Ricostituito dopo anni per volontà di Crocetta, che lo presiederà. La giornalista e storica dell’arte Silvia Mazza: “Si fatica a riconoscere autorevolezza a questo organismo strategico per la gestione dei siti”

 

La Civetta di Minerva, 3 novembre 2017

Silvia Mazza, storica dell’arte e giornalista di numerosi periodici specialistici, è attenta osservatrice di quanto si muova nel mondo della tutela e gestione del patrimonio architettonico, paesaggistico e culturale della Sicilia come della Calabria. È ormai un’autorevole voce critica (qualcuno la considera una vera e propria spina nel fianco) grazie alla competenza e all’acume dei suoi contributi, sempre chiari ed espliciti nel denunciare anomalie ed eventuali responsabilità.

Ultimamente al centro delle sue attenzioni è stato proprio il Consiglio Regionale scioltosi l'8 giugno 2009 e ricostituito dopo ben 8 anni per volontà del governatore Crocetta, a settembre scorso, con un’improvvisa accelerazione: secondo la Mazza, un insediamento “affrettato”, a fine legislatura (e a presiedere il Consiglio è chiamato proprio il governatore regionale la cui elezione è prossima), che lascia il Consiglio incompleto per l’assenza sia del componente indicato dalla Conferenza Episcopale Siciliana, sia del Rettore dell’Università di Palermo che oggi sappiamo impegnato nella competizione elettorale.

“Si alimenta il sospetto che ci siano questioni «urgenti» a cui si intenda dare una rapida soluzione. È arrivato, dunque, il momento di recuperare il Consiglio, poco importa se a nomine incomplete” scrive Silvia Mazza nell’articolo, cui rinviamo, del 19 settembre scorso sul Giornale dell’arte, periodico online.

“Se si è dovuto attendere otto anni, per vedere ricomposto un organo strategico per la gestione dei Beni culturali in Sicilia e il risultato è un Consiglio a cui si fatica a riconoscere autorevolezza, sia per la ridefinizione della sua composizione sia per le nomine fatte dall’ex assessore dei Beni culturali e dell'Identità siciliana Carlo Vermiglio (sostituito due giorni fa dall’avvocata messinese Aurora Notarianni), allora se ne sarebbe fatto volentieri a meno”.

Un organismo fondamentale, con ampissime competenze, per fortuna ridotto nella sua pletorica composizione (da 53 a 15 membri) ma snaturato perché connotato più a livello politico che tecnico-scientifico, non solo per la presenza di figure istituzionali quali, oltre al presidente della regione, l’assessore dei Beni culturali e dell'Identità siciliana, quello dell’Economia, e i presidenti delle due Commissioni legislative dell’Ars Bilancio e Cultura, ma anche perché nove membri sono di nomina fiduciaria dello stesso assessore dei beni culturali mentre prima vi potevano far parte sia irappresentanti di vari istituti e associazioni sia dirigenti e funzionari delle Soprintendenze, democraticamente eletti da tutto il personale con voto segreto.

Ed è la stessa legge regionale a farlo dipendere direttamente dal Presidente della Regione che lo nomina, convoca e presiede, laddove il corrispondente Consiglio nazionale, da struttura interna al Ministero dei beni culturali, mantiene più correttamente una sua esclusiva funzione tecnico-scientifica.

Scrive ancora la giornalista: “Non è stata prevista la presenza di personalità eminenti del mondo della cultura, nel rispetto dell’equilibrio di genere, così come è invece nel Consiglio nazionale, per cui manca un esperto paesaggista o uno storico dell’arte che si pronunci sull’organizzazione di musei e gallerie, da appena un anno inquadrati nei nuovi poli museali”. Proprio sulle nomine, “di scarso spessore e di dubbia regolarità” l’attacco della Mazza è diretto e senza appello: critica che, al posto di riconosciute professionalità del settore, siano nominati dai rispettivi ordini architetti, ingegneri e avvocati, senza alcuna verifica sul possesso di effettive competenze nel campo, per meriti che apparirebbero del tutto estranei ai prerequisiti richiesti; così il legale nominato, non distintosi nel patrocinio di cause in difesa del patrimonio regionale, laddove si sarebbe potuto scegliere tra i professionisti che collaborano con il Centro di Azione Giuridica di Legambiente come l’avvocato Salvo Salerno, estensore di ricorsi vincenti per la pubblica amministrazione.

Giudizi severi che val la pena di leggere, soprattutto quando l’analisi si estende a nomine ritenute non conformi alle prescrizioni di legge, tra cui pone per esempio i responsabili del parco di Selinunte e quello di Naxos, nonché due dei tre “titolari di cattedre in economia dei beni culturali o in materie afferenti il settore della tutela”, di cui comunque uno, quello di Palermo, “non pervenuto”. Non si comprende, chiarisce la giornalista, come mai si lasci l’opzione aperta tra i due ambiti, laddove “per ambedue si dovrebbe garantire la rappresentanza, né perché, modificando il dettato originario della legge che non poneva limiti territoriali regionali, si sia ristretta la scelta alle sole Università di Messina, Catania e Palermo, alimentando così il solipsismo culturale in cui si è chiusa da tempo la Regione”, ma soprattutto perché siano stati preferiti da una parte l’ordinario di Scienza delle Finanze presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Messina, che non presenterebbe nel curriculum alcuna specializzazione o pubblicazione in economia dei beni culturali, e, dall’altra, la Soprintendente di Siracusa che “non solo insegna altra disciplina “Metodologie della ricerca archeologica”, ma non è neanche docente ordinario come espressamente richiesto dalla norma, bensì docente a contratto all’Università di Catania”.

Tra l’altro, continua la Mazza, la dottoressa Panvini con questa nomina, essendo anche commissario dell’ex Provincia di Caltanissetta, supera il limite di legge che fissa a due gli incarichi conferibili dall’Amministrazione regionale e soprattutto, per evitare di ritrovarsi in un evidente conflitto di interessi in quanto controllore e controllato, dovrebbe astenersi dalle sedute di Consiglio ogni qualvolta si tratti di problematiche siracusane, come a questo punto sarebbe già accaduto andando a discutere in Consiglio della decretazione del Parco di Siracusa.

Quella che non si farà, a quanto pare, a meno che nella prossima seduta del 6 dicembre il Consiglio non ci ripensi.