Il Garante dei Diritti dei Detenuti in Sicilia, prof. Fiandaca, in visita alla casa di reclusione. In questi anni si è fatto molto ma ci sarebbe ancora bisogno di una gigantesca opera di manutenzione

 

La Civetta di Minerva, 3 novembre 2017

Il lunedì mattina lento (per quanto possa esserlo in un carcere, per giunta siciliano, dopo un weekend end nel quale da due istituti di pena nell'isola sono evasi cinque detenuti ), viene scosso da una telefonata dal block house nella quale dicono "Dottore c'e' qua il garante Giovanni Fiandaca, lo stiamo accompagnando  in ufficio da lei...." .

In effetti per chi ha studiato giurisprudenza e per chi abbia confidenza con i codici, la dizione esatta è "Il Fiandaca", autore con il professor Musco di uno dei testi di diritto penale più diffusi negli atenei italiani. Penalista,  studioso, avvocato autore, fra tante altre pubblicazioni, di un saggio che contiene posizioni molto critiche sul processo trattativa che gli sono valse  bruciature in effigie  da parte dei vari Travagli Travaglini e Travaglietti, per i quali i processi vanno fatti in piazza senza inutili complicazioni quali udienze, dibattimenti, esami testimoniali etc. Naturalmente dubito che i nostri Torquemada nostrani si siano mai presi la briga di leggere il saggio, che, a prescindere da come la si pensi, è dal punto di vista della scienza penalistica una vera e propria chicca e porta avanti con il consueto rigore da un lato la tesi della ragion di Stato, dall'altra una confutazione tecnica del reato per il quale si procede (338 codice penale “Minaccia o violenza ad un corpo politico amministrativo o giudiziario). Per chiudere la parentesi aggiungo, indegnamente, che la confutazione tecnica mi sembra estremamente convincente, quella della ragion di Stato un po' meno. 

E torniamo alla visita, il garante delle persone private della libertà è una sorta di authority quale quello per la privacy, quello Antitrust etc La specificità nel settore penitenziario consiste nel fatto che la figura è prevista sia in sede nazionale - ed è quella meglio definita, e dotata di poteri più penetranti - sia a livello regionale e locale.

In Sicilia la figura storica di garante regionale è stata quella del senatore Salvo Fleres; poi c'è stato un lungo vuoto ed infine la nomina di Fiandaca, luminare prestato all'authority.

Ci intratteniamo brevemente in ufficio; il Professore mi chiede notizie generali sull'istituto e su singoli detenuti che hanno esposto lagnanze o problematiche al garante. Converso tenendo a bada il metus reverentialis dovuto, oltre che alla fama, al fatto che il nostro ha un'aria decisamente cattedratica e se non faccio continuamente mente locale vengo sopraffatto dal timore che da un momento all'altro mi dica, ridandomi il libretto, "torni la prossima volta, Gelardi... ".

Poi si procede con la visita. Come di consueto, illustro io stesso tutte le criticità dell'istituto cercando di essere magari non piagnone, ma debitamente critico. Un po' per dovere ed onestà professionale, un po' perché mettendo le mani avanti vengono poi apprezzate le cose buone dell'istituto, alle quali tutti teniamo molto perché sono sudate, dovute ad inventiva, impegno ed impiego di materiale povero o frutto di donazioni. E infatti al termine della visita "Il Fiandaca" mi dice: "Prima di parlare delle criticità mi consenta di fare i miei più vivi complimenti per come viene tenuto l'istituto, a lei e a tutti i suoi collaboratori...” 

Poi le richieste dei detenuti sentiti; il professore non appare molto a suo agio con le questioni un po' di giornata poste dai detenuti, la richiesta di trasferimento, la visita specialistica all’esterno che ritarda, la richiesta di lavoro. “Il problema è l'istituzione carcere”, conclude, prima di salutarmi dicendo “Spero di rivederla”, frase che dal modo in cui viene pronunciata mi piace pensare sia un attestato di stima. "Da novembre - dice prendendo commiato - sarò in pensione e, se confermato nell'incarico, avrò più tempo da dedicare al mandato di garante”. 

Già il carcere, penso, tornando ai problemi del lunedì. Può essere ed è auspicabile che in futuro ci si inventi qualcosa di diverso, per intanto c'è, in Italia e ovunque, e andrebbe come ogni struttura pubblica gestito per il meglio. Bussano, entrano gli Assistenti Capo addetti alla manutenzione agitando un foglietto "Dottore se ci compra questo materiale con un diecimila euro la facciamo noi l'impermeabilizzazione del blocco due” (ndr: un episodio dove ci sono sezioni detentive che ospitano trecento detenuti). E così, in attesa di perizie, fondi in conto capitale, computi metrici e via aspettando facciamo quel che si può fare.

Le carceri avrebbero bisogno di investimenti e professionalità, per una gigantesca opera di manutenzione straordinaria e per manutenzione ciò che c'è. Leggo sui giornali che al carcere di Favignana l'impianto di video sorveglianza non funzionava. Se ciò fosse vero la cosa non mi stupirebbe. Gli impianti servono a rimediare agli errori umani, a compensare le disattenzioni, che in un lavoro routinario sono da mettere in conto. Una volta collocati vanno manutenzionati. Reperire ed assegnare i fondi per queste ed altre necessità è compito della politica. Quella che sta per chiudersi è una legislatura che sul piano dell'ordinamento penitenziario ha fatto tanto e molte risposte sono state date alle richieste della CEDU (Corte Europea Diritti Umani). Per ciò che concerne le risorse per le strutture penitenziarie, per la sicurezza sul lavoro e per la sicurezza stricto sensu eravamo e siamo rimasti all'anno zero.