Ci vorranno tempi lunghissimi. L’assessore regionale Notarianni: “Necessaria una rivisitazione”. La querelle è più chiara e leggibile se si riflette sul contrasto evidente tra il PRG vigente e la perimetrazione dell’area da tutelare, con le palesi differenze tra i due strumenti

La Civetta di Minerva, 3 novembre 2017

Il destino dell'agognato e chimerico Parco archeologico di Siracusa, in gestazione da 17 anni, uno dei grandi obiettivi del professore Luigi Bernabò Brea, sembra sia di nuovo in discussione visto che il decreto della sua istituzione è stato di fatto rinviato al 6 dicembre, sempre se non sorgeranno nuove difficoltà per passare invece a un sine die.

Nel corso dell'incontro organizzato da Legambiente il 25 ottobre scorso – “Patrimonio culturale in Sicilia: il futuro può attendere?” - a dare contezza di tale esiziale novità è stata proprio la soprintendente Rosalba Panvini e la neo nominata assessore regionale ai beni culturali Aurora Notarianni, avvocato messinese, che hanno spiegato come, nel corso della riunione del resuscitato Consiglio Regionale dei Beni culturali e ambientali tenutasi il 24 ottobre, sia emersa la necessità di una rivisitazione del parco, da perfezionare “nel rispetto dei vincoli vigenti”, per metterlo al sicuro da qualsiasi presunta eventuale successiva contestazione. Una notizia quasi passata nell'indifferenza generale, se non per poche eccezioni, quando invece dovrebbe accendere l'interesse, anzi meglio la preoccupazione, di tutti i cittadini che abbiano a cuore il bene comune.

Si preannunciano nuovamente tempi lunghissimi, con un probabile passaggio anche alla Commissione provinciale per la tutela delle bellezze naturali la cui composizione è probabilmente da rivedere attraverso nuove nomine. Così, come in un miraggio, si allontana, e di fatto svanisce, la nascita di quel parco archeologico preannunciata dalla cronaca qualche giorno fa come imminente, dopo che nell'aprile 2014 l'ex assessore regionale Mariarita Sgarlata, tra i suoi ultimi atti, ne firmava il decreto di perimetrazione. Si scrisse allora, evidentemente con ingenuo ottimismo, che il Parco archeologico di Siracusa, uno dei più estesi in Europa, era finalmente una realtà, dimenticando evidentemente il contesto di riferimento: la Sicilia, terra di bizantinismi e metastasi.

Ma non da parte di tutti c'è condivisione su quello indicato come l’unica via percorribile: sgombrato il campo da una motivazione debole quale quella che sia possibile evitare ricorsi che vanno purtroppo considerati come componente quasi genetica di qualsiasi intervento a tutela del poco che ancora è rimasto libero da cemento e costruzioni, si fa notare che la distinzione tra le aree destinate a zone di conservazione e quelle destinate alle fasce di rispetto e ai servizi, scelte sulla scorta di oggettivi requisiti di funzionalità rispetto al Parco – comunque tutte zone di tutela paesaggistica -, sono sottoposte a prescrizioni diverse stabilite nel regolamento del Parco; regolamento che è già stato sottoposto ai Comuni per l'approvazione sebbene, nella gazzetta ufficiale della regione Sicilia, non si sa come mai, seppure citato, esso non sia stato allegato insieme alle piante di perimetrazione.

In sostanza non si comprende perché si debba tornare a eventualmente parlare dei confini del Parco, semmai sollevando differenziazioni e/o problemi che non hanno trovato spazio neanche nei ricorsi già presentati. La questione diventa così più chiara e leggibile se si riflette sul contrasto evidente tra il PRG vigente e la perimetrazione del parco archeologico e le palesi differenze tra i due strumenti.

Ad esempio aree edificabili previste in quel vaso di Pandora che è il piano regolatore varato dal Comune nel 2007 perderebbero le potenzialità edificatorie. Pensiamo, ma è nostra supposizione, al progetto della fantomatica carsica Siracusa 2 (così l'abbiamo definita nel presentarne, per primi, il progetto ai nostri lettori, nel 2013): 501 alloggi, ed erano oltre 800, con annessi e connessi (chiesa, esercizi commerciali, scuola?) per una sorta di città satellite di almeno 2000 persone che a questo punto, data la decrescita demografica di Siracusa, saranno forse di altra nazionalità.

In questa prospettiva si comprende certo più agevolmente l'allarme rilanciato qualche giorno fa, dopo quelli all’indomani del decreto di perimetrazione, dall'ingegnere Massimo Riili, presidente dell'Ance Siracusa, favorevole a un rinvio di ogni decisione sul Parco al post elezioni, nella speranza, si direbbe, che un diverso assetto politico condivida con gli imprenditori la convinzione che il parco archeologico di Siracusa avrà un effetto devastante su un settore già in crisi come quello dell'edilizia.

E di certo lo avrebbe sulle colate di inutile cemento su aree un tempo occupate dall’agricoltura.