Una sentenza dà ragione al Comitato di Torino che aveva denunciato strani conguagli della tariffa. Occhio alle bollette, cari lettori della Civetta

 

La Civetta di Minerva, 17 novembre 2017

Le insidie sono all’ordine del giorno. E i predoni sempre in agguato. Dopo l’intervento delle autorità sui gestori del servizio telefonico che prelevavano le tariffe non mensilmente ma ogni 28 giorni (ogni quattro settimane) e dopo la notizia del giochino che vari Comuni avrebbero posto in atto sulla Tari (per gonfiare indebitamente la tariffa sui rifiuti), un altro segnale di allarme viene a turbare la tranquillità e la fiducia dei cittadini: quello di un possibile o probabile trucchetto posto in atto dalle società di gestione del servizio idrico per spillare più soldi dalle nostre tasche. Indebitamente.

A Torino il Comitato Acqua Pubblica aveva denunciato al giudice di pace un misterioso “conguaglio della tariffa” sibillinamente inserito in bolletta dalla società di gestione SMAT S.P.A.   Solitamente il conguaglio può riguardare l’allineamento tra il quantitativo di acqua fatturato forfettariamente (come acconto su un consumo presunto) e il dato reale rilevato successivamente, attraverso una lettura del contatore. E può trattarsi di un conguaglio positivo o negativo, nel caso in cui si rilevi un minor consumo rispetto a quello fatturato. In tal caso il surplus pagato viene di solito trattenuto come acconto sui futuri consumi e defalcato dagli importi delle bollette successive. 

Ma il “conguaglio della tariffa” nasconde un ragionamento diverso: si tratta di un ritocco o di un aumento della tariffa “a posteriori”, a copertura dei minori incassi dovuti a minori consumi di acqua potabile.  Insomma, le società di gestione non intendono rimetterci in nessun caso e, se il consumo di acqua fa registrare una diminuzione (per calo demografico, per maggiore accortezza  delle famiglie nell’uso dell’acqua, per minore dispersione delle reti idriche rispetto agli anni precedenti in seguito alla sistemazione o al rifacimento degli acquedotti, magari, in qualche caso, grazie ad interventi a carico del pubblico e non del gestore privato),   si trovano spiazzate rispetto al raggiungimento dei loro obiettivi economici: cioè non incassano le entrate preventivate, comprensive dei guadagni previsti. 

Ed ecco che trovano la soluzione ritoccando a posteriori la tariffa per spalmare aumenti (arbitrari) sui consumi già fatturati e già pagati dalle famiglie. Apprendiamo da Mariangela Rosolen del Comitato Acqua Pubblica Torino che questo sopruso è stato denunciato fin dal 2014 con molte iniziative che si sono però infrante contro i muri di gomma delle istituzioni (Sindaci dell’ATO3 Torinese, Difensore Civico regionale e persino la stessa AEEGSI – Autorità nazionale competente per la definizione della tariffa del servizio idrico). Ma la perseveranza dei cittadini che ci siamo appassionati alla difesa dell’Acqua Bene Comune è diventata proverbiale come la “stizzana” del detto “gutta cavat lapidem”. E così il Comitato si è infine rivolto al Giudice di Pace che, con la sua sentenza n. 3878/17 del 30 ottobre scorso, ha riconosciuto pienamente le buone ragioni dei ricorrenti.

La prima causa pilota condotta in collaborazione con l'ADOC (Associazione per la Difesa e l’Orientamento dei Consumatori) si è quindi conclusa con la piena vittoria del Comitato di Torino, sancita dalla sentenza della giudice dott. Carla Boschiggia. Tale sentenza è destinata a costituire riferimento interpretativo e non potrà essere ignorata. Il Comitato Torinese e l’ADOC stanno già promuovendo le iniziative conseguenti per far ottenere il rimborso a tutti gli utenti che si erano attivati col ricorso-denuncia ed anche a quelli che intendono avvalersi ora dello stesso diritto.

Perché ne diamo notizia con questo articolo su un giornale territoriale diffuso nell’altra estremità dello Stivale? Per congratularci cogli amici del Comitato Torinese e per mettere in guardia i nostri concittadini: scrutino bene tutte le voci che trovano segnate nella bolletta. E segnalino alla Civetta ed ai Comitati Territoriali eventuali “conguagli tariffari” o altre voci che possano nascondere insidie di vario genere. La prudenza non è mai troppa. E dopo la vicenda della TARI gonfiata da Comuni, che i governi e le politiche di austerity stanno lasciando sempre più spesso a stecchetto, sarà bene non fidarsi ciecamente neanche delle bollette notificate dai gestori pubblici dell’acqua pubblica. Anche se, in questo caso, una maggiore entrata (da parte di un Comune correttamente amministrato) tornerebbe ai cittadini in termini di servizi. Ma non tutti i Comuni sono ben amministrati e ce ne sono che gonfiano a dismisura le spese per premi (meritati?) ai dirigenti ed al personale. Perciò, occhio alle bollette ed attenzione a controllare la correttezza amministrativa. Di gestori privati ed anche pubblici.