicativo che ha riposto nel cassetto fuligginoso l’art. 27, comma 3 della Costituzione Italiana incentrato sulla “rieducazione del condannato”.

Quanto ai contenuti della circolare, vengono riconfermate tutte le limitazioni del 41 bis. Quindi, relativamente alla formazione dei gruppi di socialità durante l’ora d’aria, sono ribadite tutte le già note costrizioni: non più di due ore d’aria al giorno; limitazione degl’incontri tra i vertici delle medesime famiglie, di gruppi alleati e di gruppi o clan contrapposti; verifica della corrispondenza epistolare con il supporto degli addetti all’ufficio posta e censura sì da controllare i contatti della persona detenuta con altri soggetti, compresi coloro i quali risultano al 41 bis. In cella sarà consentito tenere immagini e simboli della propria confessione religiosa unitamente a n. 30 fotografie al massimo, di dimensione non superiore a 20×30, appoggiate sul mobilio. Vietato affiggere le medesime sulle pareti. Per quanto concerne l’igiene, gli effetti personali saranno consegnati nel giorno prestabilito dalla Direzione per ogni sezione e, quindi, all’apertura della porta blindata della cella. Infine, saranno ritirati a conclusione della giornata. Divieto di ricezione di libri e riviste dall’esterno – familiari o altri soggetti – nel corso dei colloqui o per pacco postale. Sarà consentito in cella n. 4, al massimo, di libri per volta.

Relativamente ai colloqui visivi, avranno la durata massima di un’ora, nella misura inderogabile di 1 al mese, presso locali all’uopo adibiti, muniti di vetro a tutta altezza. Il chiaro ascolto reciproco da parte dei colloquianti sarà garantito dalle attuali strumentazioni all’uopo predisposte. Su richiesta, il detenuto/internato potrà colloquiare  in linea retta con i figli e i nipoti, minori di anni 12, senza dunque vetro divisorio per tutta la durata dell’ora di colloquio.

A un’attenta analisi e in conformità con i “motivi di sicurezza”, l’aria genera o favorisce attività criminali, considerato che sono 2 le ore permesse. Quanto all’esser parte dello stesso gruppo di socialità, stimato il divieto di “scambio di oggetti” in seno al medesimo gruppo, c’è da riflettere su chi potrebbe ritrovarsi senza sigarette, dentifricio. Relativamente all’impossibilità di affiggere fotografie sulle pareti, c’è da non sottovalutare l’importanza che il prigioniero attribuisce alle piccole cose tali come appendere le foto dei familiari sulle pareti della cella. Quanto alla consegna mattutina degli effetti personali per l’igiene, è cagione di pericolosità. Diversamente, di notte il prigioniero è solo.

Detenere in cella n. 4, al massimo, volumi per volta significa arginare la capacità di riflessione: eppure la lettura amplia gli orizzonti; consolida e arricchisce il bagaglio linguistico/letterario; è fonte d’interrogazioni; può contribuire significativamente nell’abbattere la cultura mafiosa. Per quanto concerne i colloqui visivi e stimato che sono registrati in audio/video, perché ostacolare l’abbraccio di un genitore – anche anziano – di un figlio, di un nipote con il proprio parente detenuto?

Carmelo Musumeci, ergastolano e scrittore, ha dichiarato: “Credo che lo Stato possa dire di aver già sconfitto militarmente la mafia, ma forse continua a fare di tutto per alimentare la cultura mafiosa, perché anche questo decalogo porterà odio verso lo Stato e le sue istituzioni.”

Critica Rita Bernardini, esponente del Partito Radicale: “Positivo che si siano uniformate  le norme, ma il 41 bis continua a essere un regime di vera e propria tortura del quale chiediamo a livello politico il suo superamento”.