Pur farciti di latinismi, grecismi, termini sloveni, anglismi, scoppiettanti onomatopee, bisticci e neologismi, emerge un amore incondizionato per la lingua e la letteratura italiana

“…cos’è parola e cosa immagine, pennellata, in me? Oppure divina impronta? Non saprei distinguere” (“Sevdalinka”).

“Diorama” (Splen edizioni) è una raccolta di racconti uscita dalla penna ironica e colta insieme di Sergio Sozi, che dalla Slovenia, osservatorio privilegiato, legge, recensisce e scrive, soprattutto quelle che definiremmo nugae, sciocchezzuole letterarie, ma che sono in realtà esercizi di stile e non solo.

Siamo d’un tratto catapultati fra le nostre reminiscenze letterarie della Mitteleuropa e la storia recente dei Balcani – di quali lacrime grondi e di che sangue neanche riusciamo ad immaginarlo –, nei meandri delle psicologie di personaggi grotteschi, stravaganti, sempre sui generis, in storie dall’apparenza bislacca ma portatrici di una personale visione che potremmo definire morale.

Unendo alla lezione dei classici – latinismi, grecismi, la struttura della frase sempre sorvegliatissima -, l’uso del parlato, di termini sloveni, di anglismi – interessanti anche le escursioni nella musica e nelle altre arti, con il loro portato di parole e di ritmi –, di scoppiettanti onomatopee, bisticci e neologismi, la lingua di Sozi fluisce inarrestabile, ritrae, commenta argutamente o sarcasticamente, filosofeggia e moraleggia, fustiga alla Baretti come se scrivesse su una moderna internazionale “Frusta letteraria”: “a metà strada fra un sogno, un delirio e un racconto di fantascienza” (“Suppergiù oggi”), i racconti di Sergio Sozi mostrano, al di là degli intenti, un amore incondizionato per la lingua e la letteratura italiana e per la loro storia, quasi fossero protagoniste anch’esse delle storie di “Diorama”.

Ecco le acque di Sevdalinka che ci ricordano – fra il patetico e il tragicomico – i quattro fiumi di Ungaretti, ecco i toni alla Buzzati o quelli leopardiani di certi dialoghi, ed ecco anche certe stoccate tra il serio e il faceto sull’editoria contemporanea: “Credo che se tutte le energie impiegate dagli autori per farsi credere negletti operai delle parole venissero utilizzate ai fini della ricerca della fantasia, avremmo un Manzoni ad ogni angolo, tre Leopardi in ogni paese e qualche centinaio di Calvino fra mari e monti” (“Don Chisciotte è diverso”).

Sergio Sozi, nato a Roma, critico letterario e giornalista culturale, attualmente collabora con le riviste “Inchiostro” e “Fermomag” e con il blog letterario “La Casa di Carta”. Nel 2005 ha curato e postfato in Slovenia l’antologia di nuovi racconti italiani “Papir in meso” (Carta e carne) e la versione slovena del romanzo di Diego Marani “Nuova grammatica finlandese” (in Italia: Bompiani). A Lubiana tiene anche corsi di Storia della Letteratura Italiana presso istituti privati (Pionirski dom). La sua attività recensoria e culturale, iniziata nel 1989 sul periodico umbro “La Notizia”, è proseguita su “Sintesi”  e su altre testate cartacee e on line come “Il Giornale dell’Umbria” (2003-2013), “L’Unità”, “Avvenimenti”, “Letteratitudine”, “Critica Letteraria”, “Trieste Arte e Cultura”; ha fondato e diretto a Perugia il trimestrale culturale “I Polissènidi”.

Autore di racconti, romanzi, saggi brevi ed interviste (a Magris, Cilento, Marani, Pazzi, Maraini, Piumini, Magrelli…), ha pubblicato su varie testate (“LiberaMente”, “La Casa di Carta”, “Via delle Belle Donne”…) e per diversi editori, fra i quali Castelvecchi, Valter Casini, Historica, Splen, Carocci, Azimut e FuocoFUOCHINO.