“Quieta non movere, mota quietare” (lungimirante massima latina sulle “magnifiche sorti e progressive” del nostro impareggiabile Paese)

 

La Civetta di Minerva, 17 novembre 2017

All’Italia dei tanti assolti-azzoppati, con Silvio a pieno titolo capofila, grazie all’istituto, peraltro rinunciabile, della prescrizione, maturata la quale l’organo giudicante deve limitarsi a pronunciare sentenza di assoluzione, per sopraggiunta prescrizione del reato, essendogli tassativamente precluso di valutare i fatti, oggetto del processo.

All’Italia dei grandi mutamenti, per il …mantenimento, come di profezia di Tomasi di Lampedusa, dello status quo; all’Italia del “Mister Obama”, del “Cucù” e del “bunga bunga”, in cui un presidente del consiglio dei ministri segnalò alla Polizia di Stato di Milano una ladruncola marocchina, minorenne, come una nipote di Mubarak, perché venisse subito rilasciata, onde evitare un conflitto diplomatico con l’Egitto (sic)!!!

All’Italia delle prediche inutili, dei depistaggi, di matrice nemmeno tanto sospetta, delle stragi impunite e delle verità negate; all’Italia ingorda, vomitevole, che usa il telefono per ridere delle calamità nazionali, su cui mettere poi le mani.

All’Italia dei furbetti del cartellino, brutti ceffi, spregevoli figuri, perché assolutamente privi di senso civico; all’Italia delle mafie, la più ramificata e insidiosa delle quali, in posizione egemone, è quella dei colletti bianchi.

All’Italia dei concorsi, da tempo immemorabile, truccati e delle baronie, immarcescibili caste privilegiate; all’Italia di mamma Rai, dove persino il banale diventa oggetto di culto; all’Italia dalle galline d’oro, appannaggio esclusivo dei… soliti noti.

All’Italia delle residenze ballerine, della transumanza di sciacalli, di cui fu ed è madre feconda, dai comuni di origine a quelli terremotati, per callidamente partecipare alla distribuzione delle somme, pubbliche e private, destinate ai soli danneggiati dal sisma (e pantalone, paga…).

All’Italia allegrotta, delle innumerevoli cattedrali del deserto, monumenti del nulla, plastiche testimonianze della sua inguaribile vocazione allo spreco, funzionale agli illeciti arricchimenti.

All’Italia, un tempo, “il bel paese”, dissestata dalle cementificazioni selvagge dei suoi colli e delle sue coste, sistematicamente sanate dai condoni di rito, legalizzanti ciò che rituale non è; all’Italia dei delitti utili, delle eliminazioni fisiche di personaggi scomodi, come Pio la Torre, Aldo Moro, Alberto dalla Chiesa, per tacere d’altri, in cui l’onestà è vista come inciampo, se non addirittura come scelleratezza, dai disonesti.

All’Italia, l’esatto opposto rispetto a quella vagheggiata dai Padri Costituenti (i cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina e con onore - art.54, comma secondo della Costituzione); all’Italia senza pudore, che fece di un galantuomo un martire e di un delinquente un eroe nazionale; all’Italia dell’avanzamento di carriera di certi pubblici ministeri, piuttosto che del loro definitivo allontanamento dall’ordine pubblico (caso Tortora, a Napoli).

All’Italia che, giorno dopo giorno, sta abdicando, vergogna sublime, alla lingua di Dante; all’Italia dei baciaculi, dei cicisbei e dei menestrelli di corte, sempre al guinzaglio del “giovin signore” di turno; all’Italia della corruzione, vessillo nazionale, dai molteplici colori…

All’Italia, infine, ma si potrebbe continuare…, in cui tutto diventa Ustica, metafora tragicamente comica, che icasticamente esprime la vera indole di questa sciagurata e incorreggibile magalda!