Lista nera presentata dalla Coldiretti: dal pesce spagnolo ai peperoni turchi, ci sono anche i pollami olandesi e polacchi, le arachidi americane e i peperoncini indiani

La Civetta di Minerva, 3 novembre 2017

La lista nera l'ha presentata la Coldiretti a Cernobbio ed è stata redatta sulla base delle rilevazioni dell’ultimo rapporto del sistema di allerta rapido europeo sugli allarmi per rischi alimentari causati da residui chimici, micotossine, metalli pesanti, inquinanti microbiologici, diossine o additivi e coloranti. Confermata, invece, la posizione di vertice in termini di qualità e sicurezza dei cibi made in Italy (da Quotidiano Sanità, 23 ottobre 2017).

La Turchia è la peggiore per quanto riguarda i cibi contaminati: peperoni, fichi secchi, nocciole, pistacchi contengono pesticidi e aflatossine (micotossine prodotte da specie fungine oppure da altre muffe. Sono molto tossiche e sono ritenute essere tra le sostanze più cancerogene esistenti).
Ma la classifica dei prodotti alimentari più pericolosi stilata da Coldiretti e presentata al forum di Cernobbio è lunga: pesce spada e tonno dalla Spagna inquinato da metalli pesanti, integratori e cibi dietetici con ingredienti non autorizzati dagli Stati Uniti, arachidi dalla Cina contaminate da aflatossine cancerogene, sono sul podio della “black list” dei prodotti alimentari più pericolosi per la salute, che chiude con al decimo posto, appunto, i pistacchi dalla Turchia per la presenza di aflatossine oltre i limiti di legge.

Sono 2.925 – sottolinea la Coldiretti – gli allarmi scattati nell’Unione Europea con la Turchia che è il paese che ha ricevuto il maggior numero di notifiche per prodotti non conformi (276), seguita dalla Cina (256) e dall’India (194), dagli Stati Uniti (176) e dalla Spagna (171). Sono tutti Paesi con i quali abbiamo scambi continui di merce.

Preoccupante è la situazione della frutta secca, come i pistacchi provenienti dall’Iran e i fichi secchi dalla Turchia, che sono rispettivamente al quinto e sesto posto, entrambi fuori norma per la presenza di aflatossine, considerate cancerogene anche dall’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (EFSA).

All’ottavo posto troviamo ancora prodotti contaminati da aflatossine, le nocciole provenienti dalla Turchia, seguiti dalle arachidi dagli USA con lo stesso problema di sicurezza alimentare, che ritroviamo ancora nei pistacchi dalla Turchia e nel peperoncino dall’India.

Fa sorridere la voce comune che il peperoncino fa bene. Nessuno sa che sono decenni che è quasi impossibile trovare un peperoncino secco macinato di provenienza italiana. Se uno non se lo coltiva e poi lo essicca personalmente la fregatura è dietro l’angolo: non pochi giocano su questo equivoco e ti piazzano roba indiana come locale.

Non c’è più tempo da perdere e occorre rendere finalmente pubblici i flussi commerciali delle materie prime provenienti dall’estero per far conoscere anche ai consumatori i nomi delle aziende che usano ingredienti stranieri”, ha sottolineato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo, nel sottolineare che “importanti passi avanti sono stati ottenuti con l’estensione dell’obbligo di indicare la provenienza del riso e del grano impiegato nella pasta. Molto resta da fare perché 1/3 della spesa resta anonima, dai succhi di frutta al concentrato di pomodoro fino ai salumi”.
 Secondo Coldiretti le migliori performance sulla sicurezza dei cibi sono italiane e stiamo molto al di sotto dei limiti di sicurezza dettati dalle norme europee per determinate sostanze tossiche o cancerogene.

Rimane il problema che il cittadino non può difendersi da chi vende prodotti italiani che contengono alimenti provenienti dai paesi incriminati.

Se non avessi visto con i miei occhi il magazzino di un piccolo produttore di pistacchi di Bronte pieno di sacchi di materiale adatto al trasporto dei frutti con su scritto IRAN, potrei dire che Coldiretti tira l’acqua al suo mulino. Mi spiace dirlo ma non ci si può mai fidare di nessuno. Anzi, a volte sono proprio i più piccoli produttori a commettere porcherie ignobili pur di lucrare il massimo dal proprio raccolto. Discorso delicato ma cruciale sul piano etico e della qualità del made in Italy. Nel frattempo impazzano le varie sagre di paese intitolate a qualche supposta specialità locale, ben finanziate da una politica di accattoni miopi dediti al voto di scambio, sicuri dell’accorrere di un popolo bue affamato di bancarelle, saltimbanchi, posteggi arditi, code chilometriche, volgarità a gogò, fuochi d’artificio, prezzi triplicati, qualità infima e maneggi inverosimili per cui un disoccupato cronico senza alcuna abilità diventa ristoratore o commerciante, all’insegna della truffa travestita da festa paesana.

Spero sempre di sbagliarmi ma intravedo un ritorno a un passato che non mi è mai piaciuto e che non rimpiango, mentre un futuro di sviluppo si allontana sempre più.